Nordhal, le radici del male
nell'ambiguità sessuale

| Ritratto dell'assassino di Maelys ora ricoverato in un reparto di psichiatria. L'infanzia con i genitori e i fratelli a Domessin, gli abusi subiti a scuola, cacciato dall'esercito, piccolo spacciatore e pregiudicato. Ma ancora zone d'ombra

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Mese dopo mese, il ritratto di Nordhal Lelandais che ha "festeggiato" proprio in questi giorni in carcere il 35° compleanno, si completa lentamente, anche se ci sono ancora molte zone d’ombra. Ma la chiave per capire perché, quella domenica di fine agosto, ha ucciso la piccola Maelys o perché, oggi possiamo dirlo, ha fatto lo stesso con il giovane caporale Arthur Noyer, è di sicuro nella sua infanzia misteriosa e in apparenza anonima, e soprattutto nell’adolescenza, quando sarebbe stato abusato da un guardiano della scuola di Scienze Motorie che frequentava da un anno per poi lasciarla di colpo per non tornarci più.

CULTURA NORDICA

Tutto ruota, inizia e finisce, nella villetta dai muri giallini di Domessin, in Savoia. Il padre di Lelandais, Jean Pierre, ha lavorato per molti anni in Finlandia per conto di una multinazionale francese del settore energia. Tanto gli piace, la cultura del Nord Europa, che battezza i due maschi Svend e Nordhal, divisi da pochi anni l'uno dall'altro. C’è una terza sorella, più anziana, che vive a Parigi. Nel 1990, alle soglie della pensione, papà Jean Pierre sceglie per stabilirsi definitivamente un piccolo paese della Savoie, Domessin. Nordhal, detto “Nono” ha sette anni quando inizia a giocare nei prati e sulle montagna di una delle regioni più bella dell’Ovest della Francia. Lui e suo fratello sono ragazzini vivaci, come tanti altri altri. “E’ una famiglia molto riservata - spiegano oggi i vicini di casa, timorosi di dire qualche parola sbagliata - la signora Christiane la vedevamo sempre affaccendata nei lavori di casa, nell’orto, persone cortesi… i ragazzi? Tutto bene, sino a quando abbiamo visto le macchine della polizia nel cortile della casa….”. 

FORSE ABUSATO A SCUOLA

Nel frattempo Nordhal, lasciata la scuola, si arruola a 19 anni nel Battaglione della "Marna". Appassionato di sport, pratica kickboxing, alpinismo e si dedica alla sua grande passione: l’addestramento dei cani. Ma nel 2005, a 23 anni, viene congedato d’autorità dall’Esercito francese per “comportamenti inadeguati e problemi caratteriali”. Droga. Il soldato faceva uso di stupefacenti e fu sorpreso. Il ritorno a Domessin è amaro e greve di conseguenze. I gendarmi che ronzano attorno alla casa sono lì per notificargli denunce e ammonimenti, viene considerato un piccolo spacciatore con la specialità di vendere psicotropi, droghe chimiche. 

INCENDIA UN RISTORANTE: ARRESTATO

Nel 2009 il salto di qualità. Assieme a tre complici, per vendicarsi di un torto subito dal proprietario, incendia un ristorante su un lago vicino. Arresto, condanna e obbligo per mesi di indossare il braccialetto elettronico. I vicini sono “spiacevolmente colpiti” ma dimenticano in fretta. Nordhal, da lì in avanti, mette su un’impresa finalizzata alla pensione di cani, addestramento, dogsitter. Non decollerà mai, per chiudersi miseramente nell’agosto 2017, poco prima del sequestro e l’uccisione di Maelys, Colpa di un’ernia discale, spiega ai genitori. La sua vita, spiega la fidanzata con cui è stato più a lungo, è divisa tra palestra, ozio, facili avventure e bravate da bullo di periferia, tipo distruggere i pneumatici di una moto facendosi riprendere con un telefonino mentre sgomma sull’asfalto, o “bucare” i pedaggi dell’autostrada, infilandosi con l’auto nei varchi aperti. Tutto viene postato su Facebook, tra risate e battute.

ADDII DIFFICILI CON LE SUE EX 

E’ un uomo controverso. Per vendicarsi della sua ex posta sui siti hard i video dei suoi rapporti sessuali con la ragazza, quando lei lo lascia lui si mostra molto aggressivo. Un’altra racconta che quando lui, alla fine del loro rapporto, lo accompagna in un bosco per un “chiarimento” pensa che sia "giunta la sua ora”. Viene descritto come bugiardo, manipolatore, predatore di soldi, inaffidabile, ossessionato dal sesso. Ma un’altra giovane lo descrive in modo totalmente contrario: "tres gentil", affettuoso, sensibile, amante dei bambini e degli animali. Ritratto che corrisponde a quello di genitori e fratello che lo hanno difeso sino al ’90 minuto. Quando hanno capito, forse molto prima della sua confessione, sono spariti dai radar, affidandosi totalmente all’avvocato Alain Jakubowicz di Lione, il regista del suo “pentimento”.

PROFILI FALSI NEI SITI GAY

Infine il capitolo dell’omosessualità o della bisessualità. Ha tre profili, con nomi diversi, sui siti gay d’incontri, frequenta locali nati per abbordare compagni di una notte, una celebre area di sosta sull’autostrada non distante da Chambery, sempre per incontri gay, dove viene più volte notato e riconosciuto. Cultore del fisico stile body building, con il sospetto che abbia ricorso all’uso di ormoni per “scolpire” i muscoli, ostentati il più possibile, negli ultimi mesi si era lasciato un po’ andare. Ingrassato, l’addome gonfio, il volto diverso da quello che appare nelle immagini di Facebook sino a pochi mesi prima. Gli occhiali da sole appesi al cranio, gli short bianchi, la maglietta blu sgargiante, le scarpe sportive, la testa rasata.

“DAI INVITA ANCHE ME…”

Il 25 agosto telefona alla sposa che aveva organizzato, per la notte di sabato, una festa nella sala polivalente di Pont-de-Beauvoisin, con 180 invitati, trasformata per l’occasione in una discoteca con un DJ noto nei dintorni, garanzia di divertimento. Lui non è tra loro. Conosce gli sposi e molti degli ospiti ma a nessuno è venuto in mente di coinvolgere l’ex militare con un passato e presente controverso. Ma la sposa alla fine dice sì, un po’ per l’insistenza, un po’ perché altri invitati sono lieti che ci sia. Sanno che è un pusher e quella sera, se arrivano i “dolcetti” - le dosi di cocaina - ne sono ben felici. Viene fotografato nel terrazzo esterno della sala, poche ore prima di incontrare Maelys. Sorride, un bicchiere vuoto in mano, accenna un passo di danza. Ha una strana espressione, indecifrabile. Un estraneo tra tante persone che invece si conoscono e non solo lì per caso. 

NERVI SALDI, ARROGANTE SINO ALLA FINE

Dopo l’arresto, il 3 settembre, ha mantenuto i nervi saldissimi, affrontando gli interrogatori di magistrati e gendarmi con sicurezza, quasi beffardo. Gli inquirenti spiegano che “ha una risposta per ogni domanda”. Il Dna di Maelys sulla sua auto? “E’ salita per vedere se c’erano i miei cani, non credeva non ci fossero”. Ma non l’ha detto nel primo interrogatorio. “Beh, la bambina dopo è sparita, è stata nella mia auto, ho avuto paura. E’ comprensibile, no?”. Imperturbabile. Non cede di un millimetro per cinque mesi. Ma mercoledì sera nel carcere di Saint-Quentin-Fallavier si presenta il suo avvocato. Gli deve dire una cosa importante: i gendarmi della Scientifica, dopo avere smontato pezzo per pezzo la sua Audi, hanno scoperto una quasi invisibile traccia di sangue, finita in un anfratto del pavimento. Di Maelys. Lui crolla: vuole parlare con i magistrati.

“MAELYS MORTA ACCIDENTALMENTE”

L’indomani ammette che Maelys è morta “accidentalmente” e accompagna le squadre di ricerca nel bosco di Saint Franc, dove ha nascosto il corpo. Promette che spiegherà “come è morta Maelys”, ma per il momento non lo dice. Cade in ginocchio, si dispera e chiede di essere riportato in cella. Nella notte l’avvocato fa istanza di ricovero in un reparto di psichiatria per detenuti. Crisi depressiva, pensieri suicidi, ansia e angoscia. Lo accontentano. E’ tuttora ricoverato in un istituto a Sud di Lione, sotto stretta sorveglianza.

COME USCIRE IN FRETTA DAL CARCERE

Ma anche in questo caso, “Nono” cerca una via d’uscita. Riuscisse mai a dimostrate che davvero Maelys è morta “per un fatto accidentale”, l’accusa si ridimensionerebbe, lui potrebbe rimediare una condanna più lieve dell’ergastolo. Così, tra una quindicina d’anni, ancora giovane, potrebbe di nuovo uscire di prigione e ritornare a Domessin, nella casa bianca dove sarebbe di nuovo accolto a braccia aperte. Tutto inizia e finisce tra le mura di quella villetta chiara e con i tetti spioventi, un po’ cadente ma dignitosa. E magari tornare alla stessa vita: ragazze, gay, palestra, vacanze a basso costo nei dintorni, discoteche equivoche. Come se non fosse accaduto nulla.

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