Jamie Oliver: “Sono un uomo migliore”

| In un’intervista alla BBC, lo chef inglese ha ammesso che il fallimento del suo impero è stata una lezione che gli sarà molto utile in futuro

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“Credo di essere un uomo migliore”: è uno dei pensieri ricorrenti che Jamie Oliver, il celebre chef inglese finito in bancarotta, ha raccontato nel corso di un’intervista rilasciata alla radio della BBC. “Dopo anni velocissimi la fortuna mi ha voltato le spalle all’improvviso. Ho perso tutto quello che avevo costruito e imparato a caro prezzo la lezione: non so cosa accadrà in futuro, ma qualsiasi cosa sia, so che la affronterò in modo diverso. Per me, per mia moglie Julia e per i nostri cinque figli”.

Sull’impero di Jamie, giovane e brillante chef inglese che era riuscito a conquistare il mondo, da tempo circolavano voci sulla situazione disastrosa dei bilanci. L’ultimo tentativo di salvataggio lo scorso anno, con l’iniezione di 15 milioni di euro di tasca sua per tentare di evitare il disastro, ma non è servito a nulla: poco dopo, la società è finita in amministrazione controllata, trascinandosi nel vuoto 25 ristoranti e un migliaio di dipendenti. “Ho fatto in modo che tutto il personale venisse pagato fino all’ultima sterlina, mettendo a disposizione io stesso il denaro necessario: ho fatto il possibile per sistemare “la nave” prima che affondasse del tutto”.

Allievo di Antonio Carluccio, chef italiano apprezzato a Londra, Jamie ha proseguito sulla scia della cucina tricolore, a volte rivisitata in modo ignobile, come ricorda la ricetta della “chorizo carbonara”, una rivisitazione che forse poteva andar bene agli inglesi, ma di italiano aveva ben poco. Ma Jamie è sempre stato un simpatico guascone della cucina, perennemente spettinato e in bilico fra la forma e il sovrappeso. All’apice della sua carriera non era più uno chef, ma un marchio: 260 milioni di euro il fatturato annuo nel 2013, con locali a suo nome che avevano ormai colonizzato mezzo mondo, libri e ricettari a profusione, trasmissioni televisive e addirittura spettacoli teatrali.

Nato nel 1975 a Clavering, un piccolo villaggio dell’Essex, Jamie è figlio dei gestori del “The Cricketers”, un pub dove le pinte sono forse più importanti dei piatti. Ma crescere fra cucine e tavoli da servire è un imprinting che forma Jamie: si sposta a Londra, lavora in alcuni ristoranti e nel 1997, durante un documentario della BBC, qualcuno lo nota. Poco dopo gli affidano uno show, “The Naked Chef” (lo chef nudo), ma soprattutto l’occasione di diventare una vera star dei fornelli, ancora prima dei vari talent che oggi imperversano ovunque.

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