Non è reato insultare i politici
che non mantengono le promesse

| Così recita una sentenza della Corte di Cassazione, partendo dal caso di alcuni ex assessori comunali siciliani che avevano sbeffeggiato pubblicamente il sindaco

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Mentre la campagna elettorale infuria, e ancor peggio farà con l’avvicinarsi del 4 marzo, arriva una buona notizia, di quelle confortanti, che aprono buoni spiragli di vendette postume contro la “casta”. Secondo una recentissima sentenza della quinta sezione penale della Corte di Cassazione - la numero 317 - insultare i politici che non hanno mantenuto le promesse elettorali non è reato. 

Tutto nasce dall’assoluzione di Sebastiano Foti, Carmelo Andronico, Beniamino Lo Giudice, Alessandro Niosi, Saverio Palato e Agatino Vinci, sei ex consiglieri comunali di Furci Siculo, piccolo centro del messinese, che nel 2011 avevano rimpiatto vie e piazze del paese con un manifesto nel quale accusavano l’ex sindaco Bruno Antonio Parisi di  essere “falso, bugiardo, ipocrita e malvagio” per non aver mantenuto una promessa elettorale lanciata in campagna elettorale: rinunciare ad ogni stipendio e indennità.

Inevitabile la querela, con un processo di primo grado concluso nel 2014 con una sentenza che dava piena ragione al sindaco e condannava i sei. In appello, la questione si ribalta totalmente: piena ragione agli ex consiglieri comunali, che avevano definito in modo “offensivo, ma pertinente” il primo cittadino, all’interno della dialettica di uno scontro politico acceso. Per l’ex sindaco una brutta botta, vista anche la costituzione di parte civile per arrivare ad un risarcimento del danno.

Da qui, la decisione di arrivare fino in fondo, rivolgendosi ai giudici di piazza Cavour. Ma, sorpresa, anche la Suprema Corte ha dato ragione ai sei consiglieri: gli epiteti, hanno spiegato gli ermellini, “presentavano stretta attinenza alle vicende che avevano visto l’opposizione contrapporsi al sindaco”. La promessa elettorale non mantenuta, e per di più con l’aggravante di mancanza di aver comunicato pubblicamente la decisione. In pratica, nessuno tipo di “attacco alla dignità morale e intellettuale” dell’ex sindaco.

Da qui, la possibilità di sbeffeggiare pubblicamente i politici che in campagna elettorale si lanciano in promesse, e non le mantengono. Arrivare al 4 marzo sarà divertente.

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