L'ombra dei corvi sui genitori di Maelys

| False raccolte di fondi a sostegno della famiglia su Facebook. La denuncia alla Gendarmerie. Lelandais in ospedale su sua richiesta. Mistero su "un evento traumatico" avvenuto nel 2005

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La mamma di Maelys posta sul suo profilo Facebook altre foto della sua bambina uccisa e promette che"lotterà sino alla fine" per avere giustizia. il silenzio dell'assassino che non ha voluto rivelare come è morta Maelys accresce la sua angoscia. Dovrebbe essere questo il tempo del rispetto per un dolore non descrivibile con parole umane ma l'ombra dei corvi, se fosse ancora possibile, getta ancora di più nello sconforto i genitori e i familiari. Alcuni sconosciuti, sono in corso le indagini della Gendarmerie per identificarli, hanno organizzato false raccolte di denaro a favore della famiglia, aprendo gruppi su facebook, con le indicazioni per versare il denaro, spesso su conti esteri. Postano le foto della bambina, raccontano che i soldi servono per sostenere le spese dei consulenti e degli avvocati, fanno riferimento ai genitori, utilizzando anche i commoventi messaggi comparsi sui loro profili. La zia di Maelys ha lanciato l'allarme ed è stata presentata una prima denuncia alle autorità. Già a settembre, una donna di Bordeaux aveva tentato la stessa operazione ma era stata identificata e denunciata, i suoi profili cancellati da Facebook. In Francia l'onda emotiva per il delitto è altissima e questi avvoltoi hanno pensato bene di sfruttarla

QUEL MISTERIOSO TRAUMA CHE LO CAMBIO' PER SEMPRE

Nordhal Lelandais resta nella cella singola dell'ospedale psichiatrico di Lione (continua a ripetere la sua versione: “E’ morta accidentalmente, ho nascosto il cadavere perché in preda al panico”), su sua richiesta. E' emerso un aspetto nuovo, ora sotto la valutazione degli inquirenti. Lelandais era atato congedato per una serie di disturbi comportamentali che si erano manifestati dopo una missione all'estero tra il 2004 e il 2005. Da qual momento in avanti non sarebbe stato più lo stesso. Lo confermano anche gli amici e i suoi familiari. Ma cosa successe nel centro-Africa dove era stato trasferito con il suo reparto? Pare che, dopo, fosse stato curato per crisi d'ansia e di panico, le stesse per cui è ricoverato in questi giorni. Un evento in apparenza traumatico di cui lui non ha mai voluto parlare in modo chiaro.

"ASPETTA DI VEDERE LE CARTE DELL'ACCUSA"

A proposito del suo silenzio, però, gli investigatori hanno altre idee: “Se non avessimo trovato una traccia di sangue nel cofano della sua auto non avrebbe mai rivelato dove aveva nascosto il cadavere, è scaltro e tenta di condizionare l’indagine. Non parla perché aspetta i risultati delle analisi e degli esami del corpo, in modo da adattare le sue risposte. E’ come un giocatore di poker che aspetta di vedere la carte che ha in mano il suo avversario, è lucido e determinato a ridurre il costo giudiziario del suo delitto, ben guidato dalla sua difesa- Se Lelandais parla di ‘accidentalità’ dovrà specificare in che modo s’è verificata la morte di una bambina di 9 anni, fragile e indifesa…”, spiega un investigatore. Il corpo era stato gettato, quella stessa notte del 27 agosto, in un piccolo burrone nel comune di Saint Franc, e lasciato per cinque mesi esposto prima al caldo eccezionale dell’estate e poi alle intemperie, fattore che impedisce di verificare, ad esempio per la scomparsa delle cartilagini del collo, se sia stata strangolata o soffocata, mentre l’esame del cranio potrà accertare se fu colpita con violenza, idem per quanto riguarda le altre ossa ritrovate in mezzo alla neve. Di eccezionale importanza l’esame dei vestiti e degli indumenti intimi di Maelys, recuperati in buona parte, non solo frammenti, e uno solo dei suoi sandali. Intanto, un'altra donna ha presentato una denuncia alla Gendarmeire. Aveva difeso Nordhal Lelandais sui social: "E' un malato di mente, non può essere giudicato come un qualsiasi criminale, va curato e seguito nel suo percorso, aveva scritto. In pochi minuti erano piovuti sul proflo decine e decine di commenti contrari, molriconteneenti minacce e insulti assai pesanti, anche di morte. Da qui la decisione di rivolgersi alla polizia.

UNA CANZONE PER MAELYS

Il rapper marsigliese Mone Lakame, sconvolto dal destino di Maëlys, ha composto una canzone che ha inserito, senza nessun'altra forma di promozione sui social network. E' stato un enorme successo. Il suo brano "Maëlys Song" è stato scritto "sotto l'onda dell'emozione, in tre quarti d'ora per rendere omaggio alla piccola Maëlys e sostenere la sua famiglia... Viene dal profondo della mia anima, perché ciò che gli è successo può accadere a ciascuno di noi... pace all'anima sua e tanta forza ai suoi genitori". Il rapper, papà di un bambino, spiega che ha vissuto questa storia con ansia e sofferenza come tutti i francesi, giorno dopo giorno, minuto dopo minuto, fino a quando Nordhal Lelandais ha confessato e ha fatto scoprire il corpo della bambina. "Ero molto malinconico perché mi sentivo come se avessi perso qualcuno in famiglia. Mi identifico nel dolore immenso dei genitori".

Il caso Maelys
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Killer Maelys coinvolto in 40 sparizioni
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il mostro ammette: io sono un pedofilo
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