Sparò agli immigrati per Pamela, forse è matto

| Il perito non esclude un "vizio parziale di mente". Luca Traini, 28 anni, è accusato di strage e tentato omicidio. Se riconosciuto semi-infermo, sconto di un terzo della pena. Non era lucido al momento dei fatti

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Ricordate Luca Traini, il 28enne di Macerata che, subito dopo l’omicidio di Pamela Mastropietro, uccisa a pugnalate e poi fatta a pezzi, sparò dalla sua auto contro un gruppo di extracomunitari  per vendicarne la morte? Forse non stava e non sta bene con la testa. Lo psichiatra Giovanni Battista Camerini scrive infatti  che il suo stato psichico «risultava in grado di incidere non tanto sulla capacità di intendere quanto sulla capacità di volere, ovvero di autodeterminarsi consapevolmente. Le operazioni di valutazione e decisionali risultavano alterate dall’assenza di un freno inibitore al suo discontrollo emotivo e da produzioni ideative di natura delirante. Egli versava quindi in condizioni cliniche tali da scemare grandemente, senza escluderla, la capacità di volere». Dunque Traini va curato e necessita «di un trattamento - scrive Camerini - terapeutico specialistico in primo luogo farmacologico a base di stabilizzatori dell’umore e antipsicotici, purtroppo mai in passato seguito e praticato, e di essere seguito in un ambiente idoneo onde evitare il rischio di recidiva. Si osserva come il disturbo bipolare risponda spesso molto bene alle cure con miglioramenti spesso assai significativi della sintomatologia clinica». Conclusione: «Traini deve essere curato e deve essere curato in un ambiente idoneo onde evitare il rischio di recidiva».

Traini è accusato di strage e tentato omicidio multiplo (e una serie di reati minori) in carcere a Montacuto dove è recluso dal 3 febbraio scorso, giorno in cui ha sparato all’impazzata dalla sua Alfa 147 nera contro uomini e donne di colore. Il consulente, nella perizia depositata nei giorni scorsi in Procura, ricostruisce lo stato psichico in cui, a suo dire, Traini si sarebbe trovato al momento dei fatti. I giudici della Corte d’Assise potrebbero così riconoscere il vizio parziale di mente con una eventuale condanna ridotta di un terzo.

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