Darnella Frazier, la 17enne che ha cambiato il mondo

| È il suo, lo smartphone che ha documentato la morte di George Floyd. Qualcuno l’accusa di aver voluto mettersi in mostra, ma lei continua ad essere seguita da un terapeuta, perché quella scena non riesce più a dimenticarla

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Era il 25 maggio, un lunedì come tanti e Darnella Frazier, studentessa 17enne di Minneapolis, non poteva lontanamente immaginare che quel giorno avrebbe cambiato il mondo. Stava tornando a casa dopo aver accompagnato suo cugino a prendere un gelato durante il “Memorial Day”: erano passate da poco le 20 ora locale e i negozi iniziavano a chiudere, quando Darnella e la sua amica escono dal “Cup Foods”, un negozio all’incrocio fra la 38esima e Chicago Avenue. Sull’asfalto, a pochi metri da loro, si sta consumando il dramma di George Floyd. Un agente di polizia con i capelli rasati e modi bruschi gli tiene premuto sul collo il suo ginocchio. L’uomo si lamenta, soffre, ripete più volte “I cant’ breathe”, non riesco a respirare. Alle 20:20, 8minuti e 46 secondi dopo, George Floyd ha smesso di lamentarsi.

Ma Darnella Frazier, più volte minacciata dagli altri agenti di polizia, con il suo smartphone ha ripreso per intero l’agonia dell’omone afroamericano, colpevole di aver pagato un pacchetto di sigarette con una banconota falsa da venti dollari, cambiando per sempre la storia. Senza quel gesto coraggioso, è molto probabile che la morte di George Floyd sarebbe stata classificata come “crisi respiratoria” da qualche medico legale senza alcuna voglia di mettersi contro il dipartimento di polizia di Minneapolis.

Quel video, che Darnella ha immediatamente postato sul suo profilo Facebook commentando “L’hanno ucciso”, è diventato virale, visto ormai miliardi di volte in tutto il mondo, scatenando qualcosa di molto simile alla seconda guerra civile americana. Le proteste sono scoppiate ovunque, con violenze, tafferugli, lacrimogeni, saccheggi di negozi, auto date alle fiamme e quelle parole che a Darnella sono rimaste piantate dentro la mente: “I cant’ breathe”. Da quel giorno la segue un terapeuta, per aiutarla a gestire quei ricordi e fare pace con la propria coscienza di ragazzina che pensava al fidanzatino, e la morte l’aveva vista arrivare soltanto al cinema o in tivù, ma mai entrare in azione così vicina da poterla toccare, a pochi metri da lei.

Nei giorni scorsi, dopo aver cambiato indirizzo insieme alla famiglia per l’insistenza dei media, Darnella ha deposto davanti all’FBI. Seth B. Cobin, il suo legale, ha spiegato tutto con poche parole: “Per lei è stato molto doloroso raccontare quello che ha visto. Così come lo è stato per tutti noi ascoltarlo. Darnella non ha mai pensato di voler fare l’eroe, è solo una studentessa con un fidanzato e un lavoretto in un centro commerciale che ha fatto la cosa giusta: è la Rosa Parks della sua generazione”.

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