L'essenza del vero amore

| L'amore, anche quando è finito, e appunto se è stato vero, resta per sempre nella memoria, sino all'ultimo respiro

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di Paolo Tarsis

L’errore più grave che potevi fare con lei, è ricordare solo la sua incredibile dolcezza che filtrava dagli occhi azzurri/verdi resi ancora più luminosi dai riflessi dei capelli biondi. In realtà in lei convivevano persone diverse e distinte. Anche cattive. Ma chi non lo è, cattivo. Lo siamo tutti. Il tempo però cancella il male, e allora rimangono nitide le immagini di un amore vero. Seduti per terra in un centro commerciale in una periferia disadorna e d'inverno, campagne e fabbricati, a scrivere un pezzo per i nostri giornali, osservandola intenta mentre sceglieva le parole come fa un orefice con le pietre preziose da incastonare in un gioiello. E poi le sue mani che, una volta conclusa la sintesi di una storia, scivolano sulla tastiera, rapide, sicure. Le lunghe gambe incrociate in una posizione yoga, lo sguardo concentrato rivolto, nelle pause della creazione, al cielo di cemento, la penna in bocca. Non la potrò dimenticare mai. Magari posso dimenticare di avere fatto l’amore, anche quello vero, con lei. Ma mai gli sguardi, le tenerezze rubate confusi tra estranei, colleghi, persone qualunque e qualsiasi. Le lunghe interminabili conversazioni sui maledetti strumenti digitali che ci privano della voce, di tutte le inflessioni, di tutte le sfumature, a volte per tutta la notte, a raccontarsi il nulla o una piccola cosa importante. Con lei, ritrovai il vero amore, e non il solito copione mille volte - piacevolmente certo - ripetuto,  ritrovavo i miei ricordi perduti, le emozioni più profonde, per poi raccontarle a un altro me stesso, cioè lei. Lei forse non lo ha mai capito quando fu profondo questo amore, o forse sì, una sensazione così bella, intensa che per molti mesi, anche quando tutto finì, continuavo a sentire come in tranche. Ogni nota, i Weather Report, il basso di Jaco Pastorius, mi evocava lei, in un visione multiforme in technicolor, anche quando la rivedo in attesa immobile in un bar, le gambe piegate in un certo modo, i piedi affusolati e scultorei, un po’ sollevati all’indietro, la schiena inarcata. Mi estasiava osservarla non visto da dietro il vetro, immobile, le sue dita che picchiettavano incessantemente la tastiera dello smartphone. A volte la sua ombrosità, per me che ho sempre tentato di avere un rapporto dominante, da maschio alfa, con le donne, mi riempiva di tristezza e di paure di perderla, di averla persa. Ma bastava niente, un sorriso, una sua mano che sfiorava le mie, e subito quella imperdibile sensazione di benessere totale, che solo il vero amore può dare, scorreva nelle vene, sino all’ultima cellula. Alla fine l’ho delusa io, volevo troppo da lei, senza rinunciare a nulla del mio ex mondo, ex perché in realtà non mi apparteneva più ma la vita è fatta anche e soprattutto di miserie. E lei idem, alla fine. Ma in una relazione clandestina il vero amore è demolitivo. Ci vuole razionalità e freddezza, e se ami non le hai.

Così, la memoria torna ancora alle ore belle. Sono passati solo due anni, ma questa storia d’amore la porto nel cuore, mi trafigge nei momenti più duri, quando senti quel male della mente e del corpo, che ci spinge a valutare anche l’opzione non di uccidersi, ma di andare dolcemente a dormire, per non svegliarsi più, avvolti in morbide eterne coperte bianche, nuvole, in un cielo caldo e terso, il volto di Isabella torna a sorridere, perché è così che mi appare sempre, sorridente, e di nuovo dolcissima, come quando incuranti degli sguardi complici e forse un po’ felici per avere assorbito la felicità che irradiavamo allora, dei clienti e dei camerieri di un ristorante immerso nella campagna, ci tenevamo per mano, senza riuscire a staccarci neanche per un attimo. E’ banale scrivere che la felicità passa veloce, non ti dà il tempo di assaporarla, però - ora - il ricordo rasserena l’anima, sappiamo che qualcuno lassù, o noi stessi, ci siamo fatti un immenso regalo, che nessuno potrà mai rubare, sino all’ultimo istante di vita. Quando l’ago della medicina penetra nella vena dove scorre un sangue scuro e lento, ecco, torno a sentire il tuo profumo di vaniglia e di agrumi mediterranei, allora morire è vivere, la morte parte integrante della vita. Non lo capirai mai, se qualcuno te lo rivela, lo devi vivere tu.

Non ci sarà mai retorica nel rievocare un amore vero, sottolineo vero, perché ne esiste un altro ancora, più duraturo forse, dove domina l’attrazione fisica, la sensualità, la convenienza, l’amicizia e anche infine un affetto profondo, ma l’amore è un’altra cosa. Pensavo a Isabella in una notte d’insonnia, quando avevamo appena rivelato l’uno all’altra, entrambi così gelosi delle nostre vite, i segreti, alcuni assai tristi e angoscianti. Giorni dopo, ricordo che faceva molto freddo. Ricordo che stavo andando in moto in montagna, ricordo che era la fine di un’estate piovosa. Sentivo che eravamo rimasti mentalmente in contatto, lei così lontana, con i suoi splendidi bambini, chissà dove. Mi fermai sul bordo della strada umida d’acqua e striata dalle prime foglie cadute dagli alberi scossi da un vento gelido. Sapevo che le nostre vite non potevano intrecciarsi, non ci sarebbe stato un happy end. Ero consapevole della differenza d’età. Molti uomini non danno peso agli anni, ma se ami davvero sai che è una grande ingiustizia imporre a una donna, alla donna che ami, il tuo prossimo e inevitabile declino psico-fisico, la malattia e la morte. Io ero sicuro di non volere per lei un futuro così nero e statisticamente certo. Ricordo che cercavo di scaldare la mani sul bicilindrico rovente, ma il calore non raggiungeva il cuore. Ti senti patetico, ridicolo. Hai nelle mani ancora l’odore buono della sua pelle, lei è con te. Senti ancora la sua voce che rievoca traumi psicologici subiti, inusuali per una donna della borghesia laica, colta, intelligente, le case piene di libri e oggetti di pregio, dove una sensibilità raffinata e schiva allontana la volgarità di chi, borghese, non è e non sarà mai. Il male che lei ha ricevuto lo avverti dentro di te, come se fosse tuo, il marker dell’amore. 

(1-continua)

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