Dieselgate 2 anni dopo: tutto come prima uno scandalo che sembra non avere fine

| L'inchiesta/2 – Pensavate si fosse risolto tutto? Ingenui. La pratica del trucco sulle emissioni continua ad allargarsi e promette ancora colpi di scena sensazionali. Mentre i governanti provano a metterci una pezza e gli automobilisti se ne infisch

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Di Davide Cucinotta

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di Germano Longo
Due anni e 4,3 miliardi di dollari dopo, il Dieselgate, lo scandalo sulle emissioni, sembra avviato alla fine. L'enorme multa patteggiata dal gruppo Volkswagen con i tribunali americani e l'imponente campagna di richiamo del 4 cilindri 2.0 TDI, hanno relegato la notizia al fondo delle pagine, negli spazi più piccoli.

Ma così non è: il vaso di Pandora scoperchiato dallo scandalo è ancora oggi al centro dell'attenzione di procure, tribunali e laboratori di mezzo mondo. Dopo un anno di sofisticati esami, alcuni ricercatori tedeschi hanno individuato il famigerato meccanismo che permetteva di ridurre in modo artificioso i dati durante i test di omologazione. Il software colpevole, nascosto fra migliaia di firmware gestionali, era abilmente racchiuso nelle centraline "ECU" del gruppo Bosch.

Ma c'è ben altro a bollire in pentola, ad esempio il "5er-Kreisen", il presunto "cartello" creato dai cinque maggiori costruttori tedeschi che avrebbero condiviso soluzioni tecniche e scelta dei fornitori, svelato appena qualche settimana fa dal settimanale "Der Spiegel", che parla di un'autodenuncia da parte di Volkswagen e Daimler in cui si accenna all'esistenza di accordi raggiunti fra i costruttori tedeschi addirittura negli anni Novanta. Sulla notizia si sono gettati in tanti, spiattellando cifre implacabili che dimostrano da quanto tempo, impunemente, i dati sulle emissioni fossero falsati, senza che nessuno facesse niente. Secondo l'accusa, il solo gruppo Daimler, fra il 2008 ed il 2016, ha immesso sui mercati europei e statunitensi oltre un milione di auto fuori norma.

Tutti fuorilegge

Proprio in questi giorni, tanto per volare bassi, sono arrivati i risultati di uno studio realizzato dall'Università di Duisburg-Essen, voluto dal quotidiano "Süddeutesche Zeitung" che mette nero su bianco i risultati di un controllo che ha coinvolto 138 vetture con omologazione Euro 6 di marchi diversi. Tutte - dalla prima all'ultima - superano con medie diverse il limite di 80 mg/km di NOx imposto dall'UE. I test, neanche a dirlo, sono stati realizzati su strada, in condizioni di effettivo stress, e non nel chiuso di laboratori sterili, com'è usanza nell'universo dell'auto. Nell'elenco dei "cattivi" finiscono un po' tutti: da Renault-Dacia, con modelli che superano di 11,1 volte il limite, a FCA, che si ferma ad un +8,6 volte. Comunque superiori, ma almeno vicini ai limiti di legge, alcuni modelli Mercedes e BMW. Tutto questo mentre un'altra tegola si abbatteva su Porsche, centrando nuovamente un'altra perla del diadema VW: un fascicolo d'indagine è stato aperto dalla Procura di Stoccarda, insospettita dai valori di emissioni inquinanti della Cayenne, modello dotato di motori Volkswagen.

Non è da meno la Francia, dove l'autorità sulla concorrenza ha messo sotto la lente il marchio Renault con un atto d'accusa formalizzato su circa 40 pagine datate novembre 2016. L'inchiesta, nata dalla denuncia di un automobilista e resa pubblica dal quotidiano "Libération", ha svelato il solito trucco sulle emissioni di sostanze inquinanti, portando a galla dati imbarazzanti: +377% la soglia di legge superata da Renault Captur, +305% per la Clio IV.

Guai all'orizzonte anche per FCA, finita al centro di un'inchiesta dell'EPA, l'agenzia per la protezione ambientale americana, che coinvolge oltre 100mila veicoli a marchio Jeep e Dodge, accusati di aver violato il "Clean Air Act", le norme sulle emissioni. E c'è già chi parla di un'altra multa dalle proporzioni colossali: circa 4,60 miliardi di dollari. Un'accusa respinta al mittente in modo stizzito da Sergio Marchionne, che oltre ad assicurare di voler risolvere la questione in "modo corretto ed equo", ha ribadito che i veicoli diesel del gruppo rispettano tutte le normative.

In questa storia, fatta di sforzi, norme stringenti e campagne di richiamo totalmente gratuite, suona come incredibile l'atteggiamento di molti tedeschi, restii a passare in officina. Tanto da indurre la motorizzazione a minacciare il ritiro dell'omologazione di tutti i modelli che non saranno sottoposte ai controlli.

Dieselgate all'italiana

E l'Italia? Ah, già, l'Italia. Lo scorso mese di maggio, la Commissione Europea ha avviato l'ennesima procedura d'infrazione contro il nostro paese, accusato di non aver effettuato i controlli necessari sulle vetture del gruppo FCA. Anzi, a dirla tutta proprio l'Italia sembra essere fra i paesi più propensi a superare in modo indolore la questione "dieselgate", come dimostrato dal voto contrario sulla creazione di un'autorità di controllo europea e soprattutto da una serie di test varati dal Ministero dei Trasporti, definiti dagli esperti "pieni di buchi e omissioni". In effetti abbiamo così tanti scandali a cui badare, che quello sulle emissioni sembra uno scherzo fra educande.

Accuse che fanno il paio con quanto denunciato dall'ong ambientalista "Transport & Environment" che a conforto delle proprie parole ha diffuso un documento dal titolo inquietante: "Per gli stati membri il dieselgate non è mai esistito".

Eppure, onore al merito, è grazie alla testardaggine di "Altroconsumo" se la terza sezione del Tribunale di Venezia ha accolto l'istanza di una class-action (https://www.altroconsumo.it/auto-e-moto/automobili/news/altroconusmo-contro-volkswagen) che promette di ottenere indietro il 15% del prezzo d'acquisto su vetture Volkswagen, Audi, Skoda e Seat. Secondo alcune stime potrebbe interessare circa 650 mila vetture circolanti nel nostro paese, a fronte di 30.000 consumatori che finora hanno firmato la petizione. Pochi, per via della scarsa informazione, ma sufficienti a mandare in tilt la cancelleria del tribunale veneziano.

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