Anarco-cronisti raccontano il "loro" processo

| Il report dei redattori della Fai/Informale sulle udienze in Assise in cui sette anarco-terroristi devono rispondere di una catena di attentati con l'uso di esplosivi. Nomi e ruoli di investigatori e periti del pm

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di MASSIMO NUMA

Capita raramente che gli stessi imputati, tra l’altro di un processo per terrorismo che in teoria potrebbe valere per loro pesanti condanne di carcere, si trasformino in cronisti. Accade nell’aula-bunker di Torino dove è in corso, nel più perfetto silenzio dei media non solo main stream ma anche da parte dell’area antagonista, il processo contro gli anarco-terroristi della Federazione Informale. Ecco le parti più importanti del report firmato dagli ex redattori delle riviste on-line Culmine e Croce Nera, Anna e Marco. E’ comparso su un altro sito che attualmente ospita i documenti mentre il blog dell’anarchico Lello Valitutti è stato chiuso da Altervista poichè “non rispondente ai requisiti della comunità”. 

SETTANTA TESTIMONI

“Nelle udienze di gennaio e febbraio sono continuati a scorrere i testimoni dell’accusa, in origine il PM Sparagna ne ha citati una settantina - iscrivono i cronisti anarchici Anna e Marco - principalmente agenti della Digos di Torino, polizia, carabinieri, artificieri, testimoni, relatori della scientifica di Roma e del Ris di Parma, tutti in relazione ai reati specifici contestati. Inoltre sono stati chiamati a deporre alcuni redattori, od ex redattori, di Radio Blackout di Torino sul ricevimento di alcune rivendicazioni e in infine un occupante dell’Asilo in relazione ai rapporti di conoscenza e corrispondenza tenuta con gli imputati”.

L’ANALISI DEI PERITI DEL PM

 Quindi l’analisi delle udienze: “A marzo hanno fornito le loro relazioni quelli che dovrebbero essere i pilastri dell’impianto accusatorio, ovvero i prestatori dell’opera ‘d’ingegno’ che va a puntellare il tutto: i periti grafici, l’esperto d’analisi linguistico/stilistica, ed un digossino torinese addetto a dare il quadro generale dell’accusa. Il duo di grafologhe X e Y (non pubblichiamo i nomi per sicurezza, ndr), periti-consulenti del PM ed esercitanti il mestiere privatamente, non presso Scientifica, Ris o quant’altro, hanno relazionato durante l’udienza del 7 marzo, sulla perizia effettuata nel 2014 confrontando testi normografati e indirizzi vergati a mano dei plichi incendiari/esplosivi a Torino Cronaca, Coema Edilità ed all’allora sindaco Chiamparino del luglio 2006 e delle relative rivendicazioni con i campioni di scritture a mano di tre degli imputati, appunti prelevati durante perquisizioni, lettere dal carcere, modulistica varia. Il duo ha manifestato la certezza che le scritture effettuate a normografo non sono attribuibili. Per quanto riguarda i confronti sulle mano scritture ha cercato di mettere in rilievo le somiglianze o i tratti grafici peculiari tra singoli caratteri scelti tra i vari campioni di scrittura: l’esito sarebbe una probabile somiglianza con alcuni campioni di due degli imputati. I due periti hanno impiegato un paio d’ore, più che a motivare la “probabilità”, a difendere la serietà delle prestazioni offerte e del metodo utilizzato che appunto… non consente attribuzioni su base certa ma appunto ad un discorso probabilistico”.

ETICHETTE E SCRITTURE A RICALCO

Secondo l’interpretazione Fai, già nel 2006, essendo le scritture sulle etichette oggetto di ricalco, non erano “giuridicamente attribuiti”, anche secondo i Ris di Parma.

“Il perito linguistico-stilistico consulente del PM, titolare di cattedra all’Università di X ha relazionato sulla perizia fatta nel 2014 in cui ha confrontato testi di articoli pubblicati da tre degli imputati e diversi testi di rivendicazioni a firma di diversi gruppi FAI. La perizia ammette che il linguaggio utilizzato fa parte dell’“universo discorsivo dei movimenti antagonisti”. Crea però degli abbinamenti fra testi degli articoli ed alcune rivendicazioni in base al metodo “qualitativo” e a quello “quantitativo”. L’analisi quantitativa, viene spiegato, è effettuata tramite un software che crea degli abbinamenti in base a termini trovati setacciando porzioni di testo. In particolare vengono indicati alcuni “tratti caratteristici” quali l’utilizzo di termini, non frasi, quali “palestra”, “anonimo”, dittologie (abbinamenti di due termini) contenenti “forza” e/o “gioia”, “di turno”, “più o meno” e via dicendo.

L’INVESTIGATORE “STORICO”

L’investigatore della Digos  che, negli ultimi anni, s’è occupato di anarchici, ha individuato come strumento d’analisi, il binomio esclusione/inclusione (si suppone dal novero dei buoni e dei cattivi…) per contestualizzare l’inserimento di frasi estrapolate da giornali, scritti, commenti e documenti pubblicati negli ultimi 20 anni, discussioni e conoscenze dirette fra compagni, eventi repressivi passati ed indagini riaperte.

“ Sotto la lente degli indagatori - scrivono Anna e Marco -passa un po’ di tutto: da Emile Henry a Horst Fantazzini e Baleno (anarchici morti in carcere, ndr), dai documenti di Azione Rivoluzionaria per cui uno degli attuali imputati è stato processato più di trenta anni fa e su cui altri imputati stavano preparando una memoria storica, parte di un libro più ampio sulle pratiche di lotta anarchica, negli scorsi anni, a quelli inerenti al dibattito durante il processo Ros-Marini , un documento letto in tribunale, in gabbia, per la morte di Baleno nel 1998, discussioni sulla necessità di dare voce alle varie posizioni su metodi organizzativi, comunicati dal carcere”.

L’ANALISI DELLA CORRISPONDENZA

Quindi l’analisi della rivista  CroceNera, vecchia e nuova, “fino ad arrivare agli articoli pubblicati sull’ultimo numero, proprio su Scripta Manent e l’analisi della corrispondenza, sotto censura, degli arrestati”. Con l’udienza del 12 aprile, su richiesta dell’accusa, è stata assegnata ad una perita la traduzione dallo spagnolo della vecchia corrispondenza finita agli atti, di alcuni imputati. Si è poi passati al contro-esame dell’investigatore da parte della difesa. Nel corso del contro-esame “uno dei compagni imputati è intervenuto ripercorrendo il proprio vissuto dal dicembre ‘69, all’esperienza in Azione Rivoluzionaria, alla latitanza, il carcere, fino ad oggi”. Un report assai chiaro, quasi una cronaca dattiloscritta delle udienza, con pochissimi concessioni alle ideologie e dai toni, tutto sommato contenuti nei confronti di chi ha condotto le inchieste.

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