La speranza di Lourdes 114 anni di volontariato e fede

| A Ivrea la festa Unitalsi con il vescovo Edoardo Cerrato e don Carmine Arice

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È stata Ivrea, la "porta del Canavese", ad ospitare domenica 25 giugno l'annuale festa regionale dell'Unitalsi. Un appuntamento impreziosito dalla presenza del Vescovo di Ivrea, Monsignor Edoardo Cerrato, e da quella di Don Carmine Arice, Assistente della Sezione Piemontese dell'Unitalsi e dal Presidente di Sezione, l'avvocato Pier Franco Bertolino.

Dopo l'arrivo e l'accoglienza delle sottosezioni piemontesi, il gruppo si è spostato in Cattedrale per seguire la messa, dando poi vita ad un pranzo condiviso e ad un pomeriggio di aggregazione e condivisione, anche in vista del prossimo pellegrinaggio a Lourdes, in programma dal 9 al 14 luglio prossimi, con partenza da Torino Porta Nuova e fermate a Bussoleno e Bardonecchia.

Un po' di storia

Bisogna correre parecchio indietro nel tempo, per scoprire gli inizi di quella che oggi è conosciuta come Unitalsi, acronimo e don Carmine  di una definizione lunga da leggere, ma davvero sufficiente a spiegare tutto: "Unione Nazionale Italiana Trasporto Ammalati a Lourdes e Santuari Internazionali". L'Unitalsi nasce nel 1903, l'anno in cui Puccini termina "Madama Butterfly", ma anche quello di Giuseppe Sarto, che il 4 agosto sale al soglio Pontificio con il nome di Pio X, sostituendo Leone XIII, scomparso agli inizi di luglio. Dall'altra parte dell'oceano, in America, due fratelli sognatori e un po' incoscenti provano a mettere le ali al mondo: si chiamano Wright, e investono fino all'ultimo centesimo per registrare il brevetto di un "velivolo a motore". Follia, dice la gente.

Quello stesso anno, Giovanni Battista Tomassi, giovane di ottima famiglia affetto da un'artrite deformante che non gli lascia scampo, decide di partire per Lourdes, accodandosi ad uno dei tanti pellegrinaggi che già allora portavano i malati di fronte alla grotta sacra. È giovane e infuriato con il destino, ma vuole offrire ancora una chance a qualcuno lassù che sia disposto ad ascoltarlo: se neanche la visita al Santuario Mariano servirà a guarirlo, ha intenzione di mettere la parola fine alla sua esistenza, proprio davanti alla grotta di Massabielle.

Ma succede qualcosa che non era previsto: il giovane non guarisce, ma a colpirlo nel profondo sono l'umiltà e la sconfinata fede dei tanti ammalati giunti fino a lì con la speranza di guarire, esattamente come lui. A volte non succede, come nel suo caso, ma non è detto che anche in quel caso non si nasconda una strada nuova diversa. Per Giovanni Battista Tomassi creare qualcosa che andasse al di là del suo male e della sua stessa esistenza: l'Unitalsi.

La storia della sezione piemontese, seconda in Italia dopo quella di Roma, inizia pochi anni dopo, nel 1909, grazie alla forza di volontà dell'avvocato Carlo Bianchetti: un impegno benedetto dal Cardinale di Torino Agostino Richelmy. Sono gli inizi e il piccolo gruppo formato da sacerdoti e volontari fa il suo meglio per gestire i pochi soldi raccolti dalla libreria Sacro Cuore di via Garibaldi 18 e assicurare i viaggi per Lourdes e dare ospitalità a chi arrivava da altre città.

Oggi, l'Unitalsi è una struttura formata da oltre centomila persone, senza distinzione alcuna fra sesso, età, cultura e posizione sociale. Una sola cosa non è cambiata, dal 1903 ad oggi: l'idea che la carità sia una delle pochissime strade possibili per seminare pillole di bene, in un mondo che ne ha sempre più bisogno.

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