Si schianta il mercato auto, crollo FCA

| Nuova pesante contrazione delle vendite per il mese di giugno, ma soprattutto un vistoso calo del gruppo italo-americano, che ha toccato i minimi storici

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Mezzo mondo annaspa alla ricerca di aria fresca, martellato da un caldo epocale, ma per una strana analogia anche quello dell’auto, di mondo, non sta affatto meglio. Mancano l’aria e l’ossigeno, e il mercato annega miseramente sotto la mannaia dei numeri, che più delle parole in questi casi valgono come sentenze inappellabili. Il mese di giugno, chiuso da pochi giorni, si chiude con un -2,1% rispetto a 12 mesi fa: 171.626 auto nuove registrate, che fanno cumulo al milione e 82.197 vendute dall’inizio dell’anno.

Chi lavora nel settore sembra ormai rassegnato, così afferma un rapporto del “Centro Studi Promotor”: il 48% dei concessionari si aspetta un altro calo nei mesi a venire, mentre quelli più ottimisti si augurano almeno di conservare le quote attuali, senza altre emorragie.

Come sempre c’è chi è messo peggio degli altri, e colpisce che in cima alla lista di sia “FCA Group”, il brand che chiude con preoccupante un calo dell’11%, salvando dalla débâcle solo Lancia e Jeep. Significa una quota di mercato che nel semestre si attesta sul 24,6%, contro il 27 di un anno fa. Il punto più basso della sua lunga storia.

E gli altri? Tengono Volkswagen e Mercedes, perdono leggermente Audi e Alfa Romeo, crescono Seat, Volvo e Toyota. Scendono anche le francesi, insieme a Nissan.

C’entra eccome il fallimentare matrimonio di FCA con Renault, una partita che a tratti sembrava ancora aperta ma che ormai tutti ammettono sia chiusa senza possibilità di recupero. Ma questo, visto dal versante italiano, significa per FCA un problema non indifferente: ripresentarsi finalmente con qualche nuovo modello, ma senza poter vantare alcuna tecnologia che oggi è diventata l’imperativo. Secondo alcune analisi, per il Lingotto non si intravedono novità prima del 2020 avanzato, quando arriveranno sui mercati la Jeep Renegade ibrida e la 500 full-electric, avanscoperta di una famiglia di motori alternativi su cui il ritardo è grave ed epocale, grazie anche all’avversione del compianto Marchionne, che su ibrido ed elettrico non credeva affatto, condannando il gruppo alla rincorsa. Certo, noterà qualcuno: vanno bene Renegade e 500, ma dove sono le novità? Gli altri sfornano di tutto e di più, e difficilmente passa settimana senza qualche novità in arrivo dalla Germania.

Più che sull’elettrico puro, vista la mancanza di una rete che ne permetta il vero sviluppo, la partita si gioca sull’ibrido, fetta di mercato che nel primo semestre è salito a 58mila unità, contro le 44mila dell’anno precedente: il 5,3% del mercato. Sacrificato nel nome di una migliore qualità dell’aria che non si è vista (ma nessuno lo dice), il diesel crolla del 24%: ormai i concessionari sono pronti a sconti folli pur di liberarsene.

Il 2019 chiuderà male, si spera non malissimo, se dal governo non arriverà qualche spinta sotto forma di incentivazione fiscale che al momento non sembra rientrare nelle sinapsi dei governanti.

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