Quando Hanna & Barbera si buttarono sulla sitcom

| Una serie a cartoni animati degli anni Settanta è stata l’antesignana di molte serie tv satiriche e del cartoon più famoso di sempre, i Simpson. A crearla la coppia dei produttori di famosi cartoni animati, come gli Antenati e Scooby-Doo

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Di Marco Belletti
“Ribelli in famiglia” e il più fedele “Aspettando il ritorno di papà” sono i titoli con cui è conosciuta in Italia “Wait Till Your Father Gets Home”, una serie televisiva a cartoni animati in stile sitcom di satira sociale indirizzata a un pubblico adulto, prodotta da Hanna-Barbera Productions e la cui presentazione in anteprima mondiale avvenne a metà luglio 1972. La serie fu quindi trasmessa negli Stati Uniti a partire da settembre e fino al 1974 da una syndication – un circuito di emittenti televisive consorziate per produrre in comune programmi e per raccogliere la pubblicità su base nazionale – per un totale di 48 puntate.

In Italia arriva solo nel maggio 1976, quando la RAI trasmette sull’allora prima rete nazionale (la domenica alle 13) otto puntate modificando in modo improbabile il titolo. Dal 1980 al 1983 è invece trasmessa integralmente su Rete4 con il titolo che traduce fedelmente l’originale inglese.

Si tratta di una vera novità per l’epoca, sia per i temi sia per le modalità con cui sono trattati, che di fatto anticipa di parecchi anni un’altra trasmissione che sarebbe poi diventata di culto: i Simpson.

Protagonista di “Aspettando il ritorno di papà” è una famiglia media americana, composta dal padre Harry Boyle (che lavora in una ditta di arredamento per giardini), la moglie Irma – casalinga frustrata – e tre figli: lo spiantato ventenne Chet, la ribelle e corpulenta diciottenne Alice, l’adolescente Jamie, più giovane e scatenato ma l’unico ad andare d’accordo con il padre.

Harry e Irma sono politicamente dei conservatori e molto amici di Ralph Kane, un vicino di casa disegnato con le fattezze dell’allora presidente degli Stati Uniti Richard Nixon. Kane è ancora più di destra dei coniugi Boyle, è un estremista reazionario e paranoico terrorizzato dal fatto che in seguito a un complotto l’Unione Sovietica possa conquistare l’America. Naturalmente è il solo a vedere indizi ovunque di questa possibile invasione sovietica e per un’eventuale difesa della strada in cui vivono lui e i suoi vicini ha creato uno scarno e un po’ sfigato esercito di volontari guidato dalla non più giovane sergente Sarah Whittaker.

A creare la serie – decisamente innovativa e molto satirica ma che non è completamente compresa dal pubblico – la coppia di produttori, registi e sceneggiatori di cartoni animati Hanna e Barbera.

William Hanna nasce esattamente 109 anni fa, il 14 luglio del 1910 a Melrose, negli Stati Uniti. Nel 1938 conosce Joseph Barbera quando inizia a lavorare nel settore fumetti della Metro Goldwyn Mayer. Barbera ha un anno in meno, è figlio di due immigrati siciliani provenienti da Sciacca, nell’agrigentino, e lavora come fumettista alla MGM. I due iniziano a lavorare insieme coordinati da Fred Quimby, storico responsabile del settore fumetti, nato a Minneapolis il 31 luglio 1886, vincitore di sette premi Oscar (su tredici candidature) tra il 1944 e il 1953, grazie a Tom & Jerry, serie creata proprio da Hanna e Barbera.

La coppia disegna direttamente o coordina lo staff produttivo realizzando circa 115 cortometraggi con protagonisti il gatto Tom e il topo Jerry fino al 1957, quando il settore cartoon della MGM viene chiuso, dopo che da un paio d’anni Hanna e Barbera ne erano diventati responsabili per il pensionamento di Quimby.

E così nel luglio 1957 si mettono in proprio creando la casa di produzione Hanna-Barbera che nel giro di qualche anno diventa la più importante di Hollywood con personaggi come Huckleberry Hound (Braccobaldo), i Flintstones (gli Antenati), Yogi Bear (l’orso Yoghi), i Jetsons (i Pronipoti), Pink Panther (la Pantera Rosa), Wacky Races (Le corse pazze), Scooby Doo e molti altri.

All’apice del successo saranno circa un migliaio i dipendenti dello studio con un “portafoglio” di 250 serie a cartoni animati e numerosi contratti di merchandising per l’uso dell’immagine dei vari personaggi.

La fortuna dei cartoni animati Hanna-Barbera cala negli anni Ottanta, quando la società inizia a utilizzare tecniche che permettono di contenere i costi in modo significativo, impoverendo i disegni, con colori senza sfumature e ombre, con fondali spesso riproposti più volte non solo nello stesso cortometraggio ma anche in altre serie, con movimenti ricorrenti e uguali dei personaggi. L’azienda resta leader nel settore dell’intrattenimento televisivo, tuttavia è assorbita dal gruppo TAFT Entertainment alla fine degli anni Ottanta e quindi ceduta alla Time Warner nel 1996.

Dopo la morte di William Hanna nel 2001, la casa di produzione va in bancarotta, a causa di alcuni progetti legati a serie tv non andati a buon fine. Joseph Barbera muore nel 2006 a novantacinque anni e l’ultimo lungometraggio da lui realizzato (“Stai fresco, Scooby-Doo!”) è distribuito postumo l’anno dopo.

Tom & Jerry è la serie cinematografica (quando fu lanciata la televisione ancora non esisteva) con il maggior incasso assoluto, superando i Looney Tunes, ma non è stata esente da polemiche, soprattutto per gli stereotipi razziali con la ricorrente governante nera presa in giro e l’uso – per caratterizzare alcuni personaggi – del “blackface”, la tecnica di make-up che consiste nel truccarsi in modo marcatamente non realistico per assumere le sembianze di una persona di pelle nera. Un altro motivo per cui la serie è stata criticata sono le numerose scene in cui protagonisti e comprimari fumano con piacere.

Il titolo della serie “Tom & Jerry” deriva da un’espressione gergale con cui nella Londra del XIX secolo si definivano i giovani che manifestavano atteggiamenti riottosi e ribelli. Come riottosi e ribelli sono i figli dei coniugi Boyle di “Aspettando il ritorno di papà”, serie che vista oggi appare piuttosto superata per le tematiche trattate: la famiglia patriarcale, la casalinga insoddisfatta, i figli che protestano, il conflitto in Vietnam e la guerra fredda… Almeno per quest’ultimo caso, se riviste in italiano, le puntate sarebbero ancora attuali in quanto piuttosto inspiegabilmente per la RAI il vicino Kane non era fissato con una possibile aggressione sovietica, ma per un’imminente invasione aliena.

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