VIA LIBERA PER IL G7 A TORINO

| La decisione è arrivata al termine di una riunione al Ministero dell'Interno, che considerando pro e contro ha ritenuto la città capace di garantire la sicurezza necessaria al vertice

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È servita tutta la testardaggine di Marco Minniti, il Ministro dell'Interno, per togliere ogni ombra sul G7 di settembre. Nessun dubbio e nessuna marcia indietro: il vertice si farà.

La decisione è frutto degli incontri di ieri a Roma, in cui Minniti ha valutato ogni aspetto legato alla sicurezza ritenendo che non esistono concrete ragioni di ordine pubblico che giustifichino uno spostamento della sede ad altra città. A pesare è stata soprattutto la relazione del prefetto Saccone, che ha permesso di analizzare per intero il mese di giugno di Torino, iniziato il 3 con la folle sera di piazza San Carlo, gestita e organizzata in modo approssimativo, proseguito con gli scontri fra le forze dell'ordine e il popolo della movida, per finire con la sera dei fuochi di San Giovanni, considerata un successo organizzativo malgrado la scarsa affluenza. Insomma, nulla di così minaccioso da pensare che Torino non possa farcela, malgrado la mobilitazione nazionale annunciata dal centro sociale Askantasuna e dai probabili cortei degli antagonisti.

Piena sintornia sul rispetto dell'impegno del G7 anche da parte della sindaca Appendino, che ha chiesto al ministro uno sforzo su uomini e risorse per permettere a Torino di rilanciare la propria immagine.

I dubbi della sede

L'unico dubbio a resistere è legato alla scelta della sede: si era parlato con insistenza del Lingotto, che offre dei vantaggi pratici ma a conti fatti è più complicato da proteggere, anche per via della presenza di un centro commerciale con cinema, negozi e locali. Per questo, si fa strada con forza l'ipotesi della Reggia di Venaria, già testata in passato e spaziosa a sufficienza per ospitare i lavori delle delegazioni e dei Ministri dell'Industria, della Scienza e del Lavoro delle sette economie più avanzate.

Voci pro e contro

A levarsi a favore del vertice era stata la voce forte di Dario Gallina, presidente dell'Unione Industriale, che dall'assemblea annuale aveva ammonito: "Spostare altrove il G7 è un atteggiamento sbagliato". Non la pensa come lui il centrodestra cittadino, che continua a chiedere chiarezza: "Se non c'è una decisa presa di distanza dai movimenti violenti e non ci sono le condizioni per un evento sicuro chiediamo di spostarlo".

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