TAV, CONTE FA L'ARBITRO

| Mentre a Roma Conte riunisce i suoi vice per un vertice (“non risolutivo”) sull’Alta Velocità, la Torino che vuole la Tav fa sentire la propria voce. Intervista a Fabrizio Ricca della Lega e Mino Giachino, promotore dei comitati Sì Tav

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FABRIZIO OLMI

Si è concluso con l'ennesimo rinvio l'incontro organizzato a Palazzo Chigi fra il premier Conte, i suoi due vice Salvini e Di Maio, piuù il ministro delle infrastrutture Toninelli. Sul tavolo, l'ordine del giorno era la Tav, e il risultato, per quanto il premier spacci a piene mani ottimismo ("Siamo in dirittura d'arrivo, venerdì si decide"), non è cambiato: piuttosto che dire sì alla Tav, i grillini si dichiarano pronti a far cadere il governo e andare a casa, mentre i leghisti restano sulla posizione di chi, anche se timidamente, appoggia i lavori dell'Alta Velocità. Sulla carta, stamattina, non c’era partita: Di Maio e Toninelli contro che più contro non si può, Salvini a favore e Conte a mediare.

Ieri sulla questione ha preso posizione Nicola Zingaretti, fresco segretario PD corso a Torino per dare manforte al presidente della Regione Chiamparino: “I bandi non si interrompano: sarebbe criminale pensare di perdere milioni di investimenti e migliaia di posti di lavoro”, ha tuonato.

Conte, precisando comunque che si sarebbe trattato di un incontro “non risolutivo”, ha voluto a Palazzo Chigi la squadra di governo per tentare di togliere l’aura di estrema incertezza che ancora gravita sull’Alta Velocità: serve capire se dare il via libera a 2,3 miliardi di appalti della Telt, con il capestro imminente dell’11 marzo, data ultima per ricevere o perdere i finanziamenti europei. Politicamente, c’è anche da architettare come frenare l’apparente risveglio del PD con il primo dispetto a Zingaretti, sfilandogli dalle mani una battaglia che ha scelto di cavalcare a mani basse.

In realtà un compito per nulla facile, perché nessuno sembra voler mollare le proprie posizioni anche se ripetendo il mantra che la soluzione si troverà. Quale, difficile dirlo. Qualcuno suggerisce che i pentastellati, che non possono rinunciare ad uno dei loro cavalli di battaglia elettorali, potrebbero arrivare in un atto di magnanimità ad accettare un ammodernamento della linea attuale. Ma Salvini non ci sente.

Sul tavolo di Palazzo Chigi, nel solito mercatino del baratto, ci sono anche la legittima difesa e la partita dell’autonomia. L’esito finale dell’incontro, forse l0’unico possibile a meno di clamorosi colpi di scena, alquanto improbabili, è il solito rinvio a data da destinarsi.

Sulla Tav abbiamo incontrato due anime torinesi che sostengono l’Alta Velocità: Fabrizio Ricca, capogruppo della “Lega” al Comune di Torino e Mino Giachino, uno dei promotori dei comitati “Sì Tav”. Il primo, sempre piuttosto polemico con la sindaca Appendino e i Cinquestelle, ci ha ribadito l’intenzione del suo partito di completare la Tav. Nell’intervista, Ricca ribadisce di essere favorevole al refendum, rimprovera ai grillini di aver abbandonato l’osservatorio sulla Tav.

Mino Giachino, ex sottosegretario al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, si dichiara niente affatto stupito dall’analisi costi-benefici diventata lo scoglio grillino al No. Ma ambedue concordano: la Tav si farà, non c’è scelta.

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