Il ritorno di Amanda Knox

| L’ex studentessa di Seattle, condannata e poi assolta per il delitto di Meredith Kercher, ammette di avere l’Italia nel cuore. Vorrebbe tornare, perché pensa sia giusto fare pace con quel che ancora resta a galla di questa vicenda

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Al di là delle questioni giudiziarie, fra Amanda e l’Italia la ferita è aperta: in un’intervista rilasciata ad un’emittente norvegese, la studentessa americana ha accettato di ripercorrere le tappe della vicenda che la vide fra i protagonisti della morte violenta di Meredith Kercher, la studentessa inglese uccisa nel 2007 non si sa da chi.

Amanda parla delle tappe del processo, dei quattro anni passati in galera e del ritorno alla vita, dopo la sentenza di assoluzione che le ha permesso di tornare a casa sua, in America. Un’esperienza che l’ha spinta a prestare la propria voce a chi subisce condanne ingiuste, partecipando al programma televisivo “The Scarlet Letters Report”.

Ma ha un cruccio, l’ex studentessa di Seattle, oggi 31enne: l’Italia. Vorrebbe tornare, sente dentro che sia giusto: “Ho una relazione complicata con l’Italia, ma non la odio. Parlo ancora italiano e lì ho tanti amici, ma molti italiani sono ancora convinti che io sia colpevole: per loro ‘Foxy Knoxy’ è solo una puttana. Sono consapevole che sarà un ritorno traumatico: me ne sono resa conto qualche tempo fa, quando sono andata al cinema a vedere un film italiano in cui parlavano in dialetto napoletano. L’avevo sentito per la prima volta in galera: mi batteva così forte il cuore che sono dovuta uscire dalla sala”.

Fra i dubbi rimasti nella mente di Amanda la figura di Giuliano Mignini, il procuratore: “Per capire cosa mi ha fatto forse mi sarebbe bastato convincermi che è un uomo malvagio, ma ho voluto capire meglio e attraverso il documentario di Netflix ho scoperto che è padre di quattro figlie e identificandosi nella vicenda ha scelto di trovare un colpevole ad ogni costo. Ma non capiva che quell’impulso lo stava facendo entrare in un tunnel che lo rendeva incapace di vedere al di là. Non so se da allora ha cambiato idea: l’ho incontrato solo nella stanza dell’interrogatorio e nell’aula del tribunale, ma mi piacerebbe sedermi con lui per capire se ha cambiato opinione”.

Secondo Amanda, fu Rudy Guede ad uccidere la sua coinquilina Meredith, con la cui famiglia non ha avuto più alcun contatto: “Mi piacerebbe parlare con loro”. Poi le parole sfiorano Raffaele Sollecito, il fidanzato di allora. La Knox parla di una relazione complicata, ma ammette “Per me è importante, ma siamo dei sopravvissuti ad un trauma profondo. La nostra relazione è stata l’esperienza peggiore della nostra vita, e quando ci vediamo i ricordi tornano a galla. Raffaele ha lavorato sodo per riavere la sua identità, ma in fondo gli è andata bene, perché io ero l’odiata ‘Foxy Knoxy’ e lui una figura di secondo piano. Non ci vediamo spesso, ma quando viene a Seattle è ospite a casa mia. Quando tornerò in Italia lo vedrò sicuramente”.

La vicenda che vede coinvolta Amanda Knox inizia la sera del 1° novembre 2007 a Perugia, la notte di Halloween: Meredith Kercher, studentessa londinese che divide l’appartamento con la Knox e altri studenti, viene ritrovata cadavere nella propria stanza da letto con la gola tagliata. Sotto i riflettori finiscono quasi subito le figure di Amanda Knox, Raffaele Sollecito e l’ivoriano Rudy Guede.

Il processo si rivela un tortuoso percorso a ostacoli: si chiude in primo grado con la condanna per concorso in omicidio dei due fidanzatini, Knox e Sollecito. Sentenza completamente ribaltata nel 2011, quando la Corte d’Assise e d’Appello li assolve per non aver commesso il fatto. Amanda viene condannata a tre anni per calunnia nei confronti di Patrick Lubumba, dai lei indicato come possibile colpevole e risultato estraneo ai fatti.

Un nuovo clamoroso ribaltone arriva il 30 gennaio 2014, con la sentenza della Corte d’Assise e d’Appello di Firenze, che ritiene la Knox e Sollecito colpevoli, condannando lei a 28 anni e 6 mesi, e Sollecito a 25 anni di reclusione. Il colpo di scena che chiude la complica vicenda processuale va in scena il 27 marzo 2015: la quinta sezione penale della Corte Suprema di Cassazione annulla senza rinvio le condanne a Raffaele Sollecito e Amanda Knox, assolti per non aver commesso il fatto.

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