Quando scappa la pipì…

| Per la Corte di Cassazione è lecito fermarsi sulla corsia di emergenza quando la situazione idraulica è al limite dell’umana sopportazione. Una pronuncia che arriva a margine di una sentenza

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Quando proprio il tempo è finito e tutto sembra perduto, quando i cartelli dicono che il primo autogrill è troppo distante, allora si può fare: accostare l’auto nella corsia di emergenza, scendere e fare pipì. Non sarà elegantissimo e neanche civile (basterebbe pensarci per tempo), ma la concessione arriva nientemeno attraverso la sentenza 13124/2019, pubblicata qualche giorno fa dalla Corte di Cassazione.

La sentenza arriva dopo un caso che ha fatto giurisprudenza: nel 2013, sul Grande Raccordo Anulare di Roma, un tassista si accosta con problemi alla prostata si accosta per liberarsi dei liquidi in eccesso. Ma quando sta per risalire in auto, un motociclista impatta sulla portiera morendo sul colpo.

Il tassista, denunciato dalla famiglia del centauro perché poco prima era stato visto parlare al cellulare, non avrebbe segnalato con le frecce d’emergenza la sosta e neanche indossava il giubbotto giallo obbligatorio, finisce indagato per omicidio colposo, ma viene assolto in primo grado semplicemente perché il fatto non costituisce reato, semmai maleducazione. Nel 2017 la corte d’appello di Roma ribadisce la sentenza ma i parenti del motociclista vanno avanti, finendo in Cassazione: per accostare il tassista aveva scelto un tratto rettilineo, con piena visibilità, la telefonata c’entra poco con l’accaduto e la necessità fisiologica è stata giudicata un’emergenza. In definitiva, il motociclista è morto per distrazione. Ma a margine del caso, l’autorizzazione implicata a utilizzare la corsia di emergenza come extrema ratio per risolvere il problema idraulico e ripartire.

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