Il tango dello schianto aereo

| Un grande cantante all’apice della carriera, due piloti che non si sopportano di compagnie aeree concorrenti, litigi furibondi tra passeggeri, colpi vaganti di pistola: tanti misteri per uno dei primi incidenti aerei della storia

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Di Marco Belletti
Sono passati quasi 85 anni da quando i due piloti Ernesto Samper Mendoza e Hans Ulrich Thom furono coinvolti con i loro aerei in un grave incidente nell’aeroporto “Olaya Herrera” di Medellin, in Colombia, il 24 giugno 1935.

Entrambi stavano decollando con i loro trimotori Ford 5-AT di due diverse compagnie colombiane. Tra il 1925 e il 1933 i velivoli Ford – soprannominati “oca di latta” – furono prodotti in 200 esemplari, molte compagnie del continente americano li utilizzarono ed ebbero vasta diffusione fino agli anni Cinquanta: quando in “Indiana Jones e il tempio maledetto” i tre buoni guidati da Harrison Ford fuggono ai cattivi da Shanghai, lo fanno proprio a bordo di un trimotore Ford 5-AT, che poi si schianterà sull’Himalaya.

Tornando a Medellin, alle 14:51 di quel 24 giugno 1935 il pilota venticinquenne Hans Thom stava conducendo verso la pista, per apprestarsi al decollo, il velivolo registrato con il numero di matricola C-31 della SCADTA (Sociedad Colombo-Alemana De Transporte Aéreo), compagnia aerea con sede in Colombia ma con capitale tedesco. Fondata il 5 dicembre 1919 da un gruppo di imprenditori arrivati dalla Germania, fu la seconda linea aerea del mondo a effettuare servizi regolari (solo l’olandese KLM era già nata) e la prima in America.

Nello stesso momento, il suo collega 33enne Ernesto Mendoza era in fase di decollo con il suo Ford 5-AT siglato F-31 della compagnia SACO (Servicio Aéreo Colombiano): fondata nel 1933, la SACO si sarebbe fusa nel 1940 con la SCADTA per dare vita all’Avianca, l’Aerovías Nacionales de Colombia.

All’improvviso l’aereo di Mendoza sterzò di lato e colpì violentemente quello pilotato da Thom: entrambi i mezzi presero fuoco provocando la morte di tutte le sette persone a bordo del C-31 e di dieci delle 13 a bordo dell’F-31.

L’incidente ebbe notevole eco a livello internazionale perché una delle vittime sull’aereo della SACO era Carlos Gardel, il più famoso cantante sudamericano della sua generazione, soprannominato il “re del tango”. Chi dice fosse nato a Tolosa e chi in Uruguay, Gardel – figlio di una ragazza madre francese che emigrò a Buenos Aires nel 1935 – aveva 48 anni ed era all’apice della carriera. Era di ritorno da una tournée in Venezuela, Puerto Rico e Colombia e rimase carbonizzato insieme con il suo paroliere Alfredo Le Pera e i chitarristi Guillermo Barbieri e Angel Domingo Riverol. L’aereo con il cantante e i suoi compagni di viaggio era partito il giorno prima da Bogotà e avrebbe dovuto giungere nella città di Calì con un volo diretto, ma per farlo avrebbe dovuto partire all’alba, fatto che non era avvenuto in quanto i passeggeri non si presentarono in tempo. Mendoza fu pertanto costretto a ritardare la partenza e fare scalo a Medellin, dove ebbe l’incidente il giorno dopo mentre stava per ripartire.

La indagini degli inquirenti colombiani stabilirono che le cause della tragedia furono due. La prima, le dimensioni dell’aeroporto: estremamente piccole, non permettevano spostamenti agevoli di più velivoli nel caso i decolli fossero particolarmente vicini nel tempo. Il secondo, che secondo le autorità provocò lo scontrò, furono le violente raffiche di vento improvviso, un fenomeno caratteristico della zona e comunque conosciuto dai piloti.

Queste spiegazioni furono ritenute insufficienti dai giornalisti dell’epoca che – in considerazione della fama di Gardel – si scatenarono alla ricerca di testimoni che riportassero altre ipotesi sulla morte del cantante.

Uno dei pochi superstiti dell’incidente fu José Maria Aguilar, un altro chitarrista che accompagnava il re del tango nella tournée. Fu lui, alcuni mesi dopo l’incidente, a rivelare che tra i due piloti c’era una forte rivalità, già manifestata in precedenti occasioni e (secondo quanto affermò in un’intervista) Mendoza avrebbe intenzionalmente guidato l’aereo verso quello di Thom per spaventarlo e – se non avesse perso il controllo del suo velivolo, forse proprio a causa del vento – lo avrebbe evitato all’ultimo istante.

Nel 1939 Aguilar parlò invece di un carico eccessivo e fissato male che avrebbe fatto sbandare il velivolo durante il decollo. In questa occasione, il chitarrista fornì dettagli sulle ferite mortali del cantante, che tuttavia non corrispondevano all’esito dell’autopsia.

In un’altra intervista Aguilar – che sarebbe morto nel 1951 a 60 anni – fornì una versione del tutto diversa. Parlò di forti contrasti tra Gardel e il suo paroliere-manager Alfredo Le Pera che avrebbe organizzato la trasferta in modo non soddisfacente. La violenta discussione tra i due sfociò in insulti reciproci e, quando l’aereo era ormai quasi in fase di decollo, Le Pera avrebbe estratto una pistola e sparato a Gardel. Lo mancò e la pallottola colpì invece Mendoza che perse il controllo dell’aereo.

E in effetti l’autopsia rinvenne un proiettile nel cranio del pilota ma secondo il patologo non era penetrato dalla nuca – come sarebbe stato se il colpo fosse arrivato dalla cabina passeggeri – bensì dal volto, come se il colpo fosse stato sparato dall’altro aereo…

Nel 1945 in una delle innumerevoli biografie su Gardel, lo scrittore colombiano Mario Sarmiento Vargas cercò di conciliare quanto affermato dal superstite con l’esito dell’autopsia, ipotizzando che il co-pilota del C-31 si sarebbe sparato – preferendo un suicidio istantaneo alla morte nello schianto – ma che il colpo avrebbe invece colpito Mendoza, uccidendolo e impedendogli di evitare lo scontro all’ultimo momento. Una teoria un po’ azzardata

Ormai è impossibile fare emergere dalla sbiadita memoria della storia la verità sulla morte di Carlos Gardel e dei suoi 16 compagni di sventura. Molto probabilmente l’incidente fu davvero provocato da Mendoza, il cui carattere irresponsabile era ben conosciuto da tutti ma, comunque sia, l’incidente di Medellin è davvero un caso in cui la fatalità della realtà è più fantasiosa di un romanzo.

Nel video le ultime immagini dell’aereo, con a bordo Carlos Gardel, mentre rulla verso la pista di decollo, il 24 giugno 1935 a Medellin.

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