Donne, quanto cammino ancora da fare

| Oggi la giornata dedicata alle donne, tempo di bilanci. Intervista al giurista Vincenzo Maltese. Dai conflitti familiari alle violenze di genere. Ancora discriminazioni

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Di Germana Zuffanti
Oggi ricorre una data importante. Una conquista. Forse non tutti sanno, forse non tutte sanno quale sia davvero il significato della ricorrenza dell’8 marzo, dalle origini il 28 febbraio 1909 negli Stati Uniti fino alla ricorrenza nostrana del primo centenario della “Giornata Internazionale della Donna.” Oggi si festeggia la liberazione dalle ingiustizie e dalle discriminazioni di genere.

Ancora oggi tuttavia le donne si battono per vedere riconosciuti quei diritti che non sono considerati naturali, quali la pari dignità nel lavoro ed in famiglia nonché la tutela penale e sociale adeguata al ruolo di moglie e madre che spesso viene sottovalutato ed offeso, anzi usato per ferire l’orgoglio e la dignità umana, non solo femminile. 

Quindi ancora oggi, per questa ricorrenza, parliamo di come le donne possono ancora di più vincere le loro battaglie quotidiane per affrontare una guerra che è di tutti: i femminicidi, le violenze, le sottomissioni, i silenzi e le povertà umane. E ne parliamo con un uomo, un avvocato, che ha fatto del suo mestiere una vocazione, come tanti altri di cui non si parla mai, in una terra, la Sicilia, così bella eppure così arcaica, dove i retaggi ancestrali sono più forti che mai e dove, ancora oggi, una donna, se vuole fermarsi a prendere un caffè in un bar da sola, deve provare vergogna o essere additata. 

Lui è Vincenzo Maltese, si occupa di diritto civile e penale, con particolare attenzione ai conflitti familiari, dalle violenze in ambito domestico, fino allo stalking che troppo spesso ormai sfocia in efferati delitti di femminicidio. 

Qual è, ad oggi, secondo lei, la realtà? Le donne possono davvero festeggiare questa vittoria? Quando si parla di tutela e bisogno di maggiori garanzie per la legge si tratta di soggetti deboli, con particolari criticità, è cosi?

Le cronache parlano chiaro ed i numeri sono allarmanti. Stiamo parlando di fatti che riguardano soggetti deboli e svantaggiati, ed io, come uomo e come professionista, avvicinandomi a queste storie, non posso non  sentire il dovere morale di aiutare e prestare attenzione, con senso di responsabilità, nel tutelare chi non fa altro che chiedere aiuto e in un certo senso protezione, dalla legge e dalla magistratura.  Proprio così, quando si è vittime di violenze ci si vuole sentire ascoltati, prima ancora che dalle Forze dell’Ordine, da qualcuno cui affidarsi che sappia consigliare sulla cosa giusta da fare. Il principio di affidamento alle istituzioni si realizza nell’atto della denuncia ai Carabinieri od alla Polizia, ma il bisogno di aiuto deve essere colto ed interpretato. Io ad esempio preferisco subito inoltrare denuncia e procedere presso la Procura della Repubblica: da questo momento infatti si intraprende un percorso di sostegno per quelle donne vittima di violenza che a noi legali si rivolgono. 

 

Spesso le vittime tacciono, spesso hanno paura per se stesse e per i figli, la legge è debole sul punto, senza grandi prove o senza il reato materiale non si può procedere… Cosa fa lo Stato e come pensa di potere fronteggiare questo dilagare di violenza? L’impunità diventa uno stimolo alla commissione di qualsivoglia violenza domestica, magari latente e fatta di omissioni. Cosa accade nel mondo del diritto?

 

Lo Stato deve fare la sua parte fino in fondo, i numeri delle vittime sono allarmanti e solo con un intervento deciso e un cambio di rotta si può veramente ottenere un intervento preventivo tale da salvare una vita umana. Per questo accolgo di buon grado il disegno di legge (DDL) chiamato "CODICE ROSSO", già approvato lo scorso 29 novembre 2018 dal Consiglio dei Ministri, che porta le firme del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede (M5S) e di quello della Pubblica amministrazione Giulia Bongiorno (Lega). 

Alcuni punti fondamentali della nuova legge sono l’obbligo per la polizia giudiziaria, in presenza di determinati reati, di dare priorità alle indagini, escludendo la possibilità che quest’ultima valuti discrezionalmente l’esistenza dell’urgenza. I reati rubricati vanno dai maltrattamenti contro familiari e conviventi, violenza sessuale aggravata e non, atti sessuali con minori, corruzione di minori, violenza sessuale di gruppo, stalking, lesioni personali aggravate, commessi in contesti familiari o di convivenza. 

Dalla comunicazione della notizia di reato, il Pubblico ministero avrà tre giorni di tempo per ascoltare la testimonianza della vittima e da qui l’opportunità delle misure cautelari da adottare. Sono previste anche delle lezioni formative per gli organi delle Forze dell'Ordine che ricevono le denunce. Le fasi successive d’indagine avranno tempi immediati. 

Cosa fare quindi?  Una donna cosa ha il diritto ed il dovere di fare?

Per poter intervenire bisogna comunque denunciare, non vi sono alternative. Spesso le donne pensano di poter risolvere tutto con la separazione legale, ma così non è.  L'uomo violento che non accetta la fine della sua relazione è disposto ad andare fino in fondo ed è lì che la donna rischia anche la vita. Io posso solo dire questo, in base alla mia esperienza: è in gioco tutto, famiglia, affetti, dignità, per proteggere se stesse ed i figli, spesso le vittime vere di queste violenze.  

Nella mia esperienza professionale, dopo un primo momento di difficoltà e di crisi, chi ha denunciato ottenendo misure interdittive nella fase delle indagini e poi una sentenza di condanna, è riuscito a venirne fuori e si è anche rifatta una nuova vita con un nuovo compagno. Certo, attualmente con l'attuale sistema, può passare un notevole lasso di tempo prima che la denuncia giunga al magistrato, a volte può essere anche fatale!! Ma è fondamentale che si comprenda la gravità dei fatti e ci si attivi immediatamente.

Ci potrebbero essere degli emendamenti ma è auspicabile poter avere in tempi brevissimi il testo definitivo della nuova legge.

Cosa augura oggi alle donne?

Il mio augurio ed auspicio è che non perdano mai la dignità di esseri umani, trovando il coraggio di affrontare scelte dolorose e forti quanto necessarie. Ogni donna ha diritto di vivere liberamente il proprio stato, senza che nulla le venga precluso perché donna e senza che venga calpestata pensando che non possa reagire alle offese.  Ho ascoltato tante storie di donne, lavoro in Sicilia ma ho intessuto rapporti con altre realtà,  per cui vedo che le storie hanno sempre più o meno lo stesso sfondo anche se cambiano gli attori. Con il collega Maurizio Cardona di Di-Action abbiamo deciso di unire le forze (sono presidente dell'Associazione Osservatorio per la Legalità di Trapani) confrontarci su particolari casi discutendo di sentenze e tematiche riguardanti il diritto di famiglia in tutte le sue articolazioni ed organizzando convegni o eventi con temi di stringente attualità.

Non escludo che organizzeremo assieme un evento sulla nuova legge chiamata "Codice Rosso", cui invitare tutti, non solo gli addetti ai lavori, ma anche le donne perché, attraverso il sostegno e le informazioni su chi può aiutarle, ancora una volta dopo decine di anni e secoli di cambiamenti, possano riafferrmare la forza della vita. Perché la donna ha un dono che è la sua forza e la sua arma più bella, potere generare la vita.

 

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