Renault & Nissan, ancora più vicine per non crollare

| I due marchi hanno un disperato bisogno di aiuto, e l’alleanza che Carlos Ghosn ha costruito potrebbe essere la loro unica speranza di salvezza

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Come si fa in fretta a passare dall’olimpo all’inferno: Renault e Nissan, alleate di ferro capaci di scalare la classifica dei costruttori imponendosi al primo posto, versano in condizioni disperate. L’enorme pressione dovuta al crollo delle vendite e dei profitti, insieme all’azzeramento della domanda globale di auto, potrebbe spingere le due aziende ad un avvicinamento necessario per ridurre i costi e condividere l’onere di mettere in cantiere una nuova generazione di veicoli elettrici.

Le due case automobilistiche sono partner dal 1999: hanno collaborato alle strategie e allo sviluppo dei prodotti senza mai fare il passo più lungo della gamba e completando una fusione completa. Insieme a Mitsubishi Motors, l’alleanza industriale dà lavoro a circa 450.000 persone e nel 2018 poteva vantare un’auto venduta ogni dieci.

Eppure la partnership ha iniziato il terzo decennio in tumulto. L’arresto nel 2018 dell’ex capo dell'alleanza Carlos Ghosn, a cui è stato attribuito il merito di aver mantenuto in attività Renault e Nissan, ha scatenato una serie di cambiamenti ai vertici di entrambe le case automobilistiche, portando anche confusione sulla strategia e domande sul futuro.

Gli indizi c’erano tutti: Renault ha trattato la fusione con FCA, un rivale europeo, aprendo le porte a grandi interrogativi su come l’alleanza avrebbe mantenuto le sue fortune in Nord America, dove Nissan è una protagonista, ma Renault no. Gli analisti hanno anche sollevato questioni sulle differenze culturali delle due aziende.

Nissan e Renault, legate da una serie di partecipazioni azionarie, lo scorso gennaio hanno negato di essere vicine allo scioglimento, poi è arrivato il pasticcio della pandemia, facendo sprofondare entrambi ancora di più nella crisi e rendendo necessaria una revisione che dovrebbe essere presentata a breve.

Secondo la “Nikkei Asian Review” giapponese, Nissan si prepara a ridurre del 20% la sua capacità produttiva globale e a chiudere uno stabilimento a Barcellona, riducendo la propria forza lavoro di 20.000 unità. Il Financial Times ipotizza che il marchio francese potrebbe anche togliere dalla produzione due modelli popolari in Spagna, spostando le linee nello stabilimento in Inghilterra.

Finora le due società hanno mantenuto gran parte impianti di produzione separati, ma la condivisione della produzione nello stabilimento di Sunderland potrebbe essere il segnale che i due partner hanno messo da parte le differenze e stanno rispondendo alla crisi aiutandosi a vicenda per ridurre i costi.

Carlos Ghosn, arrestato con l’accusa di aver sottovalutato le sue entrate, ha sempre negato le accuse di scorrettezza finanziaria. Aveva sperato di avvicinare le aziende, incolpando del suo arresto una cospirazione messa in piedi da Nissan per impedire un’ulteriore integrazione con Renault.  Ma anche senza di lui, secondo il “Nikkei” Renault e Nissan starebbero cercando impianti di produzione condivisi in altre parti d’Europa, oltre a Sudamerica e Sudest asiatico. Nissan, ad esempio, potrebbe iniziare a produrre veicoli Renault nei suoi stabilimenti in Brasile.

Gli esperti e le borse guardano da tempo con sospetto verso Renault, finita nei guai ancora prima della pandemia. La casa automobilistica francese ha registrato la peggiore performance finanziaria degli ultimi dieci anni, con un utile netto sceso del 99% a soli 19 milioni di euro e con il prezzo delle azioni che dall’inizio dell’anno ha perso il 69%. In aprile, le vendite globali sono calate di quasi il 70% rispetto allo stesso mese dell’anno scorso, quando la pandemia ha colpito l’Europa e il Nord America. La società ha interrotto la produzione nei suoi 12 stabilimenti in Francia a metà marzo, riprendendo l’attività nella maggior parte degli stabilimenti solo pochi giorni fa.

Ci sono state turbolenze anche nelle alte sfere, con Thierry Bolloré, successore di Ghosn come CEO che lo scorso ottobre è stato spodestato in quello che ha definito un “colpo di stato”. Il successore, il manager italiano Luca de Meo, entrerà a pieno regime il prossimo luglio.

Il ministro delle Finanze francese, Bruno Le Maire, è stato molto esplicito: “Renault è in gravi difficoltà finanziarie e potrebbe scomparire”. Il governo francese possiede il 15% della Renault, e sta attualmente negoziando i termini di un prestito di 5 miliardi di euro che Le Maire non ha ancora approvato. La scorsa settimana, il ministro delle Finanze ha avvertito Renault di non chiudere una delle sue fabbriche a nord di Parigi: “Firmeremo solo quando sapremo quali sono le intenzioni della Renault”.

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