Addio ad Arthur
ucciso dal killer di Maelys

| A Bourges una grande folla per i funerale del 23enne ucciso da Nordahl Lelandais nell'aprile 2017. C'erano anche i genitori di Maelys. Ma l'assassino non vuole dire come è morto

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Una grande folla per  il funerale di Arthur Noyer, il caporale dell’Esercito Francese, ucciso da Nordhale Lelandais nell’aprile 2017, organizzato dai suoi genitori nella cattedrale di Bourges. Era scomparso l'11 aprile 2017, durante una serata con i suoi compagni del 13° battaglione dei cacciatori alpini (BCA) in un locale notturno nel quartiere Curial di Chambéry. Poco prima dell'alba, verso le quattro, aveva deciso di tornare da solo alla caserma di Barby, a cinque chilometri di distanza. Questa è l'ultima volta che Arthur Noyer è stato visto vivo. Per un anno e mezzo,  i genitori e gli amici avevano cercato invano di capire cos’era successo. Quando la Procura di Chambéry aprì un'indagine giudiziaria per "rapimento e sequestro", otto giorni dopo la scomparsa dell'uomo di 23 anni, il procuratore di Chambéry, Thierry Dran, non aveva privilegiato nessuna pista. C’erano le immagini registrate da una videocamera di sicurezza della notte della scomparsa, dove si vede Arthur Noyer fare l'autostop e salire su un veicolo non identificato. Il suo cellulare era stato staccato subito dopo. Il giovane, nella discoteca, aveva subito il furto di giacca e telefono, ma i testimoni precisano che quella sera li aveva poi ritrovati.

A loro volta, i militari e lo staff dei locali notturni nel centro di Chambéry erano stati ascoltati a lungo dagli investigatori. Una squadra di cani aveva rastrellato il perimetro tra la discoteca e la caserma. Ma il 7 settembre, un escursionista scopre un cranio su un sentiero escursionistico a Montmélian, a 16 chilometri da Chambéry. "All'inizio poteva sembrare risalente a molti anni", spiegava il procuratore. Ma a dicembre la risposta dei medici legali: i resti appartengono al giovane caporale.

Arthur Noyer aveva prestato servizio per tre anni nel 13° BCA, descritto come "felice e motivato". Stava per essere promosso capo della sua squadra di alta montagna.

Passano sei mesi e l'indagine è ferma. Ma l’analisi della traccia lasciata dal suo cellulare prima di essere spento. porta finalmente sulla pista giusta. L’ analisi dei tabulati telefoni rivela che il suo cellulare incrocia gli impulsi dell’apparecchio di Lelandais  "tra le 23.48 e le 3.41", aveva annunciato Thierry Dran a dicembre. Il pubblico ministero riporta anche un secondo "indizio serio e coerente": il 25 aprile 2017, Nordahl Lelandais aveva effettuato una ricerca su Internet sul suo cellulare con le seguenti parole chiave: "decomposizione di un corpo umano".

Lui era già stato incriminato da novembre per l'omicidio della  piccola Maëlys, non ancora confessato, ed ora e sospettato di aver ucciso il caporale.  A fine dicembre viene incriminato anche per questo per omicidio. Ai primi di marzo, Nordahl Lelandais, ammette finalmente di aver ucciso la bambina, e di avere dato un passaggio in auto ad Arthur Noyer.

Il 29 marzo, gli investigatori hanno accompagnato Nordahl Lelandais lungo il sentiero dove sono stati trovati i resti del cranio di Arthur Noyer. Infine, il 29 marzo, l'ex istruttore cinofilo, confessa. Ammette di “di averlo colpito più volte in faccia e uno dei pugni lo ha fatto cadere ed è morto, non volevo ucciderlo”. Sulle circostanze della morte non più voluto dire nulla. Lelandais, ricoverato cinque mesi prima dell'estate nell'unità ospedaliera appositamente attrezzata (UHSA) a Le Vinatier, vicino a Lione, e ora in un carcere nornale, s’è chiuso nel silenzio.

Ma i genitori vogliono sapere la verità su come è morto il figlio. Tutta la verità.

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