La storia di Park, fuggita dal regime della dinastia Kim

| La giovane nordcoreana è riuscita a fuggire dal suo Paese oppresso e in preda alla fame, trovando asilo nella vicina Corea del Sud. La vita e la fuga raccontate in un libro

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Park Yeon-mi ha 27 anni, e da più di 10 anni vive in Corea del Sud, dove è conosciuta come scrittrice e accesa attivista contro il regime di Pyongyang e la dinastia di Kim Jong-un, l’attuale leader, al potere da 70 anni. Nel 2015, Park ha pubblicato un libro, “In order to live” (“La mia lotta per la libertà” nella versione italiana, edita da “Bompiani”), in cui ha raccontato le difficoltà in cui è costretta a sopravvivere la popolazione nordcoreana.

“Freddo, buio e fame fanno parte della vita quotidiana”, scrive Park, nata nel 1993 in una famiglia che, come tante, subisce il collasso economico degli anni Novanta, dovuto alle ambizioni nucleari di Kim Jong-il, il padre dell’attuale premier. Per tentare di sopravvivere, il padre si rivolge al mercato nero, finendo internato per anni in un campo di lavoro. Ma i ricordi d’infanzia di Park sono disseminati di cadaveri di gente morta di fame per le strade e di suoi connazionali costretti a mangiare insetti. Le donne, quelle che riuscivano a fuggire, lavoravano come prostitute nei bordelli di Shangai e Pechino per mandare soldi a casa, ma difficilmente tornavano indietro: venivano drogate e finivano per morire fra stenti e violenze.

Nel 2007, affrontando un viaggio pieno di rischi verso la Cina, Park e sua madre finiscono nelle mani di trafficanti di esseri umani che dopo averle vendute per 260 dollari le sottopongono a violenze di ogni genere. Dopo due anni all’inferno, le due donne trovano aiuto in alcuni missionari cristiani, che le guidano verso la Mongolia, passando dal deserto dei Gobi, per poi arrivare in Corea del Sud, dove chiedono e ottengono asilo. Nel 2014, l’intelligence sudcoreana è riuscita a rintracciare la sorella Eun-mi, con cui si erano perse di vista sette anni prima.

Ora, a 27 anni, Park Yeon-mi continua la sua battaglia facendo proprio un allarme dell’Onu secondo cui oltre 10 milioni di persone nel suo Paese stentano a sopravvivere per “gravi carenze di cibo”. “Ho visitato la baraccopoli a Mumbai e quelle di altri Paesi, ma niente è come la Corea del Nord, perché lì si muore di una fame sistematica, imposta da un regime che ha scelto di farci morire d’inedia. Se spendessero solo il 20% di quello che hanno speso per costruire armi nucleari, nessuno sarebbe costretto a fare questa fine. Ma in Corea del Nord questo non si sa, perché si vive “dentro” e non si sa nulla di quello che succede “fuori”, nel resto del mondo: ci sono spie ovunque, anche i pensieri sono vietati, è un’immensa prigione con 25 milioni di detenuti”.

Poi la scoperta dell’Occidente, un posto per nulla abitato da mostri, come insegnavano alla gente: “Se avete emozioni voi le mostrate, io arrivo da un posto dove si doveva ubbidire mostrando compiacimento a ogni ordine del governo, e la “dittatura emotiva” è la cosa peggiore che si può imporre a un essere umano”.

Park ricorda come ai bambini delle scuole venga insegnato a venerare la dinastia Kim, degli esseri divini ammantati di poteri soprannaturali: “A scuola non c’era alcun concetto di amicizia: i bambini erano costretti a mettersi l’uno contro in quelle che erano chiamate “sessioni di critica”, creando inimicizie e antipatie”.

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Il personaggio
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