Addio ad Angelo, ex socio di Max Pezzali l'ultimo saluto con tanti amici e biker

| Non ancora conclusa l'indagine di procura e polizia sulle cause della morte. Amici vicini alla famiglia. Messaggio dell'Harley Davidson

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Tanti biker nella parrocchia di San Salvatore, per le esequie di Angelo Neri, l'ex socio di Max Pezzali trovato morto in via Genova. E' stata una grande partecipazione perchè l'ex commerciante di Harley Davidson era molto conosciuto fra tutti gli appassionati della due cilindri Usa. Intanto l'inchiesta non ha ancora chiarito le cause della morte. Il corpo di Angelo Neri era stato trovato, nella notte tra giovedì e venerdì, in via Genova al Vallone.
IN MEMORIA
I vecchi harleysti, chi si ricorda ancora di Carlo Talamo e della Numero 1 di Milano, non può non avere conosciuto Angelo Neri, il socio e amico di sempre di Max Pezzali, immagine stessa della loro concessionaria di Pavia della due cilindri Usa. Angelo, 52 anni, è stato trovato morto, alle tre di notte da un passante, in una zona della città infestata da tossici e pusher, il corpo non distante dalle siringhe abbandonate, come al solito, in quel tratto di via Genova. Angelo aveva 52 anni e da pochi mesi aveva lasciato il negozio di via Bramante, un punto di riferimento per gli appassionati di tutta Italia. Chi scrive lo ricorda in un sera d'inverno, con il suo giubbotto nero, con le sole iniziali dell'hd in metallo, quasi invisibili. Non era un tipo che parlava molto, a volte era pure un po' burbero ma se, guardandoti dritto negli occhi, riconosceva qualcosa in te che gli andava a genio, diventava un'altra persona. Un dealer onesto e competente. "Non vendere quella moto, tientela, se la dai a me ci guadagno due soldi, tu ci perdi l'anima...". Era così. Il divorzio da Pezzali, dopo una vita insieme, aveva fatto un po' discutere, nel senso che nessuno ha mai saputo esattamente cosa fosse accaduto tra i due, una lite, o qualcos'altro di più grave. Non è questo il momento di dare spazio ai gossip, anche malevoli o semplicemente falsi. Si sa che il primo ad essere avvisato della sua morte è stato Max, ma niente di più. Angelo non ti chiedeva niente, se non l'essenziale. Chi scrive, che ha fatto del basso profilo una religione, lo considerava un uomo vero, senza pose da americano a Roma, senza fisime letterarie, senza il culto del tamarro tatuato e violento e dunque in hd, senza bramosia di denaro facile. Tornando un giorno da Milano alla fine di un duro ciclo di lavoro, invece di tornarmene a casa, andai  a vedere alcune trasformazioni firmate da Angelo. A molti non piacevano, ma di sicuro erano innovative, tanto da anticipare le nuove linee poi tracciate dalla Casa di Milwaukee negli anni a venire. Ci scambiammo, in tutto, dieci parole, non di più. E alla fine una stretta di mano. Dicono che avesse nuovi progetti, dopo l'addio, forse doloroso - non lo sapremo mai - con il leader degli 883, ma non c'è tempo, nè ormai alcuna necessità, di capire quali. Di sicuro sarebbe rimasto nel mondo delle moto americane. Lui le amava ma era anche critico, notava già dieci, quindici anni fa, che la qualità di certi materiali non era più la stessa e che, per tornare alla normalità degna del marchio, bisognava spendere altri soldi per accessori di qualità, e questo non "era giusto". Aveva gestito dal 2015 anche il Side Stand cafè a fianco dei locali della Harley Davidson. Che altro aggiungere? C'è un'inchiesta della procura per risalire alle cause della morte, ci lavora la squadra mobile della polizia. L'ha ucciso un malore, un male che aveva dentro, che ora pretende il massimo rispetto e zero retorica. Se n'è andato un uomo che amava le moto (forse) più di se stesso. E tanto basta.
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