James Ballard, profeta visionario

| Negli anni Sessanta ha saputo raccontare le conseguenze del cambiamento climatico sulla psicologia umana. In seguito i suoi lavori diventano più surreali e grotteschi, descrivendo un presente delirante tuttavia legato alla realtà

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Di Marco Belletti
C’è una parola che riassume perfettamente tutta l’opera di James Graham Ballard, lo scrittore inglese nato a Shanghai il 15 novembre 1930 e diventato famoso come un grande esponente della letteratura post moderna oltre che nella new wave della fantascienza inglese. Tra i suoi romanzi più celebri la cosiddetta tetralogia degli elementi (Il vento dal nulla, Deserto d’acqua, Terra bruciata e Foresta di cristallo) scritta tra il 1961 e il 1964, Condominium, Crash e L’impero del sole. 

La parola che ben rappresenta la sua opera è “sopravvivere”. Infatti, tutti i personaggi dei suoi libri sono coinvolti in trame il cui leitmotiv dominante è la sopravvivenza: sia fisica – nei primi romanzi dedicati alle catastrofi naturali è ben evidente – sia emotiva e quest’ultimo aspetto è particolarmente importante per Ballard, tanto che affermerà in un’intervista verso la fine degli anni Novanta che “artisti come De Chirico, Salvador Dalì, Max Ernst, René Magritte sono stati capaci di creare una corrispondenza perfetta con il mondo interiore che ognuno di noi vive nella propria testa”. E in effetti, secondo i surrealisti permettere alle pulsioni vitali rimosse di sfogarsi nella quotidianità consente agli esseri umani di raggiungere la surrealtà, ossia la completezza dell’anima.

 Se è vero che – come ha scritto George Orwell – la letteratura è un modo di scrivere e riscrivere quello che capita fino ai quindici anni, anche Ballard rientra in pieno in questa teoria. Come l’autore di 1984 che a 14 anni frequenta l’aristocratico college Eton di cui non sopporta i severi metodi educativi tanto da creare una trentina d’anni più tardi il grande fratello.

Invece, fino al 6 dicembre 1942 Ballard vive in una delle più eleganti ville dello Shanghai International Settlement, un’area sotto rigoroso controllo militare dove si vive con uno stile di vita occidentale. Suo padre è chimico presso un’azienda tessile di Manchester ed è il giovane presidente e amministratore delegato della filiale cinese. Appena compiuti i 12 anni, James è l’adorato figlio di una famiglia agiata e colta ma la mattina di domenica 7 dicembre l’esercito giapponese invade la Cina e i Ballard vengono internati nel Civil Assembly Camp (CAC) di Longhua da cui ne usciranno solamente nel 1945.

In un’intervista successiva, Ballard confessa che “l’esperienza dell’internamento è stata determinante per me, forse senza quella non sarei mai diventato uno scrittore di fantascienza. Un giorno ti svegli, e il tuo problema principale è che non hai nessuna voglia di andarti a vedere il cinegiornale con papà. Hai tutte le comodità, la tua piscina e la servitù orientale. Ti svegli il giorno dopo, e sei in un campo di concentramento, dove le guardie assomigliano ai domestici che fino a ieri rispondevano ai tuoi ordini con un inchino. Sei rinchiuso, sporco e con poco cibo. La mia passione per la fantascienza è nata in quegli anni: mi interessava moltissimo sapere cosa sarebbe successo domani, e ci pensavo continuamente. Se in un giorno tutto è cambiato così di colpo, allora molto presto, anche domani, potrà di nuovo succedere qualunque cosa. Il futuro era diventato imprevedibile, aperto a qualsiasi ipotesi. Il futuro, a Longhua, era tutto quello che restava”.

Il maestro della fantascienza new wave

Al termine della seconda guerra mondiale Ballard arriva in Inghilterra, con madre e sorella, e la trova molto diversa da come l’immagina avendo sentito i racconti dei genitori: “Mi resi conto – affermerà da adulto – che la patria in cui ero stato indotto a credere era un prodotto della fantasia”.

Inizia a studiare medicina all’università di Cambridge per diventare psichiatra ma decide di abbandonare gli studi e di scrivere dopo aver letto (ed esserne rimasto affascinato) l’Ulisse di James Joyce. Dopo alcuni lavori occasionali come autore di testi pubblicitari o portiere di condominio a Covent Garden, si arruola nella Royal Air Force ed è trasferito in Canada dove scopre la fantascienza. Nella seconda metà degli anni Cinquanta, una volta congedato, Ballard torna in Inghilterra e inizia a scrivere racconti: il primo gli viene pubblicato nel dicembre del 1956 sulla rivista Science Fantasy.

Il primo romanzo – Il vento dal nulla – lo catapulta nell’olimpo degli scrittori di fantascienza, in quanto la sua opera si discosta molto dalle storie in voga in quegli anni, non parlando di spazio profondo né di invasori alieni, ma di un disastro ecologico e di una crisi sociale e psicologica dell’umanità.

Il romanzo inizia con un vento che aumenta d’intensità su tutta la superficie terrestre e crea difficoltà via via maggiori al genere umano, fino a diventare devastante provocando morte e distruzione. L’esercito costruisce un edificio di forma piramidale che dovrebbe essere in grado di resistere per ospitare solo alcuni pochi fortunati, ma la costruzione cede e solo quando la superficie terrestre è completamente devastata il vento, la cui origine resta inspiegata, comincia a calare di intensità.

Con altri tre romanzi nel giro di quattro anni, Ballard chiude la sua tetralogia dedicata ai quattro elementi base della fisica aristotelica: aria, acqua, terra e fuoco. Nel secondo libro, Il mondo sommerso, le calotte ghiacciate dei poli si sono sciolte a causa di misteriose radiazioni solari, sommergendo buona parte del pianeta e trasformando le principali città di Europa e America settentrionale in lussureggianti lagune tropicali. Ballard utilizza il mondo post-apocalittico per narrare come una catastrofe naturale possa trasformare il mondo reale in un paesaggio onirico che provoca il regresso mentale dei personaggi principali.

Tutto l’opposto il romanzo successivo, Terra bruciata, che parla di un mondo in cui dopo una devastante siccità che ha cancellato ogni corso d’acqua dolce, le popolazioni della Terra si dirigono verso i mari e gli oceani per sopravvivere. A provocare il disastro – ancora un volta Ballard è un antesignano nel parlare di cambiamenti climatici quando ancora il termine neppure esiste – sono montagne di rifiuti industriali gettate negli oceani, tanto da formare una barriera che impedisce l’evaporazione dell’acqua e le precipitazioni. L’aridità in questo caso diventa metafora di morte in contrapposizione al liquido che significa vita.

Protagonista di La foresta di cristallo è un medico inglese che con alcuni compagni vuole risalire il fiume Matarre in Camerun per raggiungere una collega nel lebbrosario di Mont Royal. Durante il viaggio una misteriosa mutazione ricopre di cristalli la flora e la fauna della giungla, un fenomeno senza spiegazione scientifica che lascia gli esseri cristallizzati e immutabili in un tempo sospeso.

All’arrivo nel lazzaretto il medico scopre che la collega, contagiata dalla lebbra, si è allontanata nella foresta cristallizzata. Dopo aver scoperto che la mutazione regredisce al contatto con le pietre preziose, il medico parte alla ricerca della donna per unirsi nella definitiva ed eterna trasformazione.

Litigi di condominio

La prosa di Ballard e i temi che tratta hanno un notevole influsso sulla fantascienza degli anni Sessanta e Settanta e anche sul movimento cyberpunk degli anni Ottanta. Di fatto è con il suo articolo Which Way to Inner Space (Come si arriva allo spazio interiore) pubblicato nel 1962 dalla rivista New Worlds che nasce la new wave britannica: è come se Ballard spostasse l’attenzione della fantascienza dallo spazio siderale allo quello interiore umano, luogo di incontro tra le pulsioni della psiche umana e i simboli veicolati dai mass media.

L’autore inglese cambia abbastanza improvvisamente il registro delle sue tematiche dopo la scomparsa della moglie, morta per polmonite nel 1966. I suoi lavori diventano più surreali e grotteschi, addirittura feroci descrivendo il presente con un occhio delirante che tuttavia resta ancorato perfettamente alla realtà. Emblematico il romanzo Condominium, per certi versi il suo capolavoro assoluto, che narra le vicende all’interno di un grattacielo londinese di lusso che sembra offrire agli inquilini tutte le comodità della vita moderna, con appartamenti per ogni disponibilità. L’edificio replica la suddivisione in classi della società: lavoratori proletari ai piani bassi, la media borghesia a quelli intermedi, i ricchi professionisti nei lussuosi appartamenti dei piani alti.

Duemila persone in un unico, immenso grattacielo la cui convivenza scatena presto attriti e rivalità con tensioni tra inquilini solo in parte smorzate da civiltà ed educazione. È sufficiente un banale e di poco conto guasto elettrico che lascia al buio tre piani per soli 15 minuti per scatenare reazioni esagerate. E il susseguirsi di altri piccoli blackout incrinano definitivamente i rapporti tra i condomini e risvegliano l’odio represso delle persone. Nascono così delle vere bande di giustizieri, suddivise per piano e classe sociale, che danno vita a violenze sempre più accentuate: dapprima sono rappresaglie e sabotaggi, ma si arriva in fretta a omicidi e assassinii in un condominio che rappresenta il mondo intero e nel quale cessano di aver valore le leggi della società a favore di quelle primordiali che favoriscono il più forte e violento.

Il romanzo termina con uno dei protagonisti che osserva il grattacielo di fronte nel quale un blackout sta oscurando alcuni piani.

Sopravvivere alle minacce

A partire dagli anni Novanta, stile e temi dello scrittore cambiano nuovamente e Ballard inizia a raccontare la nuova classe media che nasce sulle macerie dell’industrializzazione e che vive in zone fortificate e militarizzate per difendersi dalle diversità (ritenute intimidatorie e pericolose) che sollevano paure ancestrali. L’autore descrive le tendenze distruttrici e negative nei confronti dei propri simili e del sistema sociale contemporaneo con un livello di dettaglio degno di un saggio sociologico.

L’opera di Ballard chiarisce perfettamente i meccanismi psicologici che si attivano quando gli esseri umani devono sopravvivere a situazioni emotive e ambientali di reale minaccia fisica e mentale. La sopravvivenza in un campo di concentramento e l’elaborazione del lutto per la morte della moglie segnano profondamente il suo carattere e la sua visione del mondo, permettendogli di dare vita a un universo di connotati caratteriali e sociali molto personale, che riflette in modo drammaticamente concreto una possibile realtà che per lo scrittore non è né reale né significativa.

James Graham Ballard muore a 78 anni il 19 aprile 2009 per un cancro che ha raccontato nella sua autobiografia, l’ultimo libro pubblicato.

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