La breve vita felice di Marco

| Aveva 11 anni. Il padre ha incendiato la casa e forse ha chiuso a chiave la porta della camera dal bambino soffocato dal fumo. La disperazione della madre. Perchè non fu arrestato dopo le denunce? Una crisi coniugale raccontata dai social

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Domani è la giornata contro la violenza sulle donne ma noi, ora, vogliamo ricordare Marco Zani, 11 anni morto soffocato dal fumo nella villetta dei genitori a Sabbioneta,  a causa dell’incendio provocato dal padre, Gianfranco Zani, 52 anni, separato dalla moglie Sicla, di origine slovena, da un paio d’anni, ev da cui ha avuto tre figli bellissimi. Marco era il secondo. Era un ragazzino in gamba, bravo a scuola, vivace, legatissimo ai genitori. La sua storia, la sua breve vita davvero felice, la racconta, dal 2012, il profilo facebook di Sicla. E’ un documento straordinario, che fa riflettere tutti sulla violenza che nasce tra le mura domestiche abitate dalla gente più normale del mondo, che oggi produce più vittime della mafia.



Sicla e Giancarlo, artigiano stimato nel paese, si sono conosciuti nel 2008 ed è stato un grande amore, almeno in apparenza, Un’unione arricchita dalla nascita dei bambini, circondati da un mare di affetto e tante attenzioni. Non è dato sapere cosa e quando s’è rotta l’armonia da Mulino Bianco nella coppia. Sino al 2013, nell’album di Sicla, compariva spesso il marito al fianco dei figli. Un giorno la foto di un Suv e un post: “Grazie amore mio per lo splendido regalo…”. Giancarlo, ora sotto osservazione in un istituto psichiatrico (si teme che possa suicidarsi) in attesa di essere trasferito in una cella con l’accusa di omicidio volontario aggravato, compare spesso, sorridente e in atteggiamenti affettuosi con la moglie e i figli, nelle decine di immagini del tempo che fu. Ma da fine 2013 in poi è come sparito, cancellato dalla vita quotidiana di mamma e bambini.

Lui è diventato violento, picchia Silca, il figlio più grande e forse anche Marco, costretto mesi fa a farsi medicare al pronto soccorso. Oggi i suoi professori e i suoi compagni gli hanno scritto delle lettere in cui lo ricordano con una commozione che non si può descrivere con parole umane. Sicla è una donna forte e spesso lo ha denunciato, tanto che alla fine un giudice gli aveva imposto di non avvicinarsi più, nel raggio di 100 metri, alla villetta di famiglia. Dormiva in un capannone e dai familiari. Ma era furioso contro la donna che, sempre su fb, che fa da puntuale e aggiornato diario di una tragedia forse prevedibile, aveva annunciato di “iniziare una nuova vita”. Lui per sempre dimenticato, consegnato per sempre all’oblio eterno. Di soldi, alla sua famiglia, non ne passava più. Ogni incontro con lei si concludeva con liti, minacce e violenze. Aveva scritto: “Vi brucio tutti”. E così ha fatto. Gli inquirenti sospettano persinp che abbia chiuso a chiave la cameretta dove c’era solo Marco, gli altri due figli erano infatti con la madre, così una volta che il fuoco ha iniziato a bruciare il letto, il bambino innocente è stato soffocato dal fumo. Una morte atroce e stupida. Se davvero è stato così, non gli ha lasciato scampo, per punire una madre nel modo più crudele. Giancarlo Zani lo hanno arrestato in un bar, subito ha negato ("Non c'entro con l'incendio, non sono stato io"), ma lo inchiodano le testimonianze della moglie, che lo ha incrociato sotto la villetta dopo il delitto e quelle dei vicini che lo hanno visto aggirarsi nei dintorni. Aveva speronato l’auto della moglie con il suo furgone. Il suo negare non gli servirà ad evitare l’ergastolo. S’è chiuso in un sinistro mutismo, sa di avere ucciso il figlio che lo adorava. Di questo rapporto speciale, lo raccontano le decine di foto che lo ritraggono assieme a lui. In moto, sulla spiaggia, in un parco giochi, nel campetto di calcio, al ristorante, tra le mura domestiche. Ci sono già polemiche perché forse, dopo le minacce, non ci sono stati interventi efficaci. Doveva essere arrestato, come avevano chiesto i carabinieri e la procura, ma fu ritenuto sufficiente l’allontanamento coatto. “Mi dicevano di avere pazienza, di stare tranquilla…”, dice tra le lacrime Sicla. Che ha lasciato un post finale: “R.I.P cucciolo mio bello eri un angelo e adesso lo sei nel vero senso della parola....la mamma ti porterà sempre nel cuore amore mio meraviglioso “. E un messaggio per l’assassino: “Maledetto bastardo spero tu bruci all’inferno”. 

[m.n.]

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