Pamela, nigeriano confessa ma non convince

| Riflessioni dopo le ammissioni di Oseghale: "Pamela è morta di overdose e io ho sezionato il cadavere per farlo sparire, avevo paura di essere coinvolto". Ma ancora troppe contraddizioni su complici e dettagli

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Innocent Oseghale confessa (“Ho fatto a pezzi Pamela ma era già morta per overdose e non l’ho stuprata”) ma non convince del tutto geli investigatori. qualcosa non quadra ancora in un racconto pieno di contraddizioni e di vuoti incomprensibili. In sostanza, il 29enne di origine nigeriana, legato sentimentalmente a una donna italiana da cui ha avuto proprio recentemente una figlia, afferma che quella mattina del 30 gennaio s’è preoccupato di trovare un pusher in grado di vendere una dose di eroina per la 18enne romana, in fuga da qualche ora dalla comunità di cui era ospite. Ebbene, ottenuta la droga, Pamela era rimasta sola in casa, mentre lui era uscito per i fatti suoi. Quando è rientrato, la ragazza era morta. Spaventato, è andato in un market a comprare un sacco di plastica e la candeggina. Ma, una volta rientrato, s’è accorto che il sacco era “troppo piccolo” e ha deciso di sezionare il cadavere. Ed è proprio su questo aspetto che appare poco credibile. 

Lo smembramento del cadavere, irrorato di candeggina, appare fatto da mani esperte e in brevissimo arco di tempo. Oseghale ricostruisce anche la fase dell’occultamento del cadavere, diviso in due trolley. Il taxi illegale che lo accompagnato fuori città avrebbe oltrepassato il punto in cui avrebbe voluto nasconderli e così aveva chiesto all’autista di gettarli in un fossato. Ma quest’ultimo, incuriosito dall’operazione, e sapendo che Oseghale era un pusher piuttosto noto in città, di notte era andato a controllare cosa contenevano le due valigie, restando sì sotto choc ma guardandosi bene di rivolgersi alle forze dell’ordine. 

E’ possibile che il nigeriano, in carcere da mesi, tenti di accreditare, tra le accuse da ergastolo che gli sono state mosse, l’ipotesi di vilipendio e occultamento di cadavere, per cui verrebbe liberato in breve tempo. La procura, per ora, in merito alla confessione, non si pronuncia e lui resta in carcere. Forse ha deciso di “coprire” per paura o in vista di una ricompensa per il suo silenzio, i complici che gli avrebbero dato una mano.  In questo senso, i clandestini arrestati a suo tempo, Lucky Desmond e Awelina Lucky, sono ancora in carcere ma solo per spaccio, poiché ritenuti estranei alla morte di Pamela e al successivo smembramento del cadavere. Oseghale, a rigor di logica, avrebbe dovuto confessare subito quanto era avvenuto, in modo da chiarire le sue responsabilità. Con il suo silenzio, le sue bugie, ha avvalorato un quadro sempre più da film dell’orrore, Perché ha taciuto? “Non volevo che la mia compagna sapesse cos’era accaduto, temevo le sue reazioni”. Sarà. Ma questa storia non può finire qui, con tutte le implicazioni politiche e sociali che s’è tirata dietro. I legali della famiglia di Pamela non sono per nulla convinti che la storia, quella vera, sia il racconto confuso del pusher nigeriano che aveva rifiutato il percorso di integrazione preferendo vendere ogni tipo di droghe.

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