Anarchici più pericolosi dei jihadisti

| Torna alla ribalta l'analisi dei nostri 007 sulla galassia antagonista e Fai-Informale. Un'"azione" ogni quattro giorni, 110 attentati solo nel 2017. Tra gli ideologi emerge il ruolo dominante della torinese Anna Beniamino

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di L’ATENIESE* E MASSIMO NUMA

L’Intelligence, nella relazione annuale del 2017, in 123 pagine dense di dati e di riflessioni, traccia un quadro preoccupante della minaccia anarco-insurrezionalista “considerata più tangibile di quella jihadista”. Nel 2017 gli attentati hanno colpito sette città italiane, costituiti dall’invio di pacchi esplosivi, attentati incendiari e danneggiamenti a Genova, Torino, Modena, Olmeneta (CR) e Firenze. Poi l'ordigno davanti alla stazione dei carabinieri di San Giovanni a Roma, il 7 dicembre. Gli anarchici si sono infiltrati nei movimenti No Tav e No Tap, ma non solo, pure in quel che resta delle frange di estrema sinistra idealmente ancora legate alla Brigate Rosse, "decise a tramandare alle nuove generazioni la memoria brigatista, nella prospettiva di contribuire alla formazione di futuri militanti".

Dal 2017 a oggi sono 101 gli ordigni esplosivi riconducibili a quest’area, compresi scontri di piazza e raid vandalici. Un’azione ogni 4 giorni, precisano gli analisti, con 67 agenti feriti. A questi vanno aggiunti gli attacchi dei No Tav al cantiere di dell’Alta Velocità di Chiomonte. Nel dossier degli 007 si fa anche una disamina del pericolo jihadista in tutto l'Occidente. Eppure in merito alla situazione italiana vengono scritte solo un paio di pagine. Sul documento si legge: "Nel 2017 non si sono registrate nuove partenze in direzione del teatro siro-iracheno, fenomeno in linea con una generale riduzione dell'afflusso di aspiranti jihadisti verso quel quadrante e gli ulteriori casi di foreign fighters a vario titolo collegati con l'Italia nel contempo emersi, sono da riferire per lo più a trasferimenti verso il campo di battaglia verificatisi in anni precedenti". Infine il focus sugli anarchici, riuniti nei vari segmenti antagonisti, dagli insurrezionali del Nord Est, alla “colonna" torinese, passando per Genova, Sardegna il Centro Sud: "È rimasta alta, nel corso dell'anno, anche l'attenzione in direzione della minaccia eversiva e dell'attivismo estremista. I circuiti anarco-insurrezionalisti si sono dimostrati determinati a rilanciare l'area sul piano operativo (...). Inoltre, campagne aggressive contro la repressione, e in solidarietà con militanti detenuti, hanno riproposto sintonie e sinergie tra ambienti anarchici italiani e omologhe realtà straniere, soprattutto greche e spagnole, tutti interessati a ribadire l'estensione del progetto eversivo al di fuori dei rispettivi confini nazionali. Il fronte antagonista resta composito, fluido e privo di un percorso comune. Iniziative di contestazione hanno riguardato soprattutto le politiche europee e i temi sociali, quali il lavoro e l'emergenza abitativa. Convergenze tra settori della sinistra antagonista ed area anarchica hanno concorso ad animare le proteste sul versante delle lotte ambientaliste. Seppure declinato in forme diverse, un comune cavallo di battaglia si è rivelata la lotta alle politiche migratorie e al sistema di accoglienza e gestione dei migranti, tradottasi tanto in azioni dirette in puro stile anarchico, quanto in manifestazioni di piazza".

L’ANALISI DELLA LEADER FAI-INFORMALE

Pubblichiamo stralci di un lungo documento, comparso a gennaio sul sito Croce Nera che fa da specchio all’analisi dell’Intelligence. Lo firma colei che, a fianco dello svizzero Marco Camenisch e dello spagnolo Gabriel Pombo da Silva, è ormai considerata l’ideologa di punta di questa area antagonista, una guida anche sulla parte pratica dei militanti. I gradi se li è conquistati sul campo, negli anni trascorsi in prigione, nel carisma che ha acquisito nei confronti delle altre detenute politiche: “…Mi preme ribadire, semplicemente, l’orgoglio nell’anarchia e negli anarchici che mi hanno permesso di nutrirmi di solidarietà fatta azione, scritti, rabbia rimbalzata oltre i cancelli e da carcere a carcere, mostrando ancora una volta quanto la tensione anarchica sia viva, attuale e capace di irridere le categorie e saltare gli steccati che la repressione vorrebbe imporre, scrollandosi di dosso la zavorra di paure e del mito del consenso. L’idea anarchica continua ad essere un problema per l’autorità rendendo palese, alle menti libere, la concretezza insita nella sua negazione...In questo passaggio sta l’importanza di questi tempi: sulla nuova o rinnovata coscienza di esser parte contundente, apportatori di germi sovversivi se si vuole, non solo negli ambiti ristretti di movimento ma nel porsi, sociali od antisociali che ci si senta, quali fieri portatori di una serrata critica all’era del dominio tecnologico, del controllo e dell’omologazione globale”.

IL PROBLEMA DEL CONTROLLO TECNOLOGICO

“Differentemente dai tempi passati però, il controllo si è fatto pervasivo grazie all’avvento dei nuovi orpelli tecnologici, a cui speso si accompagna una minor consapevolezza e fiducia nelle proprie potenzialità e possibilità di opporvisi…Prendere atto di questo non significa né immobilizzarsi come animaletti impauriti sorpresi dai fari di un tir in corsa, né gettarsi – mani e piedi legati – nelle fauci del mostro, convinti della sua ineluttabile voracità. Un cambio di prospettiva piuttosto: aspirare, ora e sempre, ad esser un boccone indigesto, senza cadere nell’equivoco di un’onniscienza ed onnipotenza del dominio, dove spesso non c’è una strategia globale ma un intreccio informe di interessi carrieristici in contrasto, direttive impartite e funzionari variamente zelanti.

LA TIMELINE ANARCHICA-FAI INFORMALE

Il processo Scripta Manent (pm Roberto Maria Sparagna) in corso a Torino nell’aula bunker e prossimo alla sentenza, compendia numerose indagini avvenute nel corso degli anni.

- Processo ORAI (pm Marini, ROS, Roma) del 1995;

- Indagine sull’attentato a Palazzo Marino a Milano nel 1997 a firma Azione Rivoluzionaria Anarchica;

- Indagine su Solidarietà Internazionale (pm Dambruoso, Digos, Milano) archiviata nel 2000;

- Operazione Croce Nera (pm Plazzi, ROS, Bologna)

Indagine su plico incendiario a questore di Lecce del 2005 a firma Narodnaja Volja/FAI;

- Indagine sull’attentato alla caserma allievi C.C. Di Fossano e plichi incendiari a firma FAI/RAT del 2006 (pm Tatangelo, ROS, Torino) archiviata nel 2008;

Indagine sui plichi incendiari ed attentato alla Crocetta a firma FAI/RAT del 2007

Operazione Shadow (pm Comodi, Digos, Torino) iniziata nel 2009 per 270 bis, 280 c.p.; risoltasi nel 2016 con condanne per 414 c.p. per il periodico KNO3 e 2 condanne per furto d’auto e tentato sabotaggio a linea ferroviaria;

Operazione Ardire (pm Comodi, ROS, Perugia) iniziata nel 2010, che porta a 8 custodie cautelari nel 2012, poi confluita integralmente in Scripta Manent dopo passaggi di competenza territoriale prima a Milano, poi a Torino;

- Indagini Kontro, Replay, Sisters, Tortuga (pm Manotti, ROS, Genova) su attentati a caserme C.C. di Genova, RIS di Parma del 2005 e altri attacchi;

- Indagine Evoluzione, Evoluzione II (pm Musto, Milita, ROS, Napoli) Iniziata nel 2012 sull’attacco ad Adinolfi “evolvendosi” poi in monitoraggio su RadioAzione e RadioAzione Croazia;

- Indagine Moto (pm Franz, Piacente, ROS, Genova) che nel 2012 ha portato agli arresti di Nicola Gai e Alfredo Cospito;

- Indagine su pacco-bomba ad Equitalia (pm Cennicola, Polino, Digos, Roma) del 2011, riaperta nel 2014;

- Indagine si attentato al tribunale di Civitavecchia e molotov ai C.C. di Civitavecchia del 2016 (pm Cennicola, ROS, Roma).

“PSICO ANTROPOLOGIA DA QUESTURA”

“…In un quadro di accuse dove tutto si muove su deduzioni/illazioni a cercar di far da collante interviene in dosi massicce una sorta di studio comportamentale. La consapevolezza – ed il sottrarsi – all’occhiuto ed onnipresente controllo poliziesco diventano essi stessi suggestivi. Esistono prassi ormai consolidate negli ambienti del movimento, anzi ormai è una prassi sociale diffusa per i più disparati motivi: parlare in maniera evasiva per telefono od utilizzarlo in maniera limitata, non compulsiva come vorrebbe la guida del cittadino-consumatore perfetto; porre attenzione a pedinamenti; eliminare microspie e telecamere da casa, auto, luoghi di lavoro; porre attenzione al controllo telematico, per fare qualche esempio…Ora, in un perfetto incrocio tra psico-polizia e commedia all’italiana diventa suggestiva l’assenza: assenza fisica, assenza di telefonate e contatti. Questo non è ancorato, nella tesi accusatoria ad un particolare evento o azione, ma vale di per sé il sottrarsi al controllo, o meglio il non essere monitorati passo a passo… la realtà è fatta di un controllo ossessivo ed inquietante che non si tira indietro di fronte a nulla: perquisizioni estemporanee travestite da controlli sul malfunzionamento dei microfoni occultati in casa, controlli e radiografie delle spedizioni postali prelevando direttamente la corrispondenza da buche delle lettere e uffici di smistamento postale: duplicati delle chiavi per entrare nei luoghi di lavoro in assenza degli indagati, telecamere nascoste in luoghi pubblici in quanto “presunti obiettivi. Questi sono solo alcuni esempi di un’applicazione piuttosto capillare del controllo, oltre a quelli tradizionali: telefoni intercettati per anni, microspie in casa e sul lavoro, gps in auto, telecamere sugli ingressi di casa, cantina e luoghi di lavoro, controllo incrociato di tabulati telefonici e positioning dei cellulari, pedinamenti con foto e videoriprese, intercettazione traffico mail e ascolto ambientale tramite i computer.

Poi, sempre nella suggestione tecno-logica e pseudoscientifica del nuovo millennio, un fiorire di statistiche, diagrammi, percentuali, incroci di dati tra i più curiosi: quante volte gli imputati si sono incontrati nel corso degli anni (…anche a casa loro, tra parenti e conviventi, nonché ai loro stessi processi) e quante volte si sono incontrati… i rispettivi telefoni; in quali giorni della settimana arrivano più plichi incendiari; quali centri urbani siano interessati da più attentati; quali parole preferiscano utilizzare gli anarchici… ma lì si sconfina dallo studio sociologico statistico e comportamentale, ad un altro caposaldo da tribunale…”.

QUELLE PERIZIE COSI' SUGGESTIVE

“…In questo processo balza agli occhi evidente una tecnica sartoriale per attribuire i reati specifici ai singoli imputati. Per dar corpo alle supposizioni accusatorie viene fatto un utilizzo massiccio di perizie grafiche, linguistico-stilistiche per attribuire ad un paio di imputati la scrittura di alcuni testi rivendicativi. Detta così sembrerebbe una cosa seria (e lo è in quanto funge da pretesto per la custodia cautelare), addentrandosi nella lettura di una moderna perizia che utilizza sia la tecno-logica che la mente umana si vede però quanto i metodi utilizzati siano discutibili e malleabili ed i risultati aleatori. Da un lato è evidente la scelta di procedere ignorando scientemente i risultati contraddittori rispetto alle tesi da sostenere, per cui i confronti con esiti negativi vengono ignorati e si setacciano i testi cercandone di adattabili al bisogno. Termini di uso comune o propri del linguaggio politico-poetico anarchico diventano caratterizzanti tanto che in questo parossismo di abbinamenti abbondano le attribuzioni… cioè ne escono fuori delle più disparate, che pure travalicano le accuse ed imputazioni stesse.

Il meccanismo repressivo è ben consapevole dell’inconsistenza di determinati confronti e perizie – e lo ammette pure tra le righe – però è parimenti consapevole che l’utilizzo del DNA e di altre perizie tecnico-scientifiche è stato venduto all’opinione pubblica come tecnologia certa ed inoppugnabile, e così si cerca di utilizzarlo anche in tribunale. In realtà la casistica di errori manipolazioni ed approssimazioni è notevole (ed ormai pure la giurisprudenza è costretta ad ammetterlo, dopo i primi anni di utilizzo “acritico” di qualsiasi reperto biologico). Ne abbiamo traccia anche di recente, in giro per il mondo, in processi che hanno riguardato compagni”.

*Esperto di terrorismo internazionale

L’Analisi
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