Donald Trump, l’America ha il suo sovrano

| Sempre più convinto di avere in mano il potere assoluto, Trump continua ad agire disprezzando regole e leggi. Ma il malumore serpeggia ormai ovunque, anche al Pentagono, reduce da una magra figura

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Se lo chiedono in questi giorni gli analisti americani, con lunghe e approfondite disamine finite sulle pagine dei quotidiani o nei dibattiti televisivi: Donald Trump ha fatto un po’ di confusione, scambiando il suo mandato presidenziale per una forma di monarchia di cui lui stesso è il sovrano assoluto.

A ricordargli che non è così ci ha pensato un giudice federale, irritato dall’invito a testimoniare dell’ex consigliere presidenziale Don McGahn, negato dalla Casa Bianca. Il giudice è sbottato, esibendosi in una clamorosa bacchettata pubblica in cui ha precisato che “I presidenti non sono sovrani, e questa non è una monarchia ma una repubblica”.

Una frase che è sembrata un invito agli analisti politici, che hanno rimesso in discussione i quasi quattro anni di presidenza giungendo alla conclusione che Trump ha sempre giocato facendosi beffa di leggi, regole e campi di competenze proprie del mandato presidenziale. Un affondo che diventa ancora più evidente in queste settimane, quando tutte le storpiature di Trump si stanno fondendo trasformandosi in una lotta epocale per le sue rivendicazioni di un potere presidenziale che pensa non abbia limiti. La battaglia per l’impeachment basata sull’Ucrainagate, gli sforzi per tenere gli americani all’oscuro del suo passato finanziario, le lunghe questioni irrisolte lasciate dal rapporto sul Russiagate del consigliere speciale Robert Mueller e la determinazione di Trump a governare come comandante incontrastato si riducono a due semplici domande: quanto potere ha un presidente? E per quanto tempo le istituzioni governative che ha incessantemente messo in discussione possono resistere alle sue pressioni senza perdere di credibilità?.

La settimana si è aperta male, con il giudice federale Ketanji Brown Jackson che ha ordinato a McGahn di testimoniare davanti alla Camera dei Rappresentanti, respingendo l’affermazione di Trump, secondo cui il suo ex funzionario era soggetto all’immunità.

Scendendo fino alle basi di ciò che la maggior parte degli americani impara a scuola, il giudice ha citato i padri fondatori James Madison e Alexander Hamilton, oltre al diplomatico francese Alexis de Tocqueville, per spiegare la natura della presidenza: “Detto molto semplicemente, la principale novità degli ultimi 250 anni di storia americana è che i presidenti non sono re. E non può mai essere messo in discussione il principio secondo cui i dipendenti della Casa Bianca lavorano per il popolo degli Stati Uniti, e prestano un giuramento per proteggere e difendere la Costituzione degli Stati Uniti”.

Nel giro di poco, il Dipartimento di giustizia ha ribadito l’intenzione di appellarsi alla sentenza, il che può avere profonde implicazioni sull’inchiesta per l’impeachment, dato che Trump ha emesso un ordine preciso che impedisce ai funzionari dell’amministrazione di testimoniare, appellandosi ad una pretestuosa immunità presidenziale.

Pochi minuti dopo, Trump ha ottenuto piccola e parziale vittoria: la Corte Suprema ha bloccato la richiesta dei suoi documenti finanziari, fortemente voluti da una commissione della Camera, per consentire ai suoi avvocati di presentare una memoria difensiva. Un’altra battaglia considerata molto pericolosa, che potrebbe creare l’ennesimo precedente sulla natura del potere presidenziale, che può rifiutare la richiesta del Congresso di documenti finanziari, in barba al dovere imposto ai normali cittadini americani.

Ma è in corso un altro fronte legale e istituzionale molto delicato, che questa volta ha come protagonista la scelta di Trump di difendere il Navy SEAL Eddie Gallagher, accusato di aver posato con il cadavere di un combattente dell’Isis, una vicenda culminata con il licenziamento del segretario della Marina Richard Spencer. Per molti, il Pentagono ha chinato la testa lasciandosi calpestare da Trump, negando di colpo tradizioni, regole, moralità e decoro, termini che “significano poco per il Presidente”. È esattamente lo stesso principio di abuso di potere applicato da Trump con i diplomatici statunitensi a cui è stato chiesto uno sforzo supplementare per piegare l’Ucraina al suo disegno politico.

In entrambi i casi, Trump ha usato la propria autorità pensando alla sua campagna per la rielezione, piuttosto che con l’idea di salvaguardare gli interessi statunitensi. Nel caso dell’ex Navy Seal ha ignorato totalmente la giustizia militare, mentre in Ucraina ha costruito un canale parallelo di diplomazia per ottenere l’aiuto di una potenza straniera in spregio alle corsie preferenziali del Dipartimento di Stato.

L’intero mandato di Trump potrebbe essere visto come una lotta tra le regole e i costumi che governano la presidenza e i suoi tentativi di allungare o eliminarne i confini. Nel tempo, questo ha portato ad una tensione costante tra il governo, i tribunali e il Congresso, soprattutto perché la Camera ha cercato di onorare la propria funzione di controllo e indagine.

Non c’è dubbio che Trump, in qualità di comandante in capo, ha il potere di cambiare i destini di Gallagher e di perdonare altri due soldati accusati di crimini di guerra, come ha fatto la settimana scorsa. Ma la sua azione serve all’immagine dell’esercito, alla reputazione dei militari e alla figura della nazione come terra di leggi e onore militare?

Ma Trump ha un forte istinto politico: sa bene che sostenere i militari è raramente una cattiva idea di fronte al Paese. In questo modo, furbescamente, toglie terra sotto i piedi alle voci critiche, che rischiano di essere accusate di preferire un terrorista morto ad un eroe di guerra americano pluridecorato. Eppure tra gli alti ufficiali militari del Pentagono c’è sgomento per l’azione di Trump, vista come una minaccia per l’intero codice della giustizia militare.

“Non va perso di vista il punto centrale della questione - ha commentato Ray Mabus, ex segretario della Marina dell’amministrazione Obama - niente di tutto questo sarebbe successo, se il presidente non si fosse inserito in modo inappropriato, al punto da minare la giustizia militare e ridicolizzare gli uomini che servono il Paese senza bisogno di macchiarsi di crimini di guerra”.

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