Bec Rawlings: non ho più paura

| Campionesse del mondo di boxe a mani nude, australiana, ha subito per anni in silenzio le violenze dall’ex marito. Poi ha reagito e oggi si sente rinata, ma cadere in quella spirale può succedere a tutti

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“Mi ha dato un pugno, mi ha dato un calcio, mi ha dato una gomitata, ha tentato di soffocarmi con dei cuscini, mi ha bloccato per ore, ha distrutto tutte le mie cose, mi ha tirato un coltello e ha detto che avrebbe ucciso me e i ragazzi”.

Bec Rawlings alias “Rowdy”, nome di battaglia di Rebecca Rawlings, australiana di Launceston, 30 anni, è dura come i colpi che sa piazzare sul ring. Con sette vittorie all’attivo, di cui una per knockout e cinque per sottomissione, la definiscono the “Queen of bare-kuckle boxing”, la regina della boxe a mani nude. Nella sua storia fatta di sacrifici e successi, un angolo buio c’è: si chiamava Dan Hyatt, suo marito fino al 2013, quando dopo la separazione lei ha svelato anni di violenze domestiche. Oggi Rowdy ha smesso di piangere e ripreso pieno possesso della propria esistenza, ma certe ferite sa che non guariranno mai. A quasi sei anni di distanza, ha riassaporato il piacere di dormire senza la paura di essere uccisa: “Diventa più facile giorno dopo giorno. Sono viva, sono una sopravvissuta”.

Madre di due ragazzi, resa una delle più popolari lottatrici di MMA da un look stravagante e una personalità forte, ha deciso di aprirsi per aiutare le donne come lei finite in una spirale negativa da cui uscire sembra impossibile: “Sono la definizione stessa di donna forte, ma anche la dimostrazione che se è successo a me può accadere a chiunque”.

Rawlings non ha sporto denuncia contro l’ex marito, padre del suo figlio più piccolo. Da quando il loro rapporto si è concluso, Dan Hyatt, anche lui atleta MMA, è stato giudicato colpevole di aver abusato fisicamente ed emotivamente da diverse fidanzate avute successivamente, e Bec si rammarica di non aver portato il suo caso in tribunale. “Avrei potuto salvarle se avessi sporto denuncia. L’unico modo in cui sento di poter rimediare è condividere la mia storia, sperando che qualcuno la legga e si renda conto che finirci in mezzo non significa essere debole”.

Nel cuore di una notte del 2013, con i suoi due ragazzi, Enson e Zake, e poco altro, Rawlings ha preso il coraggio di lasciare suo marito e la sua casa. Se non fosse stato per i suoi figli, dice, probabilmente sarebbe rimasta intrappolata in un rapporto che facilmente sarebbe finito nel peggiore dei modi. “Sono andata via per salvarli. Una volta ha minacciato di far loro del male, ed è stato l’interruttore che è scattato dentro di me: se non avessi avuto loro, forse non ce l’avrei mai fatta”.

Bec Rawlings e Dan Hyatt si incontrano nel 2010 e nel giro di tre mesi lui cambia atteggiamento: prima si limita a trattarla male, a farla sentire inutile, a minare piano piano la sua mente. Poi, quando Bec è rimasta incinta di Enson, i tormenti sono diventati anche fisici: “Era implacabile. Era quotidiano. Era l’inferno. Mi ha schiacciata con la paura dei suoi pugni. Anche lui era un pugile professionista, ma quando ho cercato di reagire non riuscivo ad avere la meglio. Difendermi era impossibile: mi strappava e bruciava i vestiti. Diceva sempre che se avessi provato ad andar via avrebbe dato la caccia a noi e alla mia famiglia, poi ci avrebbe trovato e ucciso”.

Dan Hyatt è uscito di galera otto mesi fa e in un’intervista ha definito “tossico” il rapporto con Bec Rawlings, ma ha bollato le accuse di violenza e le minacce di morte come “disgustosamente false”. “Bec è vittima della nostra relazione tanto quanto lo sono stato io. Potevo non essere il migliore dei partner e dei padri, ma non sono il personaggio che Bec ama dipingere”.

L’unica cosa utile di quel rapporto, ricorda Bec, è che l’ex marito l’ha introdotta al MMA: “Sono una donna felice, forte, sana e di successo. Ho una bella vita e lui non ha avuto la sua vendetta. Quel rapporto mi ha reso sicuramente la persona che sono oggi, permettendomi di trovare una forza che non pensavo di avere: se non è riuscito a spezzarmi lui, credo che nessuno possa farlo. L’ho sopportato a lungo perché pensavo di meritarmelo e perché non mi amavo e finivo per credere a quello che diceva”.

Dal suo debutto nel campionato MMA, nell’ottobre del 2011, Rowdy Rawlings ha fatto molta strada, anche se sua madre, dopo aver assistito al primo incontro, non ha più voluto saperne. A volte i suoi capelli sono viola, altre bianchi, verdi, azzurri, nerissimi. Poi ci sono i tatuaggi, circa 60, tutti realizzati dal tatuatore che è stato il suo primo sponsor. La coscia sinistra è ornata con il disegno di una pistola nascosta in una giarrettiera.

“Quando colpisci qualcuno a mani nude, dopo un po’ non le senti più. Bisogna fare molta attenzione, specie con la testa: nuca e tempie vanno evitate per non provocare danni e perché si tratta di parti ossee molto dure che rischiano di fare danni alle mani. Bisogna essere precisi e mirare alle parti più morbide del corpo e del viso”.

Per rafforzare le sue mani, Bec pratica un antico metodo di Kung Fu chiamato “Iron Palm Training”, che include allenamenti contro sacchi di sabbia e lo sfregamento di un olio speciale sulle mani per aiutarle a guarire. “È fondamentale, così si calcificano le nocche, si induriscono e sono meno soggette a lesioni”.

In questo momento, Rowdy Rawlings si sta allenando per difendere il titolo mondiale a Cancun, in Messico, contro Cecilia Ulloa Flores.

Si allena ogni giorno per tre o quattro ore iniziando con una corsa di 2-3 km al mattino presto, prima di tornare a casa sistemare i bambini e portarli a scuola. Mentre i figli sono via lei si sottopone a due ore di pugilato in palestra con un sparring. Passa a prendere i ragazzi all’uscita e tutti insieme pranzano a casa. Nel pomeriggio altri esercizi per migliorare il ritmo cardiaco, la resistenza e la velocità. A volte i figli la seguono in palestra e si annoiano un po’: “Lo capisco, ma non posso farci niente: questo è il mio lavoro, quello per cui riesco a portare il cibo in tavola”.

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