Anarchici, strike hunger come l'Ira

| I militanti della Federazione Anarchica Informale in sciopero della fame. Seguono le orme di Bobby Sands che morì in carcere

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Da una lettera di Alfredo giunta ieri 04/05/17 apprendiamo che lo sciopero della fame che sta portando avanti dal 03/05/17, e che andrà avanti per 10  giorni, in seguito alla massiccia censura, e frutto di un lungo periodo, e del blocco continuo di gran parte delle lettere in entrata e in uscita, libri, notizie ecc, inviate da tanti compagni.

In particolare scrive che le lettere inviate nell'ultimo mese da uno di noi della redazione di C.N.A., sono state tutte bloccate, 7 su 7. In questa lettera di poche righe viene sottolineato che la censura già era stata rinnovata di tre mesi, più di un mese fà, ma in maniera più pesante del solito ha iniziato a martellare dopo la chiusura indagini. 

E sempre da quanto ci comunica, a Rebibbia se la passano anche peggio.

Conclude la lettera con  un grido: "ROMPERE L'ISOLAMENTO!"
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Attentati "solidali"
Il comunicato appare sul sito Croce Nera Anarchica, punto di riferimento per gli anarchici informali. Ha ripreso le pubblicazioni dopo un lungo intervallo in cui la redazione, falciata dagli arresti, s'è ricostruita faticosamente. Alfredo Cospito, in carcere dal 2013 nel settore ad alta sicurezza del carcere di Ferrara, lancia un appello ai auoi compagni ancora liberi per esprimergli solidarietà in modo concreto. Cioè attraverso "azioni dirette", leggi attentati verso gli obiettivi consueti legati alle battaglie politiche proposte dall'area informale nel corso degli ultimi mesi. Non solo in Italia ma a livello europeo, Sud America e ovunque operi una cellula Fai/Fri. Il messaggio è stato ripreso e tradotto dai media europei dell'area eversiva del movimento anarchico.
Sul periodico on line "Vetriolo" è comparso, infine  questo documento (riprodotto integrale) che attacca anche il pm Roberto Sparagna, il magistrato che ha condotto le indagini su Scripta Manent, ritenendolo responsabile dello stato di isolamento dei "compagni del Nucleo Olga". Secondo un reporto dall'interno del carcere, Cospito, condannato in via definitiva per l'attentato al manager Ansaldo Roberto Adinolfi, maggio 2012, avrebbe perso 30 chili e verserebbe in condizioni critiche.
AZIONE RIVOLUZIONARIA
Il 3 maggio l'anarchico Alfredo Cospito – prigioniero in regime di AS2
nel carcere di Ferrara per la gambizzazione dell'amministratore
delegato di Ansaldo Nucleare, Adinolfi, e di recente destinatario di
un altro mandato di arresto per l'operazione "scripta manent" – ha
iniziato uno sciopero della fame della durata di dieci giorni contro
la censura che gli blocca la maggior parte della corrispondenza in
entrata e in uscita. Alfredo chiede ai compagni e alle compagne di
spedire libri, riviste, lettere e materiale cartaceo in quantità, per
sostenere il suo sciopero della fame e infrangere l'isolamento dettato
dalla censura carceraria.
Il PM Sparagna di Torino impone la censura per i compagni e le
compagne imprigionati/e per l'operazione "scripta manent". Negli
ultimi mesi la censura è divenuta più stringente e molta parte della
corrispondenza viene sistematicamente censurata e bloccata; libri,
giornali e spedizioni di ogni tipologia quasi mai giungono a
destinazione. La censura ha colpito anche uno scritto che lo scorso
dicembre Alfredo ci aveva spedito per essere pubblicato su Vetriolo.
Così come in gennaio uno scritto è stato sequestrato ad Anna, per
un'altra pubblicazione. Parallelamente nessuna copia del nostro
giornale è giunta ad Alfredo e agli altri prigionieri: sequestrato
dalle guardie, o spesso semplicemente scomparso.
E' chiaro che se l'isolamento nei confronti dei compagni e delle
compagne viene intensificato e reso così pressante è anche, e
soprattutto, grazie alla censura e al blocco della corrispondenza. E'
chiaro che per il potere non è tollerabile che i compagni e le
compagne possano continuare a contribuire al dibattito tra i
refrattari e i nemici dell'autorità. Se il misero lavoro di spionaggio
e la censura vengono sistematicamente intensificati è perché il potere
suppone e immagina di poter annientare e ammutolire gli anarchici e le
anarchiche nelle sue prigioni.
Bisogna fare dunque una breve analisi di questo odioso strumento del
dominio. Il visto di censura è una disposizione, ordinata dal PM, che
prevede che ogni lettera, in entrata e in uscita, venga letta dal
secondino incaricato per questo infame lavoro, scannerizzata e inviata
alla Procura. I frutti più succulenti di questo spionaggio dovrebbero
poi venire utilizzati nel processo. Un ulteriore incremento di questo
strumento è il blocco della corrispondenza: in questo caso il
secondino, evidentemente seguendo linee guida indicate dalla
magistratura, decide che non solo quella determinata lettera – come
tutte le altre – verrà fotocopiata e spedita copia in Procura, ma
bensì che essa non può entrare affatto nelle mani del destinatario. Il
salto qualitativo applicato nei confronti dei compagni e delle
compagne arrestate lo scorso settembre nell'operazione "Scripta
manent" è l'utilizzo sistematico di questo blocco. Negli ultimi mesi
si è andati verso una progressiva intensificazione dei blocchi della
corrispondenza, deteriorando ogni comunicazione e impedendo ormai ai
prigionieri di ricevere qualunque tipo di pubblicazione rivoluzionaria.
Una dinamica obbiettiva che, senza vittimismo, va osservata e
denunciata. Così come non possiamo non osservare che tale
intensificazione non riguarda solo un singolo carcere (quindi le
paranoie securitarie di quel singolo secondino o di quella singola
direzione penitenziaria): è evidente che c'è una regia da parte
della Procura di Torino. I solidali devono dire chiaramente e
coraggiosamente che la responsabilità di questo comportamento
liberticida è del dottor Sparagna.
Sparagna non è il solito PM da barzelletta delle numerose inchieste
anti-anarchiche. E' un "eroe" dell'antimafia. Un gran pezzo di Stato,
apprezzato dalla buona borghesia, come testimonia la solidarietà
espressa dall'associazione Libera nei suoi confronti, che arrivò
persino a paragonare gli anarchici alla ‘ndrangheta. Come il dominio
scelga i personaggi a cui affidare le proprie operazioni repressive,
per le loro capacità o per le suggestioni simboliche che portano seco,
è un altro elemento non trascurabile per una analisi e una pratica
rivoluzionaria di solidarietà.
Nella consapevolezza che – nell'immediato, non in un radioso futuro –
è la solidarietà nell'azione rivoluzionaria a poter spezzare questo
isolamento e a poter distruggere le galere, esprimiamo la nostra
solidarietà ad Alfredo in sciopero della fame e agli anarchici e alle
anarchiche prigionieri/e. 
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