Alle Olimpiadi, di nascosto

| Ha ambizioni olimpiche, uno dei più antichi, semplici e divertenti giochi per bambini di ogni tempo: il nascondino. C'è chi ci crede talmente da organizzare, ogni anno, il Campionato del Mondo

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Di Davide Cucinotta

Bei tempi: bastava un albero, o un angolo, qualcuno che contasse e tutti gli altri a cercare di nascondersi per non essere trovati. Si chiama nascondino ed è un gioco che hanno fatto tutti: non ha bisogno di attrezzature, le regole sono pochissime e basta essere in due, anche se più si è, e più divertente diventa. Un passatempo antico forse quanto il mondo, quando nascondersi voleva dire sopravvivere a un nemico o un animale in caccia, che nel XVII secolo era di gran moda nei parchi delle aristocratiche corti europee di Francia, Italia e Spagna, perché chissà con chi finivi per dividere il nascondiglio e che succedeva da lì in poi. Un fine studioso giapponese, Yasuo Hazaki, professore di Media Studies alla "Josai International University" di Tokyo, forse non avendo molto altro a cui pensare è arrivato perfino a studiare Nascondino in ogni dettaglio, giungendo alla conclusione che servono grande intuito, buone dosi di strategia, equilibrio e velocità.

Ma nessuno avrebbe mai immaginato che proprio il gioco da giardino più popolare nei giardini pubblici avesse un numero di seguaci così nutrito da trasformare tutto in un'ambizione e un sogno: finire nel novero delle discipline delle Olimpiadi di Tokyo, quelle del 2020. Non un'idea buttata lì, tanto per vedere che fa, ma una vera e propria escalation di interessi nata nel corso delle varie edizioni del "Campionato del Mondo di Nascondino", giunto alla settima edizione e ospitato lo scorso settembre a Consonno, in provincia di Lecco. Due giorni di gara in cui 80 squadre formate da 5 giocatori ciascuna si sono sfidate fra i boschi di un paese fantasma, in mezzo ad alberi, cespugli e anfratti artificiali sistemati dagli organizzatori, da affrontare con l'obiettivo di vincere l'ambito premio finale, il "Fico d'Oro". E in mezzo, una voce di corridoio che sembra aprire qualche spiraglio alla speranza: l'interesse del Comitato Olimpico ad aprire le porte al Nascondino, almeno inizialmente come sport dimostrativo.

Non resta che sognare ad occhi aperti che un giorno, messi da parte gli dei della pedata, l'Italia si inorgoglisca di fronte ad una formazione che sarà capace di conquistare l'oro olimpico, con le immagini di un'atleta - destinate alla storia - nel momento in cui a squarciagola urlerà "Liberi tutti".

Italia
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