FCA-PSA, è nato un colosso

| La fusione, perfezionata nel giro dei prossimi mesi, crea un gruppo da 9 milioni di veicoli all’anno e 170 miliardi di utile operativo, a cui aggiungere 3,7 miliardi di risparmi grazie a sinergie e scambio di tecnologie

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“Manca ancora il nome, ma abbiamo tempo per lavorarci sopra e valutare tutte le opzioni: non c’è fretta”. Come si chiamerà il nuovo colosso automobilistico nato dalla fusione fra FCA e PSA è l’ultimo dettaglio ancora non svelato, ma per il resto l’accordo c’è, è diventato realtà con il sigillo della stretta di mano e dei larghi sorrisi fra Mike Manley e Carlo Tavares, gli ad dei due gruppi che entrambi dichiarano “in ottima forma”, fugando le voci di una fusione dovuta alla crisi di cui sarebbero vittime.

Il nuovo colosso, quarto al mondo e secondo in Europa dopo Volkswagen, vale 9 milioni di veicoli all’anno e 170 miliardi di euro, con utile operativo di oltre 11 miliardi e un margine operativo del 6,6%. Il nuovo gruppo avrà sede in Olanda, con un consiglio di amministrazione composto da 11 membri “per la maggioranza indipendenti”: cinque per FCA-Exor e altri cinque per PSA Groupe, con John Elkann nel ruolo di presidente e Carlo Tavares in quello di Chief Executive Officer, più due membri in rappresentanza dei lavoratori di FCA e PSA con il compito di assistere da vicino al perfezionamento dell’operazione. Il gruppo sarà quotato su tre mercati (Borsa di Milano, Euronext a Parigi e Wall Street, a New York) e le operazioni di fusione si completeranno nel giro di 12-15 mesi con la promessa di non chiudere alcun stabilimento, come sottolineato nella conferenza stampa per mettere a tacere le preoccupazioni dei sindacati italiani e francesi. Nessun azionista “avrà diritto di voto in misura eccedente al 30% dei voti espressi in assemblea”.

Alla base c’è la creazione di un enorme sistema di sinergie e banche d’organi in cui condividere piattaforme, motori e tecnologie che porteranno a risparmi per 3,7 miliardi di euro, oltre alla pianificazione di una presenza “molto più bilanciata” dei marchi, con il 46% dei ricavi stimati dall’Europa e il 43 dal Nord America. L’offerta, a fusione avvenuta, permetterà di coprire i segmenti principali, dal luxury al Premium, con veicoli “mainstream” ma anche Suv, truck e veicoli commerciali leggeri. A completare la fusione una diminuzione del capitale nelle mani dei cinesi di Dongfeng, che detengono il 12,2% di PSA, destinato a scendere al 4,5 dopo l’acquisizione autorizzata direttamente dalla famiglia Peugeot.

In qualche modo, un anno e mezzo dopo la scomparsa improvvisa, si realizza il sogno di Sergio Marchionne, quello a cui a lavorava da tempo: una fusione che considerava inevitabile e strategica per affrontare le sfide di un futuro velocissimo dividendo tecnologie, ricerche e mercati. 

Il primo obiettivo del gruppo si concentra proprio sulla “mobilità sostenibile”, la frontiera su cui il mondo dell’auto sta puntando risorse e speranze di sistemare i bilanci traballanti: a regime, oltre due terzi dei volumi del nuovo colosso si concentreranno su due piattaforme, una small per le city-car e una compact/mid-size per quelle di taglia media.

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