Scandalo emissioni, arrestato dirigente FCA

| Emanuele Palma, senior manager del gruppo negli Stati Uniti, è stato arrestato dall’FBI per violazione delle leggi sulle emissioni: avrebbero tarato in modo subdolo il software di controllo

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Violazione del “Clean Air Act”, la legge sulle emissioni: è questa l’accusa per cui Emanuele Palma, senior manager della sede americana “FCA Group”, responsabile dello sviluppo e della taratura dei motori diesel, è stato arrestato dall’FBI nell’ambito dell’inchiesta sulle emissioni. Per la giustizia americana, Palma avrebbe rilasciato dichiarazioni fuorvianti con l’intento di ingannare le norme e la clientela sul software di controllo delle emissioni installato su oltre 100mila veicoli diesel di FCA.

Palma, 40 anni, cittadino italiano residente a Bloomfield Hills, in Michigan, deve rispondere anche di truffa, frode e false dichiarazioni nei confronti dell’FBI e della divisione investigativa penale della U.S. Environmental Protection Agency’s Criminal Investigation Division.

Brian A. Benczkowski, procuratore generale aggiunto della Divisione Penale del Dipartimento di Giustizia ha assicurato che gli abusi e le violazioni “saranno perseguiti nella misura massima consentita dalla legge. L’accusa dimostra che la Divisione Penale è impegnata a indagare e perseguire sofisticati schemi criminali e reati societari che violano il Clean Air Act e altre leggi federali”. Gli fa eco Matthew Schneider procuratore degli Stati Uniti del Distretto Orientale del Michigan: “Emanuele Palma è accusato di aver mentito all’EPA: si tratta di accuse molto gravi. All’imputato si contesta di aver consapevolmente ingannato i regolatori EPA per coprire il funzionamento del software di controllo delle emissioni illegali installato in alcuni veicoli diesel Fiat Chrysler. Il caso dovrebbe suonare come un campanello di allarme verso le aziende e i loro dirigenti: tentare di aggirare i test sulle emissioni negli Stati Uniti e frodare il popolo americano porta a conseguenze molto pesanti”.

Come accertato dall’inchiesta, Palma ha guidato un team di ingegneri responsabili dello sviluppo e della calibrazione del motore diesel da 3,0 litri utilizzato su alcuni veicoli diesel FCA, fra cui Jeep Compass, Dodge Journey, Dodge Avenger e Dodge Caliber. Il dirigente FCA ha supervisionato la calibrazione di diverse funzioni del software dei sistemi di controllo delle emissioni dei veicoli per soddisfare gli standard per gli ossidi di azoto (NOx), una famiglia di gas velenosi che si formano quando i combustibili diesel vengono bruciati ad alte temperature. L’accusa sostiene che Palma e i suoi collaboratori hanno appositamente calibrato le funzioni di controllo delle emissioni per produrre minori emissioni di NOx durante i test di controllo, per poi riportarli ai valori reali quando entravano nel ciclo normale di funzionamento. Tutto questo allo scopo di rendere i modelli più “attraenti” agli occhi dei potenziali clienti di FCA, messo in atto aumentando il risparmio di carburante e riducendo la frequenza dell’intervallo di manutenzione del sistema di controllo delle emissioni, piuttosto che massimizzare la riduzione delle emissioni di NOx. Ma anche negli Stati Uniti vale la presunzione d’innocenza, almeno fino a quando la colpevolezza non sarà stata provata oltre ogni ragionevole dubbio in tribunale. 

A indagare sul caso un team dell’FBI e dell’EPA-CID che comprendeva il vicecapo capo Henry P. Van Dyck e gli avvocati Kyle W. Maurer e Jason M. Covert della Sezione Frode della Divisione Criminale, il procuratore legale Todd W. Gleason della Sezione Criminalità Ambientale della Divisione Ambiente e Risorse Naturali, e l’assistente del procuratore Timothy J. Wyse dell’Ufficio del procuratore degli Stati Uniti per il Distretto Orientale del Michigan.

La notizia ha avuto le prime ripercussioni in borsa, dove il titolo FCA ha perso il 2% a Milano e 1,86% a New York.

Dopo aver raggiunto un accordo stragiudiziale con il Dipartimento della Giustizia americana, con il pagamento di una penale pari a 650milioni di dollari per archiviare le accuse, nel marzo scorso, dopo un test sulle emissioni condotto dall’EPA, Fiat Chrysler Automobiles aveva deciso di richiamare volontariamente 862.520 auto negli Stati Uniti.

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