Non ti fidar di sarcofagi e papiri

| Una tomba nel foro romano si rivela un monumento alla memoria, una raccolta di pergamene all’apparenza millenarie sono il solito fake: due scoperte archeologiche che avrebbero dovuto lasciare il segno e invece…

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Di Marco Belletti
Sembra incredibile ma due scoperte archeologiche che si credeva dovessero lasciare il segno nella storia dell’umanità si sono rivelate dei falsi: uno non è quanto si credeva che fosse, l’altro invece è stato creato ad arte per ingannare gli studiosi.

Il primo reperto è la cosiddetta “tomba di Romolo”, scoperta (o meglio riscoperta) nel foro romano: in realtà non sarebbe la vera tomba del primo mitico re di Roma. Secondo Alfonsina Russo, direttrice del parco archeologico del Colosseo, si tratta di “un monumento funerario realizzato dopo la morte di Romolo, per celebrarne il culto e la memoria”. La camera sotterranea era stata scavata 120 anni fa da Giacomo Boni, ma poi se ne erano perse le tracce.

Nato a Venezia nel 1855, Boni fu archeologo e architetto di fama. Senatore del Regno d’Italia, sviluppò un forte interesse per l’antica religione romana e per una sua eventuale adozione da parte dello Stato, tanto da simpatizzare con Mussolini e il fascismo proprio perché riteneva potessero far rinascere l’antica Roma.

Prima di tutto ciò, nel 1898 Boni scoprì nel foro romano il “lapis niger” – una camera lastricata in marmo nero, associata alla morte di Romolo – e il “comizio”, antica piazza dedicata alle assemblee politiche. A pochi metri di distanza trovò anche una cassa in tufo e una base circolare, proprio sotto il portico d’ingresso della curia Iulia, la sede del Senato che era stata costruita successivamente ai reperti scoperti da Boni.

L’archeologo pubblicò un resoconto delle sue scoperte sulla rivista ‘Notizie degli scavi di antichità’ (“…una cassa a vasca rettangolare in tufo … conteneva ciottoli, cocci di vasi grossolani, frammenti di vasellame campano, una certa quantità di conchiglie e un pezzetto d’intonaco colorito di rosso”) ma non attribuì particolare importanza alla cassa in tufo, tanto che se ne perse la memoria e ci si dimenticò dell’esatta ubicazione.

Ristudiando gli scavi fatti da Boni, gli studiosi del parco archeologico del Colosseo hanno invece intuito l’importanza del rinvenimento. Il nuovo scavo – cominciato nel 2019 con lo smontaggio di una scalinata costruita negli anni Trenta – ha permesso di portare alla luce la stanza sotterranea descritta da Boni con il sarcofago e la base circolare, entrambi realizzati in tufo del Campidoglio, e altri blocchi. Probabilmente la camera era originariamente più ampia in quanto fu tagliata per costruire le fondazioni della curia Iulia. Il sarcofago e la base circolare risalgono alla fine del VI secolo a.C. e sono stati ritrovati nel luogo di presunta sepoltura di due personaggi emblematici delle origini di Roma come Faustolo (il padre adottivo di Romolo e Remo) e Osto Ostilio, nonno del re Tullo Ostilio. Nonostante alcune fonti (come gli scoliasti di Orazio che riportano una presunta affermazione di Varrone) facciano credere che possa effettivamente trattarsi di quella che gli antichi Romani consideravano la tomba di Romolo, gli archeologi sono invece giunti alla conclusione che si tratterebbe di un monumento funerario realizzato in un periodo successivo alla morte di Romolo, per celebrarne il culto e la memoria.

Completamente diversa la storia dei rotoli del mar Morto custoditi nel museo della Bibbia di Washington, che si sono rivelati fasulli. È questa la triste conclusione cui sono giunti gli studiosi una volta accertata la reale origine di quelli che si pensava fossero preziosi frammenti delle Sacre Scritture risalenti a duemila anni fa. Il direttore del museo Harry Hargrave ha dichiarato di essere stato vittima di false dichiarazioni e di una vera e propria frode.

I rotoli del Mar Morto sono una serie di antichi manoscritti della Bibbia ebraica e includono passaggi del Vecchio Testamento risalenti fino a duemila anni fa. Il primo rotolo fu trovato nelle caverne di Qumran, sulla costa occidentale del mar Morto nel 1947. Le scoperte dei frammenti da parte degli archeologi proseguirono fino al 1956 in undici grotte intorno al sito archeologico. I manoscritti sono datati tra il 150 a.C. e il 70 d.C. e sono associati all’antica setta ebraica degli esseni.

I circa 70 frammenti che compongono i sedici rotoli tornati alla luce dopo il 2002 hanno sollevato fin da subito dubbi tra gli esperti e dopo che un paio di anni fa cinque pergamene erano già state dichiarate dei falsi in seguito a un esame condotto in Germania (e quindi rimosse dall’esposizione), è recente la notizia che tutta la collezione di 16 papiri sarebbe in realtà un falso moderno di cui non si sarebbero accorti neppure alcuni dei più eminenti studiosi biblici del mondo.

A certificare questa affermazione sono le oltre 200 pagine del documento redatto da un team guidato da Colette Loll. 

Fondatrice di Art Fraud Insights – società di consulenza dedicata alle iniziative di prevenzione delle frodi artistiche e di indagini specialistiche sulle opere d’arte – Loll opera nel campo della falsificazione, dell’attribuzione e dell’autenticazione. Ha condotto indagini forensi per collezionisti privati su opere d’arte e artefatti sospetti, ricevendo consensi nazionali e internazionali.

Questa esperta in frodi d’arte non ha dubbi: alcuni dettagli sui frammenti delle pergamene rivelano che si tratta di pelle antica inchiostrata in tempi moderni. Tutti i più recenti rotoli del mar Morto sono del tutto falsi, manipolazioni con l’intento di ingannare.

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