Maelys, per "Nono" arriva l'ergastolo

| Al centro del caso gli orari della notte maledetta di agosto. Due testimoni inchiodavano l'ex militare, prima ancora del sangue sull'auto. La bimba era ancora viva prima delle 3 lui non ha alibi e sarà l'ergastolo

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Due cruciali, drammatiche, testimonianze che ISM ha tratto dal dossier dell’indagine sulla scomparsa di Maelys che oggi inchiodano ancor di più alle proprie responsabilità l'ex militare, accusato del rapimento e dell’omicidio di Maelys De Arauyo, la bimba di 9 anni sparita nel nulla dalla sala da ballo di Pont-de-Beauvoisin (Isère), la notte tra il 26 e il 27 agosto 2017. In parte, le testimonianze sostenevano le tesi innocentiste della difesa, ma nello stesso tempo risultavano compatibili con quelle dell’accusa. Sul filo di queste due ricostruzioni, in un pugno di minuti o addirittura di secondi, si è giocato fino a poche ore fa il destino di Nordhal Lelandais: o colpevole o innocente. Non sempre le testimonianze erano considerate attendibili, non per malafede delle persone, ma perché è difficile ricordare l’esatta scansione dei fatti, anche a poca distanza da quando sono avvenuti. Gli esempi, nella storia giudiziaria, non mancano di certo. Noi stessi, se provassimo a ricostruire una giornata qualsiasi, anche recente, faremmo fatica a definire orari e cronologie in modo preciso. E in quella festa, a quelle ore, molti dei 180 invitati avevano bevuto alcol, erano stanchi per le danze e la cena, e stavano rientrando a casa quando è scattato l’allarme per la scomparsa di Maelys, in un clima confuso e, almeno nei primi minuti, senza alcuna consapevolezza di cosa poteva essere accaduto.

Christophe D., cugino della madre di Maelys

Ha trent’anni, una compagna, Delphine G., e una figlia, Lea, di 3 anni. E’ stato interrogato tre volte, due dalla Gendarmerie, una dai pm di Grenoble. Il 29 agosto, poche ore dopo il sequestro, ha raccontato agli inquirenti di aver incontrato Maelys intorno fra le 3:10 e le 3:15, dopo aver salutato gli sposi un attimo prima di andarsene verso casa con la sua compagna. Proprio sulla porta avrebbe visto la bambina, salutandola affettuosamente. Il 27 settembre, nel secondo confronto (Nordhal Lelandais era in cella già dal 3 settembre), ha riferito che quando ha salutato gli sposi, uno degli invitati ha precisato che “erano quasi le 3 del mattino". Poi di essere rimasto nella discoteca per un’altra "decina di minuti al massimo”. Quindi il ritorno a casa sua: per percorrere la distanza occorrono in media tra “i dieci e quindici minuti”. Una volta rientrato, ricordava esattamente che l’orologio elettronico indicava le 3:35, così aveva assicurato agli investigatori. Il 22 ottobre Christophe D. viene risentito per la terza e ultima volta. “Ho salutato la sposa e lo sposo tra le 2.45 e le 3:00, l’arco di tempo non è preciso perché non avevo cognizione del tempo” precisando di essere ripartito verso casa tra le 3:10 e le 3:20. Questa versione conferma la ricostruzione del pubblico ministero, e inchioda Lelandais, mentre le due precedenti lo scagionano. Son sono ben chiari i motivi che hanno spinto Cristophe D. a spostare indietro le lancette dell’orologio di quei fatali 15 minuti, ma non è lecito dubitare della sua buona fede.

Delphine G., la compagna di Christophe D.

Durante il primo interrogatorio, il 29 agosto, racconta Le Monde, Delphine G., 29 anni, afferma di aver "salutato Maëlys tra le 3:15-3:20". Il 25 settembre, nel secondo confronto con i gendarmi, aveva confermato orari e cronologia del primo verbale. “Mi sono regolata sull'orologio di casa mia quando rientrai. Segnava le 3:35. Siccome è 5 minuti avanti, erano le 3:30. Il viaggio dalla discoteca a casa mia richiede circa dieci minuti". La partenza, dunque, dalla sala delle feste si colloca non prima delle 3:20 del mattino. La giovane sembra non avere dubbi “Ho guardato sul telefono l’ora prima di salutare gli sposi e Maëlys: erano le 3 del mattino”.

Momenti decisivi per il destino dell’ex militare

il procuratore generale di Grenoble, Jean-Yves Coquillat, ha stabilito che la scomparsa di Maelys (anche sulla base di altre e numerose testimonianze) avviene alle 2:45 del mattino. Ma l’avvocato di Nordahl Lelandais, Alain Jakubowicz, assicurava che i testimoni avessero visto la ragazzina dopo le 3 del mattino. Solo alle 2:46 Nordahl Lelandais ha disattivato il suo telefono cellulare con la modalità aereo e l’auto viene ripresa alle 2:47 mentre lascia la sala delle feste in direzione di Domessin, casa sua. I dubbi si concentravano sulla presenza della bambina alla festa: se fosse stata lì dopo le 3 del mattino, non poteva essere stata nell'Audi A3 grigio scura, dove sul sedile del passeggero compare la famosa piccola “sagoma bianca”, riconosciuta dai genitori e corrispondente in modo assoluto a Maelys, anche per i nastrini e il cinturino bianco del particolare vestito indossato per la festa di nozze. 

 
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