20 anni di Cheese: un mondo di caci

| Una folla multietnica aumenta ad ogni nuova edizione della più celebre kermesse dedicata al formaggio. Quest'anno, per celebrare il ventennale, arriva la nascita ufficiale degli "Stati generali del latte crudo" voluti da Slow Food

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Di Davide Cucinotta

Charles De Gaulle si chiedeva sconsolato: "Come si può governare un paese che ha duecentoquarantasei varietà diverse di formaggio?". Problemi suoi che certamente non toccano Bra, placida e tranquilla cittadina agricola del cuneese, 30mila anime e qualche cittadino illustre come Giovanni Arpino, che qui visse a lungo, il ministro Emma Bonino e "Carlin" Petrini che proprio a Bra ha scelto di dare i contorni a "Slow Food", creatura nata timidamente piemontese e oggi diventata un impero planetario.

Ma Bra, una volta ogni due anni, fa di più: si trasforma in una delle capitali mondiali del formaggio che miete cifre da capogiro, specie in tempi di dieta finanziaria come questi: 9.000 mq di aree allestite, una media per edizione di oltre 270 mila visitatori, 350 espositori da 23 nazioni diverse, 16 affineur e selezionatori, 48 Presìdi Slow Food italiani e 11 internazionali, 14 cucine street food, 34 birrifici, 140 tipi di caci, 600 etichette italiane di vini, 40 laboratori del gusto, 3 appuntamenti a tavola presso l'Agenzia di Pollenzo, 16 conferenze e un focus quest'anno dedicato al complicato mercato caseario degli Stati Uniti. Il tutto per quattro giorni, da venerdì 15 a lunedì 18 settembre, dalle 10 alle 24.

La rivoluzione dei vent'anni

Quest'anno, per l'edizione del ventennale, il tema centrale dell'evento sono gli "Stati generali del latte crudo", una sorta di adunanza plenaria dei coraggiosi casari di tutto il mondo che continuano a produrre formaggi con latte non pastorizzato, e senza neanche sognarsi di non rispettare le norme igieniche e sanitarie. Per Cheese una rivoluzione o poco meno, visto che per la prima volta in vent'anni, ogni formaggio esposto a Bra è prodotto con latte rigorosamente non pastorizzato.

Una folla a caccia di assaggini

E se il tutto esaurito ad ogni laboratorio è un calcolo di pura gioia matematica, il tripudio spetta di diritto alla folla perenne che intasa il "Mercato italiano e internazionale": tendoni bianchi in cui all'interno va in scena ogni possibile trasformazione del latte cagliato, disposto a diventare un cacio da assaggiare, fotografare e comprare in milligrammi pesati su bilance da gioielleria. All'appello non manca nulla: formaggi dal Mediterraneo ai Pirenei, passando per il monte Ararat, con contorno di miele, confetture e altre delizie in cui intingere un pezzetto di cacio conquistato a fatica di fronte a picchetti di affamati di ogni età. Da non perdere, per chi se ne intende, l'assaggino del "Rogue River Blue", un formaggio americano che è possibile produrre solo in autunno, quando il latte diventa più intenso ed è possibile usare foglie di vite imbevute nel brandy alla pera. Oppure il "Saudade de Cuco", un cacio portoghese realizzato solo con il latte delle pecore di Serpa, nel sud del paese.

In realtà, "Cheese" è una festa a tutti gli effetti, che per quattro giorni si impossessa totalmente di vie e piazze di Bra, città sospesa fra Langhe e Roero. Proprio per questo non esiste biglietto d'ingresso, non sarebbe possibile: tutti liberi di gestire in piena libertà la maratona fra tome e caci, a caccia di assaggini e perché no, del formaggio da centellinare a casa propria.

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