Marilyn, fatta uccidere da Bob Kennedy

| Un libro di memorie di Gianni Russo, attore cresciuto fra la malavita newyorkese, svela che la mafia aveva individuato nell’attrice un modo per ricattare JFK

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Louis Giovanni Russo, meglio conosciuto come Gianni Russo, è un attore americano specializzato nei ruoli del mafioso italoamericano. Non ha solo la faccia giusta, ma i modi di chi è cresciuto a “Little Italy”, la zona italiana di New York, nei tempi in cui era complicato. È lui a dare il volto a Carlo Rizzi, piccolo malavitoso in fuga dal suo passato che sposa Connie, la figlia del potente boss Don Vito Corleone, nell’intenso “Il Padrino”, capolavoro di Francis Ford Coppola. Proprio Gianni Russo, in questi giorni, sta riportando sotto i riflettori la mai del tutto chiarita morte di Marilyn Monroe, dal 1962 uno dei misteri più insoluti della storia americana. Secondo Russo, che racconta di aver vissuto tutto in prima persona, a ordinare la morte dell’attrice sarebbe stato Bob Kennedy, fratello di JFK. Sulla tracce di Marilyn, prosegue Russo, c’era la mafia, che sperava di riuscire a trovare una strada per ricattare il presidente Kennedy. Quando Monroe ha scoperto il complotto, minacciando di raccontare tutto ai media, Bob si è sentito costretto a organizzare la sua morte, per non mettere a repentaglio la sua carriera e quella del fratello presidente.

Lui stesso, Gianni Russo, sostiene di aver avuto una breve relazione con la Monroe quando lei aveva 33 anni e lui solo 16 anni: “Era un’amante fantastica”. Al “New York Post” Rizzo ha mostrato una foto di lui e la Monroe al “CalNeva Lodge”, un resort al confine tra la California e la Nevada, che, secondo lui, sarebbe stata scattata da Sam Giancana, ben notto boss della criminalità di Chicago, solo tre giorni prima che fosse trovata morta a Los Angeles. Secondo Russo - il cui libro di memorie “Hollywood Goodfather, my life in the movies and the mob” uscirà il prossimo 12 marzo - la mafia sperava di attirare in una trappola il fratelli Kennedy, JFK e e suo fratello Robert, allora procuratore generale degli Stati Uniti. “Volevano filmare i Kennedy a tre con Marilyn”, ha detto Russo. Il filmato sarebbe stato usato per ricattare JFK e fargli invadere la Cuba comunista, riportando così i casinò dell’isola sotto il controllo della criminalità organizzata. Ma JFK nel giorno fissato per l’incontro non si è presentato, e quando la Monroe ha scoperto il complotto, Russo ricorda di averla vista diventare furibonda. 

A chiuderle la bocca per sempre fu “Il Dottore”, un killer pagato da Bob Kennedy per iniettarle aria in una vena “vicino alla zona pubica. Marilyn è morta di embolia, ma al coroner è sembrata droga, e a volere la sua morte è stato Bob Kennedy. Nessun altro l’avrebbe uccisa: la mafia non l’avrebbe fatto, a loro Marilyn piaceva. La chiamavano ‘la ragazza della festa’, dicevano: dalle un paio di pillole, un paio di drink e lei fotte con tutti”.

Nella lunga galleria di ricordi di Russo c’è anche Elvis Presley, che aveva richiesto il suo aiuto come maestro d’armi quando aveva iniziato a girare un film western.

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