Licenziata da Ikea, madre perde il ricorso

| Inutile la mobilitazione dei colleghi dopo il licenziamento di una lavoratrice che aveva solo chiesto di accedere un figlio disabile nelle prime ore della mattina, Il giudice ha respinto il ricorso

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Marica Ricutti, la madre lavoratrice licenziata da Ikea, secondo la quale il licenziamento era "discriminatorio" e che chiedeva il reintegro e il risarcimento del danno, ha perso il ricorso. Per il giudice non c'è stata discriminazione. La donna era stata licenziata da Ikea perché non riusciva a osservare gli orari in quanto madre di due figli piccoli di cui uno disabile. La ex addetta della azienda svedese lavorava da quasi vent'anni nello stabilimento di Corsico. La Filcam-Cgil, che ha messo a disposizione della ex dipendente la assistenza legale, ha fatto sapere che "il provvedimento appare ingiusto e non condivisibile, e per questo la lavoratrice, con il sostegno della Filcams-Cgil Milano, ha già dato mandato ai suoi legali di presentare il ricorso in opposizione, che nei prossimi giorni verrà depositato. La decisione del giudice non sembra infatti tenere in alcuna considerazione una serie di questioni", continua la Filcams Cgil.

"Si tratta di un provvedimento non definitivo con cui il giudice, a seguito di una prima valutazione in fase di urgenza, ha ritenuto legittimo il provvedimento espulsivo adottato nei confronti della lavoratrice, la quale si sarebbe resa colpevole di gravi mancanze, 'disattendendo apertamente disposizioni aziendali'", conclude la nota. Accade nel mondo in apparenza iperdemocratico e progressista di Ikea. I manager della sede di Corsico (Lombardia) hanno  licenziato in tronco una lavoratrice, madre separata con due figli di cui uno disabile, perché non può cominciare a lavorare alle 7 del mattino. In solidarietà con la donna, Marica Ricutti, 39 anni, i colleghi di Corsico hanno scioperato oggi per due ore e hanno deciso per il 5 dicembre un presidio davanti al luogo di lavoro. La donna aveva accettato il cambiamento di reparto nel punto vendita alle porte di Milano, chiedendo che il gruppo svedese le andasse incontro per gli orari. All'inizio Ikea avrebbe dato l'assenso ma poi l'atteggiamento sarebbe cambiato. A Marica era stato contestato l'orario che faceva prima (con inizio alle 9 di mattina) e che aveva adottato nel nuovo reparto. Poi il licenziamento in tronco essendo venuto meno il rapporto di fiducia con la lavoratrice (che ha l'articolo 18) in due occasioni nella quali la donna si era presentata al lavoro in orari diversi da quello previsto. "Ikea dà un segnale a tutti: se non rispetti gli orari, te ne vai" sintetizzava il segretario milanese della Filcams Cgil, Marco Beretta. "Mi opporrò al licenziamento con tutte le mie forze - aveva detto Marica Ricutti che ha subito impugnato il provvedimento - è una questione di dignità".

 

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