Bomba contro Casapound filo rosso tra Torino e Firenze

| BREAKING NEWS+++Per cinque dei fermati il gip non convalida l'arresto. In cella ne resta solo uno. Nell'esplosione restò gravemente ferito un artificiere della polizia. La radice dell'attentato nel Nord Ovest

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di Massimo Numa

Nel bel servizio di Massimo Mugnaini (riportato integralmente qui sotto) su La Repubblica-Firenze, i particolari e i dettagli assai precisi sull'arresto di otto anarchici di area insurrezionale in relazione agli attentati con esplosivo avvenuti negli ultimi mesi nel Centro Sud. Ma questa operazione di varie Digos, guidata dalla procura di Firenze, ci consente di tentare un'analisi su cosa è avvenuto e cosa potrebbe accadere nell'arco di un tempo relativamente breve. 

Vediamo gli elementi nuovi che emergono dalle carte giudiziarie. Intanto il fatto che gli otto in stato di fermo appartengono a un centro sociale e alle occupazioni insurezionaliste e non legate alla Fai/Fri informale che sino a ieri aveva il monopolio degli attentati, anche contro le persone, non ha colto di sorpresa gli investigatori della Digos. Da qualche tempo i segnali di riavvicinamento, su documenti aperti ma anche no,  erano diventati evidenti. Dopo anni di durissimi contrasti e di scambi di accuse pesanti, gli anarchici hanno ritrovato un'unità di intenti - su modalità azione e moventi - che potrebbero preludere a un innalzamento del livello di allarme da parte dei sistemi di sicurezza italiani.

Il secondo dato è il ruolo del segmento torinese, sempre più importante nella galassia anarchica europea. Torinesi sono gli autori dell'attentato al manager dell'Ansaldo Nucleare, avvenuto a Genova nel maggio 2012; lo stesso Nucleo Olga avrebbe (il processo è in corso a Torino) decine di attentati con l'uso delle buste esplosive; torinese è l'ala anarchica infiltrata nel movimento No Tav e responsabile di una catena di attentati incendiari in Val Susa ai danni delle "aziende collaboranti"; torinesi sono i fautori delle "campagne cittadiniste", in cerca di facili consensi nei substrati marginali della società diffusa nei quartieri più difficili, su sfratti, occupazioni, lotta ai Centi di Espulsione dei sans papiers.

Uno degli arrestati, l'artificiere-addestratore del gruppo di Firenze, è torinese. E non può sfuggire che sino all'altro ieri, gli artificieri anarchici, dal 2000 a oggi, erano annidati nelle frazioni del Centro Sud, soprattutto nel Lazio e dintorni, eredi dei movimenti confluiti nel terrorismo armato degli Anni di Piombo; ora possiamo dare una spiegazione razionale agli attentati, falliti e no, avvenuti in Piemonte negli ultimi quattro, cinque anni. L'ordigno depositato a Porta Palazzo, di cui non sono stati identificati gli autori; gli ordigni contro le Poste e la compagnia aerea rea di rimpatriare i clandestini dai Cie italiane e infine, siamo a giugno 2017 le due buste esplosive inviate ai pm Rinaudo e Sparagna, della procura di Torino; le buste indicavano come mittente lo studio legale che recentemente ha svolto il ruolo della parte civile in alcuni processi contro attivisti No Tav di area anarchica e autonoma. Un dettaglio sfuggito ai più ma che rappresenta un preciso messaggio intimidatorio rivolto agli avvocati ma anche ai loro clienti. Tradotto significa, guardate che sappiamo chi siete e dove siete. Un effetto bouncing raffinato e chirurgicamente mirato. E' facile presumere che l'appello all'"azione", cioè altri attentati ad personam in vista,  è stato raccolto e condiviso dalle diverse anime dell'anarchia che non si identifica più con la storica Federazione Anarchica Italiana, anche se, all'interno della sigla storica, esiste un'ala estremista che, almeno a parole, condivide in parte le tesi più estremiste. Tanto che, in un'analisi sullo stato del conflitto contro la Tav in Valsusa, invitano gli attivisti ad alzare il livello dello scontro, con molte assonanze, nel lessico e nei propositi, con i documenti della nuova federazione Fai/Fri-Insurezionalisti. E' possibile che gli ultimi arresti abbiamo tagliato la testa del serpente, prima che il programma di matrice eversiva si sia realizzato compiutamente. Non resta che aspettare.
 
BLITZ DELLA DIGOS TORINO
 +++BREAKING NEWS+++

Gli agenti della Digos di Torino hanno eseguito sette misure di custodia cautelare, di cui cinque in carcere e due divieti di dimora, nei confronti di altrettanti anarco-insurrezionalisti che lo scorso 6 aprile aggredirono un gruppo di agenti del commissariato Dora Vanchiglia impegnati in un servizio antispaccio nei giardini Madre Teresa di Calcutta. La Digos, in queste ore, è entrata nello stabile di corso Giulio Cesare 45, da circa un anno occupato dagli antagonisti. Alcuni di loro sono saliti sul tetto.Gste ore, è entrata nello stabile di corso Giulio Cesare 45, da circa un anno occupato dagli antagonisti. Alcuni di loro sono saliti sul tetto.  
GLI OTTO ARRESTI DI FIRENZE 
di MASSIMO MUGNAINI - LA REPUBBLICA EDIZIONE DI FIRENZE 

Hanno imparato a una cena, con la consulenza di un "bombarolo" anarchico torinese a fabbricare la bomba che poi hanno fatto esplodere a Capodanno a Firenze davanti alla libreria di Casapound, il gruppo di estrema destra.  L'incontro, con tanto di momento conviviale tra pochi fidati, avvenne a Firenze: è uno dei particolari che emerge dalle indagini che hanno portato in carcere otto persone, tutte di area anarchica, accusati di due attentati. I decreti di fermo accusano cinque persone per l'attentato di Capodanno contro la libreria "Il Bargello" e altri tre anarchici per l'attentato del 21 aprile scorso, quando una molotov fu lanciata contro una caserma dei carabinieri a Rovezzano.

Durante l'operazione di polizia e carabinieri due delle otto persone per cui era stato disposto il fermo sono salite, insieme ad altri due giovani, sul tetto de "La Riottosa Squat", la base principale degli anarchici fiorentini. L'edificio di via Senese, al Galluzzo, venne occupato dieci anni fa. I quattro hanno resistito sul tetto, per più di dieci ore, fino a che non sono finite le scorte d'acqua. Una volta scesi, senza alcun intervento attivo da parte delle forze dell'ordine, i due destinatari del fermo sono stati arrestati e portati al carcere di Sollicciano. Gli altri due sono stati denunciati a piede libero.

Nell'esplosione di un ordigno artigianale, avvenuto a Capodanno, rimase gravemente ferito, perdendo una mano e un occhio, l'artificiere della polizia Mario Vece. Il pacco bomba era stato collocato davanti al in via Leonardo da Vinci, a Firenze: aveva un timer ed è esploso quando il tecnico della polizia ha iniziato a esaminarlo.Le province interessate dall'esecuzione degli 8 fermi complessivi – motivata dal pericolo di fuga degli indagati - sono tre: Firenze (6 fermi), Roma e Lecce. Le accuse a vario titolo nei confronti dei fermati sono di tentato omicidio, costruzione detenzione e porto in luogo pubblico di ordigno esplosivo e danneggiamento aggravato.

Durante l'operazione alla Riottosa una ventina di anarchici, solidali con i fermati e contrari allo sgombero, hanno bloccato in un primo momento la strada all'altezza dell'edificio occupato. Adesso, in viaSenese, resta un presidio d manifestanti: il blocco stradale è stato sciolto. Non si fermeranno con gli otto fermi le indagini condotte da polizia e carabinieri. "Altri soggetti restano da individuare" ha spiegato Eugenio Spina, dirigente superiore della polizia di Stato, a capo del servizio centrale dell'antiterrorismo. Spina ha poi spiegato di riferirsi in particolare agli accertamenti su una presunta associazione a delinquere nata all'interno dei gruppi anarchici fiorentini, a seguito dei quali il 31 gennaio scorso il gip di Firenze aveva già emesso dei provvedimenti restrittivi.

Le indagini che hanno portato agli arresti degli anarchici per l'attentato di Capodanno a Firenze, ha proseguito Spina, "sono partite la notte stessa dell'attentato, con un sopralluogo della polizia scientifica durato tutta la notte e l'intero giorno successivo". Quello avvenuto a Firenze, ha precisato Spina, "è stato un attentato ben organizzato, ma subito ci siamo rimboccati le maniche", con la collaborazione anche "delle digos di Torino, Genova, Padova, Perugia e Latina".  I nomi. Ecco chi sono gli otto destinatari del decreto di fermo. Rispondono per la bomba davanti alla libreria: Nicola Almerigogna, 34 anni, fiorentino; Roberto Cropo, 31 anni, torinese; Pierloreto Fallanca, 30 anni, residente a Martinsicuro (Teramo); Giovanni Ghezzi, 31 anni, di Pistoia, residente a Firenze e Salvatore Vespertino, 31 anni, di Rimini. Sono accusati per la bomba carta davanti alla caserma dei carabinieri: Micol Marino, 30 anni, fiorentina; Marina Porcu, 34 anni, di Sassari e Sandro Carovac, 33 anni, pratese, residente a Pontassieve.

L'arresto in Salento. Si trovava in Puglia, ospite in un centro sociale, Pierloreto Fallanca, di 30 anni originario della provincia di Teramo, raggiunto da un provvedimento di fermo emesso dalla Procura di Firenze con l' accusa di concorso in tentato omicidio, fabbricazione detenzione e porto abusivo di materiale esplodente, nell'ambito dell'inchiesta sull'attentato di Capodanno a Firenze nel quale rimase gravemente ferito un artificiere della Polizia.

Il blitz é scattato all'alba quando gli agenti dell'unità operativa di primo intervento della Questura di Lecce e della Digos hanno fatto irruzione in una villetta di Roca, marina di Melendugno, occupata abusivamente da qualche settimana da gruppi di militanti anarchici e trasformata in un centro sociale denominato "Caura". Al momento dell'irruzione Fallanca dormiva. Insieme a lui c'erano altre sette persone, uomini e donne salentini appartenenti all'area antagonista. Alla vista dei poliziotti, Fallanca non ha opposto resistenza. Pierloreto Fallanca si trovava nel Salento già da qualche giorno.

Il Dna. A uno dei presunti responsabili della bomba di Capodanno gli investigatori sono arrivati attraverso un frammento di Dna repertato sulla parte interna del nastro adesivo con cui era stata costruita la bomba. Secondo gli investigatori, oltre a partecipare all'azione a Firenze, sarebbe la persona che ha materialmente assemblato l' ordigno. In base a quanto emerso, pochi giorni dopo l'episodio si era allontanato da Firenze, muovendosi prima in Italia e poi per tutta Europa, fermandosi infine in Francia. Rientrato a Firenze per un breve periodo nei giorni scorsi, questa mattina è stato fermato dalla polizia.

 L'arresto in Salento. Si trovava in Puglia, ospite in un centro sociale, Pierloreto Fallanca, di 30 anni originario della provincia di Teramo, raggiunto da un provvedimento di fermo emesso dalla Procura di Firenze con l' accusa di concorso in tentato omicidio, fabbricazione detenzione e porto abusivo di materiale esplodente, nell'ambito dell'inchiesta sull'attentato di Capodanno a Firenze nel quale rimase gravemente ferito un artificiere della Polizia.

Il blitz é scattato all'alba quando gli agenti dell'unità operativa di primo intervento della Questura di Lecce e della Digos hanno fatto irruzione in una villetta di Roca, marina di Melendugno, occupata abusivamente da qualche settimana da gruppi di militanti anarchici e trasformata in un centro sociale denominato "Caura". Al momento dell'irruzione Fallanca dormiva. Insieme a lui c'erano altre sette persone, uomini e donne salentini appartenenti all'area antagonista. Alla vista dei poliziotti, Fallanca non ha opposto resistenza. Pierloreto Fallanca si trovava nel Salento già da qualche giorno.

Il Dna. A uno dei presunti responsabili della bomba di Capodanno gli investigatori sono arrivati attraverso un frammento di Dna repertato sulla parte interna del nastro adesivo con cui era stata costruita la bomba. Secondo gli investigatori, oltre a partecipare all'azione a Firenze, sarebbe la persona che ha materialmente assemblato l' ordigno. In base a quanto emerso, pochi giorni dopo l'episodio si era allontanato da Firenze, muovendosi prima in Italia e poi per tutta Europa, fermandosi infine in Francia. Rientrato a Firenze per un breve periodo nei giorni scorsi, questa mattina è stato fermato dalla polizia.

 

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