Un tranquillo dopo-tragedia all’italiana

| Nulla di nuovo sotto il ponte: da quando il Morandi è crollato, vale tutto e il contrario di tutto. Dalle parole alle teorie complottiste, dalle minacce alle promesse

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Parole, minacce e invettive: nel più classico e italiota strascico polemico del dopo strage, sul ponte di Genova da giorni si legge e si dice di tutto, letteralmente. Da popolo di allenatori di calcio a ingegneri strutturali il passo è breve.

I numeri, implacabile, segnano ancora 38 morti accertati e 15 feriti, di cui 9 particolarmente gravi, anche se all’appello mancano “fra 10 e 20 persone” che si teme possano essere ancora sepolti dal cemento armato del viadotto.

I più nauseati dal ping-pong mediatico sono i parenti delle vittime, che per buona parte hanno detto “no, grazie” ai solenni funerali di Stato, perché uno Stato che funziona dovrebbe sentirsi solenne prima di essere costretto a contare i morti. Dopo non vale.

Secondo Edoardo Rixi e Giovanni Toti, rispettivamente sottosegretario alle infrastrutture e presidente della Regione Liguria, il nuovo ponte potrebbe arrivare entro il prossimo anno. A pagarlo sarà la Società Autostrade, ma quasi certamente non sarà una società dei Benetton ad aggiudicarsi i lavori. A proposito, la famiglia trevigiana dopo aver subito attacchi di ogni tipo, ha rotto il silenzio assicurando che “farà tutto il possibile per favorire l’accertamento della verità e le responsabilità dell’accaduto”.

Ma la vicenda del ponte Morandi è una calamita di “fake news” e teorie complottiste come quella della “demolizione controllata”: piccole cariche esplosive che avrebbero fatto cedere i punti sensibili del viadotto causandone il crollo. Perché avrebbero dovuto farlo senza interrompere il traffico non è dato saperlo. Altri preferiscono affidarsi alla teoria che vuole l’uso di armi tecnologicamente avanzate basate sulle microonde: non quelle dei forni da cucina, ovviamente, ma onde capaci di smuovere le strutture senza lasciare traccia. E falso anche l’allarme sangue lanciato dall’ospedale San Martino di Genova: la struttura e l’Avis avrebbero smentito.

Per finire con il cane eroe che da giorni scava fra le macerie del viadotto Morandi: risalirebbe al 2001 e alla tragedia delle Torri Gemelle di New York. Ma tutto vale, per elemosinare qualche “like” in più.

Italia
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