RALLY KILLER ORA BASTA?

| Ennesimo schianto mortale. Un commissario di percorso, per di più esperto, travolto da un'auto durante le ricognizioni. In attesa di nuove regole

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Di Davide Cucinotta
(NOSTRO SERVIZIO)
di GERMANO LONGO
Sia chiaro: sono sempre tragiche fatalità. Dal bambino travolto a Coassolo durante il "Rally Citta di Torino" al pilota dilettante morto nel corso di una gara sanmarinese a cui non mancava mai. Ma qui qualcosa non torna, perché a forza di tragiche fatalità la scia di sangue non smette di allungarsi, portandosi dietro i nomi di chi era lì per caso o incarico, ma era lì, e questo è bastato a scrivere tutta un'altra storia.


A cambiare ogni volta è solo lo scenario: questa volta era il "Trofeo Vallecamonica" edizione 2017, una cronoscalata fra le più seguite, dalla metà degli anni Sessanta in scena fra tre comuni della vallata bresciana: Malegno, Osimo e Borno. Gara per gente tosta che nel 2005 aveva già avuto un tragico epilogo con la morte di un pilota che era costata all'organizzazione la validità internazionale, ripresa un paio d'anni dopo.

Professionisti esperti

Mauro Firmo, cinquant'anni, Commissario ACI, si trovava insieme ad alcuni suoi colleghi sulla Postazione Fissa dei Commissari di Percorso numero 21, nei pressi di Ossimo Inferiore. Un incarico come ne aveva visti tanti, da esperto com'era, nella giornata delle prove ufficiali dedicate alle ricognizioni del percorso di gara. È proprio quello il punto in cui alle 10,40 di sabato 29 luglio, Christian Furloni, numero di gara 149, ha perso il controllo della sua Peugeot 206 finendo sulla postazione dei commissari, travolgendone due e continuando la corsa con un volo di oltre dieci metri.

Le condizioni di Firmo sono apparse subito disperate: trasportato all'ospedale in eliambulanza, è morto poco dopo. Risulta ferita in modo non grave anche un'altra persona, ma non è ancora chiaro se si tratti di un altro dei commissari presenti nella postazione o di un fotografo. Il rally è stato immediatamente sospeso.

L'urgenza di fare qualcosa

Seguiranno il cordoglio, l'inchiesta, gli avvocati e gli indagati, ma a nutrirsi sarà soprattutto il dubbio sottile di una domanda a cui è onestamente difficile dare una risposta: è normale morire di rally? No, chiaro che non lo è. Ma per una specialità motoristica fra le più autentiche e adrenaliniche, significa l'ennesima discesa verso la necessità di riscrivere regole che la maggior parte delle volte funzionano e bastano, ma ogni tanto no. Ma aspettare con pazienza che si spengano gli echi delle cronache e finiscano le esequie non è la strada migliore: la lunga fila dei nomi di chi ha pagato con la vita essere lì, per passione o mestiere non importa, sono macigni. E i macigni prima o poi tirano giù le montagne.

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