Sardegna: la guerra del latte

| Chiedono un prezzo al litro che gli permetta di sopravvivere: attualmente i 0,60 cent non bastano neanche per coprire le spese. Migliaia di litri di latte di pecora hanno imbiancato le strade dell’isola

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“Meglio buttarlo che regalarlo”, urla un giovane pastore sardo mentre insieme ad altri suoi colleghi scaraventa migliaia di litri di latte sulla “Carlo Felice”, la SS 131, la principale arteria della Sardegna, quella che congiunge Cagliari a Porto Torres. È uno dei fronti della protesta che sta infiammando la Sardegna per una situazione ormai definita insostenibile: “Un litro di latte di pecora a 0,60 centesimi al litro è un’offesa alla nostra dignità, non riusciamo neanche a coprire le spese”. La protesta è esplosa dopo un tavolo di trattative con le industrie di trasformazione, secondo i pastori colpevoli di aver abbassato il costo al litro che la scorsa stagione era di 0,85 centesimi. Sempre poco, ma almeno dignitoso.

È in Sardegna che si producono 3 milioni di quintali di litri di latte di pecora, la metà esatta di quanto prodotto in tutta Italia, grazie a 2,6 milioni di pecore di 12mila aziende agropastorali ormai strette in una morsa che le strangola: “Sono mesi che lo diciamo: si sta tirando troppo la corda e il tempo è scaduto. Chiediamo che il prezzo al litro sia portato a un euro al litro, Iva esclusa, oppure andiamo avanti”.

Dalla parte dei pastori si è schierata fin dall’inizio Coldiretti, che attraverso il presidente regionale Battista Cualbu, assicura: “Ci rifaremo all’articolo 62 della legge 1 del 2012 in cui è previsto che in caso di abuso del contraente che sfrutti la propria forza commerciale per imporre condizioni contrattuali gravose, prezzi iniqui o palesemente al di sotto dei costi di produzione: sono previste sanzioni che superano i tre milioni di euro. Chiederemo l’applicazione della legge contro quelle aziende che pagano il latte 60 centesimi al litro”.

Il ministro delle politiche agricole Gian Marco Centinaio, che si è detto “molto preoccupato” per la protesta, la prossima settimana sarà in Sardegna per portare una proposta che prevede l’aumento la quantità di latte esportato all’estero, dove è molto apprezzato. Vogliamo anche ripensare alla questione dei consorzi”.

Secondo l’Ismea (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare), è in corso da tempo un’erosione dei prezzi: nel gennaio di quest’anno, il prezzo era di 62 cent/litro Iva inclusa, ovvero 56 cent al netto delle tasse. Ma nello stesso mese, i costi di produzione, Iva esclusa, hanno raggiunto io 70 centesimi al litro, con una perdita netta per gli allevatori di 14 centesimi al litro.

La protesta inizia ad agitare le acque nei palazzi del potere, a Roma, vista la minaccia dei pastori di bloccare le elezioni regionali previste per il 24 febbraio prossimo: basta ventilare quello, perché la politica si metta in moto.

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