L’Italia si è fermata

| Lo spiega un dettagliato report del Centro Studi di Confindustria, che per l’anno in corso stima a zero il Pil. Il rischio dell’Iva e dell’aumento del debito pubblico

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Tecnicamente, il termine “recessione” indica una condizione in cui un paese non è più in grado di sfruttare la propria capacità produttiva, spesso perché cala la domanda interna di beni e servizi. Gli effetti, del tutto nefasti: aumento della disoccupazione, rallentamento della produttività, discesa dei consumi, difficoltà sempre maggiori nell’accesso al credito.

Esattamente quel che sta succedendo all’Italia. Dopo numerosi allarmi lanciati da mesi (lo 0,6% di crescita stimato dal Fondo Monetario, lo 0,2% della Commissione Europea e la stessa cifra ipotizzata dall’Ocse), arriva la doccia gelata del Centro Studi di Confindustria, che certifica un’Italia ferma, bloccata, con previsioni di Pil per il 2019 del tutto azzerate e con un misero +0,4% nel 2020. A pesare, conferma il centro studi, “Una manovra di bilancio poco orientata alla crescita e il progressivo crollo della fiducia delle imprese”. Tutto questo in un 2018 definito a due velocità: fino a marzo, con una crescita dell’occupazione di 198mila unità, mentre da marzo in poi è calata di 84mila posti di lavoro.

“La recessione – avverte Confindustria – potrò essere evitata solo grazie all’espansione della domanda estera. A meno che, non si realizzi l’auspicato cambio di passo della politica economica nazionale”. Anche le manovra bandiera del governo, reddito di cittadinanza e Quota 100, “daranno un contributo alla crescita, anche se esiguo. Anche se queste due misure, realizzate a deficit, hanno contribuito al rialzo dei tassi sovrani e al calo della fiducia, con un impatto negativo sulla crescita”.

Le scelte indolori, nel futuro dell’Italia, sono escluse: si va verso l’aumento dell’Iva o una crescita del debito pubblico al 3,5%. Due ipotesi devastanti: ma per annullare la prima servono 32 miliardi di euro, rintracciabili soltanto con aumento delle tasse. Mentre far superare il 3% del rapporto deficit-Pil significa lanciare un preoccupante segnale ai mercati. “Il fatto che lo spread non si è richiuso significa che siamo un paese sotto osservazione, e i mercati ci puniranno”.

Positive, ma con le dovute cautele, le intese raggiunte per la “via della seta”: “Siamo un paese in una situazione economica delicata, occorre fare molta attenzione a investimenti a volte non del tutto trasparenti”.

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