Minghella, il segreto del serial killer delle donne

| La procura gli attribuisce un altro delitto, verso una collezione di ergastoli

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Una lunga scia di sangue che sembra non aver mai fine. Maurizio Minghella, il serial killer delle prostitute, è stato arrestato, seppur in carcere, per un nuovo delitto. Un "cold case" che risale alla fine degli anni Novanta e che ha come sfondo Torino. La vittima, Floreta Islami, una ragazza di origine albanese, venne trovata morta il pomeriggio di San Valentino, a Rivoli, alle porte del capoluogo piemontese. Correva l'anno 1998. Il medico legale stabilì che era stata uccisa: strangolata. Solo adesso, grazie al lavoro della polizia, il suo assassino ha un nome. E' ancora lui, Maurizio Minghella, noto alle cronache per aver ucciso tra gli anni Settante e Novanta, colpendo in Piemonte, Liguria e Lombardia. Il serial killer, nato a Genova 58 anni fa, al tempo un piastrellista, si trova tuttora in carcere a Pavia. Lo era anche nel 1979, ben prima quindi di quest'ultimo delitto, ma il regine di semilibertà gli permise di tornare in azione. Un modus operandi ben definito il suo: le vittime erano quasi sempre prostitute e venivano strangolate con quello che capitava. Una volta un foulard, un'altra una sciarpa, un'altra ancora dei collant. Prima di finirle però le seviziava. Almeno in sette sono state bruciate. Oltre a Floreta, altri tre casi sono stati riaperti: dietro potrebbe esserci sempre lui, il serial killer delle prostitute.

La storia di Minghella è quanto meno singolare. il serial killer delle prostitute.Liberato dal carcere di Porto Azzurro dove scontava il primo ergastolo, ottenne nei primi anni ‘90 lo stato di semi-libertà. Si trasferì a Torino, dove faceva il falegname in una struttura del Gruppo Abele. Abitò prima solo, poi con la convivente in due case, entrambe a pochi passi dal centro. Aveva il naso rotto da pugile, rideva sempre e amava indossare stivaletti a punta e con il tacco alto. Quando, prima del suo arresto, vagabondava per le discoteche della periferia genovese, era conosciuto come "il John Travolta della Valpolcevera", dal quartiere in cui viveva. Era solito  vantarsi delle suo conquiste. "Ho avuto cento donne, voglio arrivare a mille". Ma con loro, con le donne, ebbe ben altro tipo di rapporti. A Torino sembrava aver messo la testa a posto: la compagna, un figlio. E invece, conduceva una doppia vita: docile e disponibile in casa e al lavoro; violento e pronto a torturare le donne che aveva "puntato". L'elenco dei delitti commessi da Minghella è lunghissimo. Le vittime, alcune conosciute in discoteca, erano state tutte strangolate su automobili rubate dopo essere state spogliate, picchiate, seviziate e violentate per ore. "Avevano tutte il ciclo". Lo stesso Minghella raccontò alla polizia che la vista del sangue mestruale lo rendeva violento. Il 18 aprile 1978 uccise a Genova la prostituta ventenne Anna Pagano, nascondendone poi il cadavere vicino a Trensasco. Aveva la testa fracassata ed era stata seviziata. La scritta sul corpo "Brigate Rose" fu un maldestro tentativo di depistare le indagini. L'8 luglio riservò a Giuseppina Jerardi a Genova la stessa sorte: il corpo venne ritrovato su un'auto rubata. Il 18 luglio fece fuori Maria Catena "Tina" Alba di 14 anni: lasciò il suo cadavere legato con una specie di garrota a un albero. Il 22 agosto, dopo una notte in discoteca, un'altra vittima: Maria Strambelli di 21 anni, commessa. Dopo averla violentata, uccise anche la sua amica, Wanda Serra di 19 anni. Condannato all'ergastolo Minghella trascorse 12 anni nel carcere di Porto Azzurro dove si conquistò il titolo di detenuto modello tanto da ottenere, nel 1995, la semilibertà a Torino. Nel capoluogo piemontese allungò il suo elenco. Nel maggio 1997 strangolò con il laccio di una tuta da ginnastica a Caselette la prostituta marocchina di 27 anni Fatima H'Didou dopo averla picchiata e violentata. Il 30 gennaio 1999 stessa fine per la prostituta originaria di Taranto di 67 anni Cosima Guido detta "Gina". E ancora, Florentina "Tina" Motoc, 27 anni, madre di un bambino di due, venne uccisa nella notte tra il 16 e il 17 febbraio 2001. Percossa brutalmente al volto e al capo. Ora altre tre donne aspettano di trovare giustizia. Gli omicidi sono stati commessi a poca distanza l'uno dall'altro. Il 22 marzo del 1997, venne trovata morta Loredana Maccario, 53 anni, originaria di Portocomaro, Asti: strangolata nella sua garçonniere vicino al centro di Torino. La sera del 12 giugno del 1997 campane a morto per Carolina Gallone. Aveva 66 anni ed era originaria di Novara: riceveva i clienti, quasi tutti amici e sempre i soliti, in un alloggio non lontano da dove era stato commesso il primo omicidio. Poi c'è Ebe Musso. I pochi testimoni concordano sull'identikit dell'assassino. "Un uomo sui 35-40 anni, di media statura, robusto, capelli brizzolati, giubbotto di jeans e pantaloni chiari". Una descrizione che rimanda ancora una volta a Minghella.di Minghella è quanto meno singolare. Liberato dal carcere di Porto Azzurro dove scontava il primo ergastolo, ottenne nei primi anni ‘90 lo stato di semi-libertà. Si trasferì a Torino, dove faceva il falegname in una struttura del Gruppo Abele. Abitò prima solo, poi con la convivente in due case, entrambe a pochi passi dal centro. Aveva il naso rotto da pugile, rideva sempre e amava indossare stivaletti a punta e con il tacco alto. Quando, prima del suo arresto, vagabondava per le discoteche della periferia genovese, era conosciuto come "il John Travolta della Valpolcevera", dal quartiere in cui viveva. Era solito  vantarsi delle suo conquiste. "Ho avuto cento donne, voglio arrivare a mille". Ma con loro, con le donne, ebbe ben altro tipo di rapporti. A Torino sembrava aver messo la testa a posto: la compagna, un figlio. E invece, conduceva una doppia vita: docile e disponibile in casa e al lavoro; violento e pronto a torturare le donne che aveva "puntato". L'elenco dei delitti commessi da Minghella è lunghissimo. Le vittime, alcune conosciute in discoteca, erano state tutte strangolate su automobili rubate dopo essere state spogliate, picchiate, seviziate e violentate per ore. "Avevano tutte il ciclo". Lo stesso Minghella raccontò alla polizia che la vista del sangue mestruale lo rendeva violento. Il 18 aprile 1978 uccise a Genova la prostituta ventenne Anna Pagano, nascondendone poi il cadavere vicino a Trensasco. Aveva la testa fracassata ed era stata seviziata. La scritta sul corpo "Brigate Rose" fu un maldestro tentativo di depistare le indagini. L'8 luglio riservò a Giuseppina Jerardi a Genova la stessa sorte: il corpo venne ritrovato su un'auto rubata. Il 18 luglio fece fuori Maria Catena "Tina" Alba di 14 anni: lasciò il suo cadavere legato con una specie di garrota a un albero. Il 22 agosto, dopo una notte in discoteca, un'altra vittima: Maria Strambelli di 21 anni, commessa. Dopo averla violentata, uccise anche la sua amica, Wanda Serra di 19 anni. Condannato all'ergastolo Minghella trascorse 12 anni nel carcere di Porto Azzurro dove si conquistò il titolo di detenuto modello tanto da ottenere, nel 1995, la semilibertà a Torino. Nel capoluogo piemontese allungò il suo elenco. Nel maggio 1997 strangolò con il laccio di una tuta da ginnastica a Caselette la prostituta marocchina di 27 anni Fatima H'Didou dopo averla picchiata e violentata. Il 30 gennaio 1999 stessa fine per la prostituta originaria di Taranto di 67 anni Cosima Guido detta "Gina". E ancora, Florentina "Tina" Motoc, 27 anni, madre di un bambino di due, venne uccisa nella notte tra il 16 e il 17 febbraio 2001. Percossa brutalmente al volto e al capo. Ora altre tre donne aspettano di trovare giustizia. Gli omicidi sono stati commessi a poca distanza l'uno dall'altro. Il 22 marzo del 1997, venne trovata morta Loredana Maccario, 53 anni, originaria di Portocomaro, Asti: strangolata nella sua garçonniere vicino al centro di Torino. La sera del 12 giugno del 1997 campane a morto per Carolina Gallone. Aveva 66 anni ed era originaria di Novara: riceveva i clienti, quasi tutti amici e sempre i soliti, in un alloggio non lontano da dove era stato commesso il primo omicidio. Poi c'è Ebe Musso. I pochi testimoni concordano sull'identikit dell'assassino. "Un uomo sui 35-40 anni, di media statura, robusto, capelli brizzolati, giubbotto di jeans e pantaloni chiari". Una descrizione che rimanda ancora una volta a Minghella.

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