La ricetta italiana verso il declino

| La crescita zero dell’economia italiana è il forte segnale di un grave problema che dovrebbe essere affrontato radicalmente. Ma tra slogan e contrattacchi populisti verso chi solleva dubbi, manca una chiara strategia

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di Marco Belletti

Congo, Guinea Equatoriale, Siria, Venezuela e Yemen. Sono, in ordine alfabetico, gli unici Paesi al mondo che si sono piazzati peggio dell’Italia per quanto riguarda la crescita dell’economia nazionale. A dichiararlo è l’OCSE,l’organizzazione internazionale per la cooperazione e lo sviluppo economico. Oltre a realizzare studi economici per i 35 Paesi aderenti, che tra loro hanno in comune un’economia di mercato, l’OCSE svolge il ruolo di assemblea consultiva per confrontare le esperienze politiche, risolvere problemi comuni, identificare pratiche commerciali e coordinare politiche locali e internazionali delle varie nazioni aderenti.

Nel “Rapporto sull’Italia”, che contiene le ultime stime aggiornate dell’OCSE, emerge che nell’ultimo anno è raddoppiata la velocità con cui cresce il nostro debito pubblico e che la nostra economia si è arrestata. Negli ultimi anni l’Italia ha registrato una ripresa modesta che ora si sta indebolendo. Nel 2019 il PIL dovrebbe registrare una contrazione dello 0,2% e un aumento dello 0,5% nel 2020. La politica di bilancio espansiva e una debole crescita faranno lievitare il disavanzo delle finanze pubbliche, che passerà dal 2,1% del PIL nel 2018 al 2,5% nel 2019, mentre il debito salirà al 134%.

Questa battuta d’arresto arriva dopo quattordici trimestri di performance positive e la cosiddetta recessione tecnica – ovvero la contrazione del PIL nell’ambito della fascia dell’1% – è il primo passo per affondare nella crisi economica.

Secondo l’OCSE la salute del settore bancario è strettamente connessa alla finanza pubblica e ai suoi effetti sui rendimenti dei titoli di Stato. L’organizzazione si dichiara inquieta per le misure avviate dal nostro Governo: ritiene sia da abrogare Quota 100 e considera il reddito di cittadinanza un rischio che incoraggia l’occupazione informale e che può creare povertà.

Il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker ha commentato i dati dell’OCSE affermando che i problemi dell’Italia continueranno ad aumentare e che i livelli di crescita economica annunciati dal Governo Conte si sono rivelati imprecisi, fatto che tutti avevano previsto tranne chi guida l’Italia, riferendosi a quando la commissione europea aveva bocciato gli esiti della nostra manovra, annunciata lo scorso autunno.

Dati decisamente allarmanti, cui all’epoca aveva replicato il ministro Salvini affermando che non si sarebbero fatti passi indietro in quanto grazie a quelle operazioni l’Italia sarebbe cresciuta. E ora il ministro Di Maio replica all’OCSE di rispettare l’opinione di tutti ma di non accettare intromissioni nell’autorità del Governo di cui fa parte, né di poter sopportare chi non perde occasione per sparare contro gli italiani.

Purtroppo per i nostri rappresentanti governativi, sono numerose anche in Italia le voci preoccupate per come sta andando la nostra economia. Claudio Pucci, vicepresidente di Unimpresa, analizzando dati forniti dalla Banca d’Italia mette in evidenza come nell’ultimo anno sia raddoppiata la velocità con cui cresce il nostro debito pubblico, che porta l’Italia a bruciare quasi sei miliardi di euro al mese: nel 2017 il debito cresceva al ritmo di 2,93 miliardi al mese. Secondo il vicepresidente di Unimpresa la responsabilità è soprattutto del Governo Conte e in parte di quello Gentiloni che l’ha preceduto, in quanto le scelte che hanno effettuato in tema di economia non sono efficaci. Pucci infine punta il dito sull’immagine negativa che stiamo fornendo all’estero, agli investitori stranieri, e ritiene che il Governo stia cercando di ottenere consenso a breve termine sacrificando i risultati di lungo periodo.

Anche Confindustria si è espressa in modo tutt’altro che ottimistico, sottolineando come la manovra del reddito di cittadinanza sia di fatto irrilevante per la crescita del PIL. La Confederazione generale dell'industria italiana ritiene che nel 2019 la crescita sarà pari a zero, un lieve +0,4% nel 2020 e che rispetto alle stime precedenti il PIL crescerà lo 0,9% in meno con un deficit al 2,6%, +0,6% rispetto a quanto affermato dal Governo.

I suggerimenti dell’OCSE

Senza entrare nel merito sulle ingerenze o presunte tali delle organizzazioni europee nella gestione economica e politica del nostro Paese, l’OCSE propone anche qualche intervento da attuare per uscire dalla palude in cui sembra sia finita l’Italia.

Innanzitutto una maggiore adesione spontanea agli obblighi tributari e il contrasto vigoroso all’evasione fiscale, essenziali per aumentare il gettito fiscale e consentire così la riduzione delle aliquote fiscali, per rendere più equo il sistema tributario. Ovviamente, con la raccomandazione di evitare i condoni fiscali ripetuti e abbassare la soglia massima per i pagamenti in contanti.

Angel Gurria è il segretario generale dell’OCSE: “Oggi l’economia italiana è ufficialmente in stallo e il suo rallentamento sottolinea ancora una volta l’urgenza di sviluppare politiche per rivitalizzare la crescita”.

Alla presentazione del rapporto economico sull’Italia, Gurria ha affermato che il nostro Paese “continua ad affrontare significativi problemi in campo economico e sociale. Per risolverli è necessario adottare una serie di riforme pluriennali per favorire una crescita più solida e inclusiva e ripristinare la fiducia nella capacità di riforma”. Nella stessa occasione il segretario OCSE ha anche spiegato come “annullare il pensionamento anticipato introdotto con Quota 100 potrebbe consentire di liberare risorse per 40 miliardi di euro entro il 2025”, concludendo che in Italia “il tenore materiale di vita, inteso come PIL pro capite, è praticamente allo stesso livello del 2000”.

Allo stato attuale della situazione italiana non sembra possibile un ritorno alla crescita in tempi brevi e – anche secondo i massimi esponenti economici europei – le scelte del nostro Governo hanno accelerato il cammino verso la crisi economica.

A livello teorico non sarebbe opportuno ignorare che chi fa industria in Italia, chi governa l’Europa e chi studia da quasi sessant’anni l’economia mondiale esprima forti dubbi sulla manovra italiana. E invece sembra che alcuni politici italiani non si rendano conto della gravità della situazione, continuando a parlare per proclami cercando in ogni modo di distogliere l’attenzione dei cittadini dai problemi gravi verso altri presunti pericoli, come la falsa invasione degli extracomunitari, istigando al razzismo.

Certamente i politici non consentiranno al nostro Paese di uscire da questa situazione e continueranno a nascondersi dietro slogan e motti che colpiscono l’opinione pubblica, la cui manipolazione non è nulla di nuovo. Da sempre, ripetendo come un mantra lo stesso messaggio al grande pubblico e ai mezzi di comunicazione si crea facilmente una storia che favorisce gli interessi di qualcuno: dei politici sicuramente ma – perché no? – anche dell’assassino che ha bisogno di consenso per evitare una severa pena.

Il pubblico è fondamentalmente un consumatore di pubblicità politica e quindi, esattamente come negli spot commerciali dove l’annuncio viene ripetuto all’infinito, così nel diffondere i programmi politici, vengono ribaditi pochi concetti fino a quando non sono completamente assimilati dall’opinione pubblica. E a quel punto diventano verità, l’attuale ricetta italiana verso il declino.

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