Successione 'Ndrangheta: capo in prigione, l'ora dei manager

| L'arresto del numero 1 del racket calabrese apre nuovi scenari. L'ala militare legata ai narcos e alle estorsioni è al tramonto, sostituita da super manager che manovrano capitali ingenti già ripuliti e imprese importanti

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La resa da vero boss ("Non sparate, non sono armato, mi arrendo", ha detto calmo agli uomini dello Sco della polizia dopo l'irruzione nella casa rifugio di Consofuri, le fasi più drammatiche nel video allegato) apre profonde riflessioni sull'assetto del più importante e pericoloso racket criminale d'Europa. I recenti sanguinosi episodi avvenuti in Cecosclovacchia dove un giornalista che stava lavorando sulle infiltrazioni delle cosche in quel tessuto sociale e produttivo è costato la vita a un giornalista e alla sua compagna, e anche questo è un segnale da non sottovalutare. Pelle andrà al 41bis e si può ipotizzare che per qualche tempo dovrà lasciare le redini della cupola criminale calabrese. Ma il successore c'è già. Fonti investigative rivelano che nel mirino ci sono le ultime generazioni dei Castanu (i Barbato) e dei Gambazza (Pelle), i meno inclini a spargere sangue nella fase in cui l'ndrangheta è soprattutto un impero economico che sta lentamente allontanandosi dai business più pericolosi e illegali. Il profilo è quello di uomo tra i 35 anni e i 40 anni, con residenze in Europa, tra Ighilterra e Germania, con presitgiosi corsi di studio alle spalle, e già inserito in Consigli di amministrazioni e assetti societari di rilievo. Il suo compito non è quello di rinnegare le proprie origini ma solo quello di gestire al meglio l'impero economico che nel tempo ha diversificato in modo intelligente le proprie caratteristiche, aiutato da una flotta di "colletti bianchi", di ogni categoriea e specialità. Siamo alla fase due, se non tre. Gli immensi proventi nati dal narcotraffico sono stati posizionati da tempo nei gangli vitali dell'economia europea. Stiamo parlando di asset strategici, in un ruolo di rilievo nelle infrastrutture, nelle reti di vendita globale di automotive, nelle energie rinnovabili, di catene alberghiere e nella ristorazione; ma anche nei prdotti finanziari più sofisticati e innovativi e nel settore immobiliari di altissimo livello. Così come accadde alla mafia siciliana dopo la terrificante parentesi di Totò Riina, le famiglie sembrano quasi scomparse dai radar. "Siamo felici - spiega un investigatore- delle congratulazioni del governo per l'arresto di Pelle...ma lui rappresenta il passato. La guerra alle mafie ora si deve combattere anche su un altro livello molto più coperto e molto più ambiguo". Il ragionamento è semplice. I nati dalle famiglie più in vista tra gli Anni '80 e '90, hanno conosciuto un mondo diverso rispetto ai loro genitori. Sono cresciuti con immense risorse finanziarie che hanno consentito loro di studiare nelle migliori università, e tenuti .- in larga parte - accuratamente fuori dalle triangolazioni criminali. A loro il compito, la missione, di compiere il balzo in avanti, con l'avanzare dei trasferimenti dei capitali di natura illegale nel circuito legale. Si può dire che l'operazione è stata coronata dal successo, prossima quasi alla perfezione. Quasi perchè lo Stato ha risorse importanti per individuare i canali di finanziamento e questa guerra, lontana dai riflettori, senza rivoli di sangue sui selciati della città da Nord a Sud, sarà davvero decisiva per restituire all'Italia un pieno controllo dei suoi territori. Le cosche calaresi hanno cambiato passo. Hanno dato segnali chiari. Nelle ultime elezioni politiche hanno sancito, numeri alla nome, la fine dei rapporti strategici con la vecchia politica. Il mare di voti finiti nei forzieri dell'M5s di Grillo e casaleggio, con il loro (teorico) portato anti-sistema - stesso modulo in Sicilia alle regionali - hanno un significato preciso. Non tanto per un'affiliazione alle tesi del Masaniello incravattato del movimento ma con uno scopo preciso: disarticolare lo Stato, indebolirlo, ridicolizzarlo dopo che davvero le istituzioni stavano iniziando a colpire duro, minando le reti familiari e imprenditoriali del racket.

L'arresto di Pelle 

Il Totò Riina dell’ndrangheta è stato arrestato dallo Sco della polizia che, all'alba, ha fatto irruzione in un'abitazione isolata dove c'erano alcuni affiliati alle cosche. E’ un colpo di eccezionale valore nel contrasto contro le mafie. Ma attenzione a non circoscrivere l’inchiesta alla Locride, questa volta gli echi della decapitazione dei vertici del racket avrà profonde conseguenze  in Europa e anche nel Nord Ovest italiano, Torino e Milano comprese. La rete degli interessi economici dei clan calabresi sono una voce importante, ormai strategica nel mondo dell’imprenditoria.  Giuseppe Pelle è considerato il capo strategico dell’ndrangheta, l’unico boss in grado di tenere coese le varie famiglie ora radicate in tutta Europa. Catturato in un blitz scattato nella notte a Condofuri, in provincia di Reggio Calabria, era nascosto in una abitazione isolata in una zona impervia alle porte del paese calabrese. Non ha opposto resistenza, mentre oltre cento agenti avevano già circondato la zona. Quando la porta è stata sfondata, all'interno c'erano una decina di persone.

CARRIERA LENTA E SICURA

Nato a San Luca, Calabria, il 20 agosto 1960, è il figlio prediletto di Antonio Pelle, detto anche Ntoni Gambazza, che fu tra i più importanti e celebrati capo cerimoniale della ‘Ndrangheta. Giuseppe era il secondo figlio , la madre è Giuseppa Giampaolo. Dopo l’arresto del fratello maggiore Salvatore Pelle, il 10 marzo 2007, Giuseppe è diventato il numero 1. Spietato ma solo quando serve agli interessi dei clan, è un attento manager delle risorse finanziarie della famiglia. Ha sposato Marianna Barbaro, figlia del boss della 'Ndrangheta Francesco Barbaro da Platì, che in pratica saldato due potenti rami della criminalità organizzata. 

Le intercettazioni hanno consentito agli inquirenti di ricostruire la piramide mafiosa in tutte le sue articolazioni come mai avvenuto prima, in prima piano la “la Provincia”, una commissione provinciale della 'Ndrangheta nata nel settembre 1991 per evitare conflitti interni. Hanno inoltre confermato che Giuseppe Pelle era succeduto al padre con una giurisdizione capillare su Aspromonte e Locride), dividendo potere, soldi e influenze politiche ed economche con Rocco Morabito, figlio del boss Giuseppe Morabito 'u tiradrittu’. Nelle ultime elezioni tra i  partiti più votati grillini e centro destra ma ma nel 2010, la polizia aveva accertato i legami di Giuseppe Pelle con un noto esponente di Forza Italia che fece il pieno di voti. Nell’inchiesta “Crimine” viene rievocato lo scontro con Domenico Oppedisano, poi vincitore e definito un “papa di transizione”, nei confronti del vecchio Pelle, diventando così il capo crimine.

INTERCETTATI PER MESI

"In casa parlavano della 'Ndrangheta dodici ore al giorno - commentò il procuratore Nicola Gratteri - si sentivano al sicuro e discutevano liberamente”. Il primo arresto il 22 aprile 2010, a seguito dell'Operazione Reale, insieme ad altri 8 tra cui due fratelli, Domenico e Sebastiano, il figlio. Rocco Morabito fu arrestato pochi giorni dopo. Nel gennaio 2012, Giuseppe Pelle, il figlio Antonio e la moglie Marianna Barbaro sono stati arrestati per avere dichiarato un finto stato depressivo  del boss, per riuscire ad abbandonare il carcere. In cella due medici e un avvocato per aver fornito documenti falsificati sostenendo che Pelle soffriva di condizioni psichiatriche "incompatibili con la detenzione”. Il resto della storia è tutto da scrivere. Ma potrebbero saltare molti asset  politici ed ecomici assai potenti. E non solo in Calabria.

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