Stupratori inchiodati da telecamere e testi "Abbiamo violentato la coppia polacca"

| ULTIMA ORA. I primo due si sono costituiti. Indagini ad alto tasso tecnologico, l'analisi di celle telefoniche, tabulati, impronte digitali e profili Dna

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Si sono costituiti. Due minorenni marocchini e forse anche un terzo nordafricano. Si sono presentati in una caserma dei carabinieri e hanno confessato: "Siamo stati a noi a violentare la coppia polacca e il trans peruviano". Ne mancano all'appello due. La polizia del branco di stupratori che, su una spiaggia di Rimini, una notte, hanno violentato una giovane donna polacca, picchiato un suo amico e, successivamente, riservato il medesimo trattamento a un trans di origine peruviana, era a un passo dalla cattura. Al di là del fatto di cronaca, atroce, il caso sta mettendo alla prova gli investigatori dello Sco della polizia e gli analisti della Scientifica. Sappiamo che i criminali sono quattro, più un quinto che non ha partecipato al raid; che uno di loro ha lasciato un'impronta digitale sulla bottiglia usata per tramortire il turista polacco, subito inserita nei terminali del Viminale con esito positivo. Dunque, sappiamo chi è. I suoi ultimi domicili, i suoi movimenti in zona, i suoi precedenti di polizia. Lo possiamo definire, per semplicità "Ricercato 1", e così in sequenza, dal 2 sino al 4. Il suo volto, estratto da un album di soggetti simili, è stato riconosciuto - senza esitazioni - dal transessuale. Numero 1 ha 26 anni e di lui non possiamo dare altri dati sensibili. La polizia sa quale numero di cellulare utilizzava ma con una scheda non intestata a lui. Il suo smartphone è spento dalle prime ore della mattina dopo le violenze. Di Ricercato2, 3 e 4, abbiamo indizi simili, più i profili del Dna, estratti dai vestiti delle vittime e impronte digitali parziali, a differenza di quelle di Ricercato1, che sono invece complete. La nazionalità di tutti e cinque è nordafricana. Gli inquirenti sanno che uno di loro ha una posizione molto meno grave; gli rivolgono, indirettamente, un appello a presentarsi in un qualsiasi commissariato, in questura o in procura. Il suo aiuto potrebbero essere prezioso per scovare in fretta il rifugio dove i quattro si nascondono, ammesso che non siano già espatriati e finiti chissà dove. Sarà una indagine molto tecnologica anche se ha bisogno della collaborazione di tutti. Soprattutto della comunità nordafricana che potrebbe aver dato loro, almeno nella prima fase, un aiuto per fuggire. Un grave errore, che si può ancora rimediare.

Le vittime stanno meglio. La coppia polacca rientrerà presto in patria. Investigatori polacchi si affiancheranno ai colleghi italiani per risolvere il caso. E grazie al transessuale, i dubbi sulle identità degli stupratori sono stati eliminati. 

Italia
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