E se anziché Mendeleev…

| È risaputo che la tavola periodica degli elementi è stata inventata dal chimico russo. In realtà l’aveva ideata per primo l’inglese John Newlands, che tuttavia non fu ascoltato. E ci era arrivato pure il tedesco Julius Meyer

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Di Marco Belletti
Con l’espressione “What if?” in lingua inglese è possibile esprimere il concetto di alternate history, che in italiano è detto ucronia: cioè, la sostituzione di avvenimenti realmente accaduti con altri inventati, frutto di fantasia ma comunque verosimili. In pratica, si tratta di formulare un periodo ipotetico dell’irrealtà con dei fatti che non rispecchiano quanto realmente successo, esponendo anche la conseguenza che ne deriva.

Si tratta di una pratica molto utilizzata nella letteratura fantascientifica: un esempio per tutti, Mario Farneti nel suo “Nuovo impero d’occidente” ipotizza un fascismo che si è tenuto alla larga da nazisti e seconda guerra mondiale e così ha permesso all’Italia di diventare la più grande potenza mondiale. Ma lo è anche in matematica, in logica e in storia per meglio comprendere la casuale concatenazione dei fatti: che cosa sarebbe successo se Alessandro Magno invece di decidere di conquistare l’Oriente si fosse indirizzato verso l’ancora giovane repubblica romana? Questa è la domanda che si pose – e su cui ragionò – Tito Livio nel suo “Ab urbe condita”.

È facile stabilire il punto di divergenza tra la storia reale e quella che avrebbe potuto esserlo ma che di fatto è solo una credibile ipotesi: può essere anche un evento del tutto personale che sembra non avere nessuna importanza, neppure nell’esistenza di chi lo affronta. Come può cambiarci la vita non rispettare un semaforo per guadagnare solo pochi secondi? Forse eviteremmo di arrivare in ritardo al lavoro sfuggendo a un sicuro rimprovero del capo…

Il bivio potrebbe essere un grande fatto storico (come sarebbe il mondo oggi se le tre caravelle di Colombo fossero naufragate durante il viaggio?) o un’invenzione significativa per l’evoluzione dell’umanità: che cosa sarebbe successo alla civiltà se Alexander Fleming non si fosse accorto che in una coltura contaminata dalla muffa i batteri non si riproducevano?

Oppure, passando dalla biologia alla chimica, come sarebbe la scienza di oggi se non fosse stato il russo Dmitrij Ivanovič Mendeleev a inventare la tavola periodica degli elementi?

Professore di chimica all’istituto tecnologico e all’università statale di San Pietroburgo, nel 1868 Mendeleev iniziò a scrivere il libro “Princìpi di chimica” in cui prevedeva di sistematizzare tutte le informazioni dei circa 60 elementi chimici allora noti. Lo scienziato preparò una carta per ciascun elemento riportando nel dettaglio le caratteristiche di ognuno: cercando di mettere ordine tra gli appunti, il chimico posizionò i fogli secondo il peso atomico crescente e si accorse che le proprietà degli elementi si ripetevano periodicamente. Riorganizzò così la sua tavola lasciando tre spazi vuoti per quelli ancora sconosciuti. Il 6 marzo 1869 Mendeleev presentò il suo lavoro alla Società Chimica Russa: la previsione dell’esistenza di nuovi elementi e la precisa descrizione delle loro proprietà chimiche e fisiche furono confermate poco dopo dalla scoperta di scandio, gallio e germanio che andarono a occupare gli spazi vuoti nella tavola e che possedevano proprio le proprietà previste dalla posizione.

Più tardi, quando la sua fama superò i confini di Russia e quelli della comunità scientifica, Mendeleev raccontò che l’idea della disposizione gli venne in sogno: “Vidi una tavola sui cui gli elementi cadevano disponendosi in ordine secondo una logica. Quando mi svegliai, scrissi tutto quello che avevo visto”. Forse il chimico russo esagerò un po’ nel romanzare questo aneddoto, certo è il fatto che non fu lui a inventare la tavola periodica degli elementi. Come sarebbe quindi la scienza di oggi se la tavola non fosse stata inventata dal russo Dmitrij Ivanovič Mendeleev?

Ricorre oggi l’anniversario della scomparsa del chimico inglese John Newlands, morto non ancora sessantenne il 29 luglio 1898 nell’indifferenza di quasi tutta l’opinione pubblica dell’epoca. Nel 1863 aveva ipotizzato e quindi pubblicato la prima tavola periodica degli elementi, ordinati in funzione del loro peso atomico. Fu ridicolizzato e deriso dalla società scientifica che non credette alle sue teorie.

Che cosa sarebbe successo se il pensiero di Newlands fosse stato positivamente accolto e accettato dalla comunità scientifica? Molto probabilmente nel 1864 il chimico tedesco Julius Meyer non avrebbe stilato una tavola periodica degli elementi chimici del tutto simile a quella di Newlands, che conteneva 28 elementi classificati per la prima volta in famiglie (sei) secondo la valenza.

E se neppure Meyer avesse contribuito (come ha effettivamente fatto nella nostra realtà) a rendere credibile quanto congetturato sulla tavola?

Ci avrebbe pensato ancora Newlands che nel 1865 nella nostra realtà ripensò alla sua tavola ed enunciò la cosiddetta “legge delle ottave” in quanto si era accorto che le proprietà chimiche si ripetevano a intervalli di otto elementi. Fu nuovamente ridicolizzato e deriso dalla società scientifica che neppure questa volta diede ascolto alle sue teorie.

Ma se Newlands e Meyer dopo le loro frenetiche attività nell’ipotizzare una tavola che razionalizzasse le caratteristiche di tutti gli elementi chimici, fossero stati finalmente considerati credibili e i loro lavori accettati dalla comunità scientifica, chi si ricorderebbe oggi di Mendeleev?

Forse qui trovare il punto di divergenza non è così facile, perché il chimico russo giunse alle sue conclusioni in modo del tutto autonomo e senza sapere che cosa succedeva in Inghilterra e in Germania.

In pratica, molto probabilmente questo bivio che cambia la storia non esiste e la nuova realtà non si discosterebbe molto dalla precedente: un po’ come, tornando al nostro rosso, dopo averlo “bucato” per non arrivare in ritardo quasi certamente all’incrocio successivo avremmo perso il poco tempo guadagnato con l’infrazione fermandoci a un altro semaforo. E la perdita di tempo – al primo o al secondo rosso, poca differenza fa – non ci farebbe evitare la cazziata del capo.

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