Nuvole nere su GM

| Il colosso automobilistico americano ha annunciato la chiusura di sette stabilimenti, con 15mila licenziamenti. Ufficialmente per adeguarsi alle sfide dei mercati, ma sarebbero anche le conseguenze delle politiche del governo

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Per il trionfalismo di Donald Trump non è una bella notizia, anzi: il taglio di 14.700 posti di lavoro, frutto della decisione di “General Motors” di chiudere sette stabilimenti entro il 2019, facendo a meno del 15% della propria forza lavoro, sta creando qualche imbarazzo e malumori. Il primo costruttore americano l’ha comunicato, specificando che si tratta di tre impianti di assemblaggio e una fabbrica di motori negli USA (Detroit, Warren, Lordstown e White Marsh), uno in Canada (Oshawa) e due impianti “al di fuori del Nord America”.

Obiettivo: migliorare il cash flow di 6 miliardi di dollari entro il 2020, ufficialmente per meglio affrontare le sfide dei mercati, ma fra le righe anche per fronteggiare le barriere commerciali e le sfide all’ultima sanzione che fanno parte dello stile di Trump, battaglie che proprio sul mondo dell’automobile stanno avendo ripercussioni poco felici. È il secondo segnale del malessere del colosso GM, dopo la massiccia campagna di scivoli pensionistici dei mesi scorsi e la previsione di tagli agli stipendi per altri 54mila dipendenti, ma accolta favorevolmente da Wall Street, dove il titolo ha guadagnato l’8%, recuperando la perdita di inizio anno del 7%. “Abbiamo deciso di prendere queste decisioni mentre il mercato è ancora in ottima salute – ha commentato Mary Barra, Ceo di GM – l’industria dell’auto sta cambiando e vogliamo essere certi di posizionarci nel modo migliore”.

Critico sulle decisione lo stesso Trump, commentando che “Gli Stati Uniti hanno fatto molto per GM” e “profonda delusione” per il premier canadese Justin Trudeau, che ha assicurato sostegno alle famiglie colpire dalla chiusura degli stabilimenti. Gli impianti produttivi in Canada, inaugurati nel lontano 1953, producono attualmente la Cadillac XTS, la Chevrolet Impala e i pick-up GMC e Chevrolet.

A intravedere lo scenario peggiore sono gli analisti, che al di là del caso specifico di GM, intravedono nuvole nere sull’economia americana, vittima anch’essa di un probabile rallentamento globale.

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