Escursione nell'inferno
misteri e polemiche

| Solo l'inchiesta potrà accertare le responsabilità e gli errori commessi dalla guida alpina responsabile del gruppo, morta con la moglie. Attesa per le dichiarazioni di due superstiti tedeschi, ancora in ospedale. Pro e contro

+ Miei preferiti

Sette morti per una gita in montagna sono troppi per lasciarsi tentare  da una specie di referendum pro o contro la guida Mario Castiglioni, morto anche lui con la moglie nell’inferno del whiteout. Nella foto di apertura, l'immagine ripresa da una webcam in territorio svizzero, ecco come si presentava la zona di Arolla la mattina della tragedia. A questo punto solo la procura del cantone valesse, alla fine di un’indagine che si annuncia minuziosa, potrà dare le risposte che ora tutti si attendono, soprattutto i familiari delle vittime. Tutti erano assicurati, sono in gioco anche profili risarcitori molto alti. Può sembrare prematuro affrontare un tema come questo ma è una parte importante, in vicende così complesse e contradditorie.

IL METEO

Spiega, nell’unico comunicato ufficiale, il 2 maggio, la procura vallese: «Le condizioni meteo erano già compromesse alle 9 della mattina”. Sul percorso c’è il gruppo italiano, guidato da “Mario La Guida” e poi un’altro di quattro sci-alpinisti francesi: “All’incirca al passaggio della Serpentine, verso le 10 del mattino, i due gruppi sembrano aver cominciato a deviare rispetto all’itinerario abituale. Le condizioni meteo erano pessime e la visibilità limitata a qualche metro…Durante la notte non ha lasciato il suo gruppo…I due gruppi di scialpinisti hanno dormito alla Cabane des Dix durante la notte tra sabato e domenica 28 e 29 aprile 2018. Domenica mattina, verso le 6.30, il gruppo di francesi, senza guida,è partito alla volta della Cabane des Vignettes, mentre l’altro, condotto dalla guida italiana, inizialmente era diretto al rifugio Nacamuli», più distante, nell’alta valle di Bionaz (Aosta). 

ATTREZZATURE E SICUREZZA

Mario Castiglioni «aveva con sè tutti i dispositivi necessari per la sicurezza, Gps, telefono satellitare e smartphone con carta topografica svizzera». Lo dicono, anzi lo scrivono, le guide alpine in sua difesa, in base - affermano - a quanto recuperato nella zaino della guida dalla polizia". Dunque, una notizia ufficiale. Insistono sul fatto che   "Mario ha scalato tre ottomila, è salito su montagne assai difficili in Patagonia. Faceva la guida alpina a tempo pieno dal 1992. Le ricostruzioni che stanno emergendo della tragedia che è avvenuta sull’Haute Route Chamonix-Zermatt sono ingenerose nei suoi confronti. È morto nel tentativo di salvare gli alpinisti rimasti bloccati nella bufera. È stato il primo a perdere la vita, proprio per cercare di portarli fuori da quella situazione». Lo ha detto Lorenzo Naddei, una guida alpina milanese. E ancora:«Il gruppo era perfettamente attrezzato per l’itinerario dal punto di vista dell’equipaggiamento, la guida alpina aveva con sé tutti i dispositivi necessari per la sicurezza. Secondo le guide, le condizioni della neve e le previsioni meteo avrebbero permesso di compiere il percorso. Le prospettive parlavano di un peggioramento meteo, ma comunque compatibile con il tempo necessario a coprire la tappa che di solito richiede circa 6 ore di marcia. Fino alle 9.30 circa le condizioni meteorologiche sono state buone, con ottima visibilità: nell’arco di pochi minuti è subentrata una tempesta molto violenta (temperature molto al di sotto dello zero e venti oltre i 100 chilometri orari)». 

IL MISTERO DEL PERCORSO

Il gruppo organizzato dalla Mlg Mountain era composto da 10 persone. Ne sono sopravvissute 3. Uno, Tommaso Piccioli, architetto di Riccione amico degli sci-alpinisti di Bolzano morti, ha accusato Castiglioni di “non conoscere il percorso, di non avere con sé il Gps, di essere partito con il meteo avverso e di avere sbagliato strada 4 volte”. In effetti, qualcosa non quadra. Visto il maltempo - si trattava della penultima tappa dell’Haute Alpes Chamonix-Zermatt, la guida decideva di dirigersi invece che verso la destinazione naturale,  la Cabane des Vignettes al Pigne d’Arolla, verso  il rifugio Nacamuli, in Valpelline. Da lì poi avrebbero raggiunto Zermatt. Ma per raggiungere la Valtellina ci volevano più ore di cammino e nessuno dei rifugisti, quelli di Nacamuli e delle Vignettes aveva pensato di dare l’allarme. Un mistero. Perché quel percorso più lungo che ha esposto gli scialpinisti a una prova ancora più impegnativa? Tra loro c’erano ultra-cinquantenni, donne non proprio allenate a prove così impegnative, e sono state infatti le prime a morire.

L’ABBIGLIAMENTO

Non inganni la stagione. Chi va per mare o in montagna ha sempre, o dovrebbe, avere in mente un antico detto: “Alla natura si dà del voi”, mai del tu. La saggezza popolare indica nel rispetto e nel timore, le parole-chiave per sopravvivere. Il meteo di quella mattina non era buono ma nemmeno catastrofico. Castiglioni aveva pensato di prendere una scorciatoia per raggiungere più in fretta la meta. Ma ora l’inchiesta dovrà accertare anche dettagli in apparenza banali, se gli escursionisti avevano indossato capi adatti ad affrontare ogni eventualità. Qualcuno ha detto che avevano solo tute tecniche leggere e zaini privi di capi adatti ad affrontare temperature severe. Alla partenza il barometro segnava alcuni gradi sopra lo zero, durante la tempesta c’è stata una diminuzione tra i 5 e i 10 gradi, anche se la temperatura percepita era anche - 20. Sarebbero morti per ipotermia se avessero indossati capi adeguati? Le temperature non erano così proibitive. Solo la procura vallese, i cui medici legali e investigatori, che hanno esaminato i corpi, possono rispondere a questa fondamentale domanda. Rispèoste arriveranno anche dalle autopsie.

LE DUE FIGURE-CHIAVE

I due sopravvissuti che non hanno ancora detto nulla, tuttora ricoverati negli ospedali svizzeri, in via di ripresa, saranno decisivi con le loro testimonianze, non rese ai giornalisti o alle tv ma al magistrato inquirente, per accertare tutti gli aspetti ancora controversi. Sono una coppia di giovani tedeschi. Si vedrà così se il loro racconto coincide con l’accorato j’accuse di Tommaso Piccioli. l’unico che per ora ha parlato. Chiederanno loro tutti i particolari della tragica spedizione; come si era regolato Mario Castiglioni, come erano attrezzati, perché quella sosta in una  forcella rocciosa priva di neve dove era impossibile ripararsi, mentre i sci-alpinisti francesi, tutti salvi, si erano rifugiati in una zona più sicura; quando Castiglioni abbandonò i suoi clienti sul punto di morire e perché. Avevano pagato una quota di 1200 euro ciascuno, compresa la quota assicurativa.  Piccioli ha detto che era consapevole del maltempo in arrivo. Perché allora è partito lo stesso? Ha detto di avere guidato lui il gruppo perché Castiglioni non aveva il Gps ma i colleghi lo smentiscono; ha detto che la guida si era allontanata per ritrovare il sentiero. Ma i suoi colleghi affermano che quel percorso lo aveva fatto tantissime volte, l’ultima pochi giorni prima, a marzo. La verità è ancora lontana. Nell’attesa, meglio non sbilanciarsi a favore o contro il responsabile di un’escursione finita all’inferno. 

MISTERO SULLE PRENOTAZIONI

Ma sul comportamento di Castiglioni un teste afferma che “non ha lasciato il suo gruppo durante la notte”. Dunque? Sarebbe precipitato all’alba giù dalle rocce dove poi è stato trovato dai soccorritori? Morto di freddo o per le lesioni riportate nella caduta? Accertata anche l’ora della partenza dal Rifugio Des Dix: le  6,30 di domenica. La squadra francese, senza guida, si stava dirigendo verso Les Vignettes. Il gruppo italiano intendeva, come si s’è detto, recarsi al rifugio Nacamuli in Italia. Maurizio Piffari, il responsabile del rifugio, non conferma né nega di aver registrato una prenotazione a nome di questo gruppo. “Spesso le prenotazioni non sono registrate per nome", spiega. Molto strano, se non altro. Il rifugio non “aveva visto un cliente a causa della fine di stagione da almeno 8 giorni”.

 

Italia
Mangia in un ristorante e sparisce: nuovi guai per Riccardo Bossi
Mangia in un ristorante e sparisce: nuovi guai per Riccardo Bossi
Il primogenito del Senatur, non nuovo a questo genere di imprese, denunciato da un ristoratore fiorentino per insolvenza fraudolenta
Tav: rotto l’ultimo diaframma del tunnel
Tav: rotto l’ultimo diaframma del tunnel
Alla presenza di autorità italiane e francesi, la fresa Federica ha infranto l’ultimo frammento del tunnel di base della linea ad alta velocità Torino-Lione
Silvia Romano portata in Somalia
Silvia Romano portata in Somalia
È quanto emerge dalla indagini della procura di Roma, che sta svolgendo indagini con la collaborazione della polizia kenyana. Sempre più credibile l’ipotesi di un sequestro su commissione
'Di Maio sciacallo in cerca di voti', parola di Zingaretti
E Gigino: "Mai con il pd", criminalizzato per il caso Bibbiano. Zingaretti: "bugiardo seriale", "indecente", "pensa prima alle poltrone". Ecco i reciproci complimenti di chi sta varando il ribaltone. A pagare, come sempre, gli italiani
La giunta regionale del Piemonte in visita al cantiere Tav
La giunta regionale del Piemonte in visita al cantiere Tav
Il governatore Cirio ha guidato la delegazione in visita a Chiomonte nella sezione transfrontaliera della futura linea ferroviaria Torino-Lione
Marcinelle, la strage dei minatori italiani
Marcinelle, la strage dei minatori italiani
L'8 agosto 1956 la tragedia del lavoro più grave del Dopoguerra: 136 emigrati italiani morirono in una miniera belga. La tragica storia dell'ex minatore Antonio Iannetta
Imane è morta per cause naturali?
Imane è morta per cause naturali?
Le anticipazioni di un’agenzia di stampa della relazione che sta per essere depositata dal team di medici legali sembrano escludere la morte violenta
L’ora della verità per i due Marò
L’ora della verità per i due Marò
Alla corte arbitrale de l’Aia sono iniziate le udienze finali per stabilire dove dovranno essere processati i fucilieri Latorre e Girone. La sentenza entro sei mesi
Muore un profugo al CPR di Torino, esplode la violenza
Muore un profugo al CPR di Torino, esplode la violenza
Un cittadino del Bangladesh sarebbe stato trovato senza vita questa mattina. Fra notizie contrastanti il medico conferma la morte per cause naturali. Incendi e proteste
Tenta il suicidio, salvato dagli agenti
Tenta il suicidio, salvato dagli agenti
Un uomo con problemi mentali ha tentato di scavalcare le barriere per lanciarsi lungo la massicciata della ferrovia. È successo a Torino, nella zona del parco Ruffini