La disperazione di "Nono", tentato di morire

| Il reo-confesso dell'omicidio di Maelys è in preda un fortissimo stato depressivo, di notte urlava invocando la madre. Aveva retto per 5 mesi fingendosi innocente. Il suo suicidio sarebbe gravissimo per l'inchiesta. Sorvegliato a vista

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L'ombra di un desiderio incontenibile di suicidarsi agita i giorni e le notti di Nordhal Lelandais, dopo la sua drammatica confessione nel caso di Maëlys (è anche accusato di omicidio nel caso Arthur Noyer in Savoia), è stato ricoverato venerdì nell'ospedale di Le Vinatier, nella regione di Lione in un' unità psichiatrica dedicata ai detenuti ed è controllato 24 ore su 24. In cella è stato colpito "da una grave forma d' ansia" e subito visitato da un medico del centro penitenziario di Saint-Quentin-Fallavier. L' amministrazione penitenziaria ha quindi deciso, previa consultazione dei magistrati di Chambéry e Grenoble, di ricoverarlo in ospedale nel Vinatier. Di notte, in cella, era agitato da incubi, progioniero (forse) dei suoi rimorsi e della vergona di aver mentito anche ai suoi più familiari più stretti, invocava urlando il nome della madre. La madre Christiane a novembre era andata in carcere dopo l'appello della madre di Maelys che lo sollecitava a dire la verità. Ma la donna, dopo il colloquio aveva detto che era sicura della sua innocenza: "Agli occhi di una madre non si mente, ho letto nei suoi occhi che lui non c'entra". Invece era vero il contrario. 
L'aggravamento del suo stato psicologico è comunque incerto, sotto il profilo clinico, data anche la sua natura di bugiardo cronico e "manipolatore", ma tutte le persone coinvolte in questo caso sono ora ossessionate da un' unica idea: arrivare a un'idea di giustizia il più possibile concreta, per l' amministrazione penitenziaria, per le famiglie delle vittime, per la memoria di chi è stato ucciso in modo violento e semplicemente per la manifestazione della verità. Lelandais sorvegliato giorno e notte, ogni mezz' ora nella sua cella in isolamento del carcere di Saint Quentin de Fallavier. Nell'ospedale psichiatrico è stata intensificata ulteriormente  proprio per evitare che i detenuti ricoverati nell' unità, considerati psicologicamente molto fragili, perdano la vita in modo volontario. Alain Jakubowicz, l' avvocato di Nordahl Lelandais, ha detto ai corinisti el Dauphine Liberè. che "non sapeva nulla" sugli ultimi eventi riguardanti il suo cliente.
 
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